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La cessione come la tela di Penelope
A che gioco stiamo giocando?


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Monta di nuovo il caos in viale del Fante dopo le ultime dichiarazioni di Rino Foschi.

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PALERMO - Tutto, o quasi, in ventiquattro ore. In casa Palermo calcio continua il tira e molla relativo al futuro societario, che sembra andare totalmente a braccetto con le questioni di squadra e con quella caccia alla serie A che, di fatto, toglierebbe ogni scoria negativa dal punto di vista finanziario. Vincere il campionato, arrivare secondi oppure uscire indenni dalla pazza lotteria dei playoff: tre strade per uscire da trionfatori e soprattutto per sopravvivere a un destino che, in caso contrario, porterebbe quasi con certezza a dover ripartire da capo, senza una reale speranza. Eppure nella giornata di ieri qualcosa di buono sembrava essere venuto fuori, grazie alle voci che vorrebbero ormai York Capital con le mani sul Palermo. E con l'uscita delle prime indiscrezioni sulle cifre, la cosa sembrava a dir poco concreta: azzeramento totale dei debiti senza fare affidamento ai crediti che il club di viale del Fante vanta, una ulteriore immissione di denaro per rinfoltire le casse e la certezza di non avere più problemi nel pagamento di stipendi, quote di iscrizione e quant'altro.

Sembrava tutto molto bello, forse troppo, finchè non è ripartito il valzer delle smentite e dei silenzi interrotti per restituire al popolo palermitano ansia e mancanza di serenità, sentimenti tipici di chi sente che il terreno sotto ai propri piedi potrebbe cedere da un momento all'altro. Ci pensa Rino Foschi a portare via la suddetta serenità ai tifosi rosanero. Non c'è nessuna trattativa con York Capital a detta del presidente ad honorem del Palermo, il quale fa sapere che le trattative in corso riguardano per il momento solo interlocutori italiani. Dunque niente affari da sbrigare con il ricchissimo gruppo americano dal budget a dieci zeri, solo chiacchiere che sono state portate alla luce, forse per ringalluzzire un ambiente già caricato a sufficienza dalla bella vittoria ottenuta contro il Verona lunedì scorso. Eppure lo stesso Foschi, al momento in cui i rumors su York Capital sono stati riproposti, aveva detto di "non voler parlare per scaramanzia".

Dunque, nel giro di 24 ore, il principale esponente del club di viale del Fante passa dal volersi trincerare in un silenzio che però sapeva di conferma, al negare in maniera ferma la possibilità di vedere un Palermo "made in USA", almeno sul piano della proprietà del club. Viene da sè, a questo punto, porre una domanda a chiunque stia muovendo i fili di quella che sembra essere una riproposizione moderna della tela di Penelope di omerica memoria: a che gioco stiamo giocando? Il fatto di far serpeggiare nell'aria nuove voci che vengono puntualmente smentite o comunque non commentate "per scaramanzia" o per altre motivazioni a noi oscure, aggiunge ulteriore thrilling (se già non bastasse il senso di sgomento provato negli ultimi 6 mesi) a una vicenda che rischia di diventare grottesca, con soggetti che da fuori Palermo si preparano già a grasse risate. Serve chiarezza e serve al più presto, anche perchè il tempo stringe.

E visto che non ci siamo fatti mancare nel frattempo la formulazione di tesi a sostegno dell'ultima uscita pubblica del presidente Foschi, così come altre ipotesi che invece la osteggiano, questa chiarezza va fatta, oltre che in tempi non troppo lunghi, anche con modi e toni che siano portatori di certezze, una volta e per tutte, per il popolo palermitano.

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