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Palermo e l'ansia da cessione
Serve passione, ma per la squadra


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Rumors diversi ogni giorno, i tifosi temono nuove scottature e "dimenticano" la corsa per la serie A.

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PALERMO - Il tormentone è ripartito, la febbre è tornata a salire e la pazienza ricomincia a venire meno. Senza una ragione valida, tra l'altro. La cessione del Palermo calcio torna a essere argomento centrale nelle discussioni tra i comuni cittadini, non necessariamente veri tifosi della formazione rosanero. Formazione che, tra le altre cose, mentre i suddetti tifosi finiscono di smaltire le grandi mangiate di Pasqua e Pasquetta, preparerà un'altra finale di campionato, il match di lunedì sera al "Renzo Barbera" contro il Padova. Ma di questo, obiettivamente, sembra quasi non ricordarsi nessuno. Cessione, sempre cessione, fortissimamente cessione. Non si parla di altro, nei bar come negli uffici, nelle chiacchierate tra padre e figlio così come dal salumiere. E anche chi vi scrive, da qualche giorno a questa parte, non fa altro che sentirsi porre la stessa domanda, ovunque si trovi e chiunque sia l'interlocutore: "Allora sto Palermo lo abbiamo venduto?"

Già, "lo abbiamo". Perchè il Palermo lo stiamo vendendo un po' tutti noi, il Palermo appartiene ai palermitani o comunque a quelli che soffrono veramente nel vedere una società indebitata e gestita alla Carlona da sedicenti uomini d'affari italiani e non, e che magari sperano di rivedere la squadra in serie A, in quella categoria che merita di ritrovare Palermo tra le proprie fila e che gli stessi rosa meritano, proprio per mettersi definitivamente alle spalle lo scempio degli ultimi anni. Ma la sensazione che questa cessione sia diventato quasi un affare di Stato lo si avverte proprio dallo stato d'animo del palermitano medio. Se arrivano spifferi riguardanti la chiusura della trattativa (in questo caso con York Capital, ma è successo anche con Baccaglini, Cascio, Ponte, Follieri e persino con gli inglesi) scatta un entusiasmo degno di un gol in una finale dei Mondiali. Se la firma "slitta", si riparte col pessimismo cosmico e tornano gli spettri di un'altra fregatura.

Ma come ha giustamente ribadito fino alle scorse ore anche Rino Foschi, non si può parlare di slittamenti. Si parla di trattative, tra due parti che vogliono vederci il più chiaro possibile proprio in base agli ultimi avvenimenti. Il caso Sport Capital Group ha bruciato un po' tutti, sia chi deve vendere che chi vuole comprare. Il Palermo non vuole più ricevere fregature da sedicenti compratori che millantano ricchezze di cui non dispongono o che non vogliono investire. Ma anche chi compra vuole capire quali sono le condizioni di una società presa e poi appallottata e gettata nel cestino da chi ha provato a fare affaracci nel buon nome di una delle società più importanti del calcio italiano nel nuovo millennio. Alla base di tutto c'è un solo concetto, quello di serietà. Da una parte Rino Foschi e Daniela De Angeli, impegnati a restituire dignità e lustro al Palermo. Dall'altra parte York Capital, che vuole investire su una realtà che in prospettiva può dare soddisfazioni.

Allora smettiamola di parlare di scadenze, di un giorno che può essere quello giusto. Smettiamola di creare aspettative e speranze per un popolo come quello palermitano, che in più di un'occasione è rimasto scottato per la grande attesa dell'arrivo di quel "principe rosanero" a cui fece riferimento Dario Mirri al momento dell'annuncio della sua operazione per "salvare" il Palermo calcio. Informiamo bene ma soprattutto informiamoci bene, lo merita la gente che weekend dopo weekend soffre per la sorte della squadra e che sogna di vivere altri giorni felici come quelli della prima parte dell'era Zamparini. E lo meritano anche i ragazzi che indossano maglia e pantaloncini e che con garanzie più o meno vacillanti scendono in campo per difendere questi colori e per riportarli dove è giusto che si collochino, ovvero in serie A. Sta arrivando un altro weekend, quello di Pasqua: evitiamo un altro genere di "passione" e tiriamo fuori quella per i colori rosanero, che lunedì si gioca un'altra battaglia.

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