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Quel valzer di poltrone
che mina la credibilità rosa


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Allenatori, dirigenti, potenziali acquirenti. Gli ultimi anni della gestione Zamparini senza un progetto.


PALERMO - L'ennesimo atto di una fase sempre più caotica ed enigmatica. Il Palermo calcio saluta Giovanni Giammarva, il quale dopo nemmeno un anno dal suo arrivo alla presidenza lascia il sodalizio di viale del Fante per tornare alla sua attività di commercialista. È l'ennesimo dirigente che lascia il club rosanero dopo aver fatto qualcosa che va al di là dei propri meriti sul campo, della propria eloquenza o dell'impegno profuso nel proprio ambito di competenza. Giovanni Giammarva ha saputo conquistare la stima dei tifosi del Palermo, o comunque ha fatto sì che la gente si fidasse di lui, con i suoi modi garbati ma soprattutto con la capacità di dimostrare vicinanza alla squadra, sia nel contatto diretto che nelle azioni effettuate nelle aule di tribunale o più semplicemente nelle poche dichiarazioni rilasciate alla stampa. Sono sicuramente stati dieci mesi intensi per lui, una figura che mancherà al Palermo e alla sua gente.

Le dimissioni dell'ormai ex presidente del Palermo sono un fulmine a ciel sereno che arriva anche nel momento meno opportuno, visto che il club proprio in questi giorni si gioca le residue chances di ottenere un po' di giustizia nelle aule di giustizia sportiva, casi che proprio Giammarva ha gestito in prima persona e con la competenza e la passione degna di un primo dirigente e tifoso palermitano. Il ricorso in appello nel caso relativo a Parma-Spezia, e il nuovo ricorso effettuato al Collegio di Giustizia dello Sport del CONI per quanto riguarda il Far West della gara con il Frosinone avrebbero potuto essere i due capolavori di Giammarva. Invece, anche per colpa di una giustizia che ancora una volta volge lo sguardo dall'altra parte, resteranno solo due azioni che l’ex presidente ha provato a portare avanti ma che non hanno avuto riscontro in termini concreti. Il tutto fermo restando il sostegno dei tifosi che, dopo tanti anni in cui è sembrato che poco o nulla importasse della gente ai vertici del Palermo, si sono finalmente sentiti rappresentati da "uno di loro".

Ma non c’è solo l'addio di Giammarva nell’ultimo scorcio di storia rosanero. La gestione schizofrenica e priva di un progetto del patron Maurizio Zamparini affonda le sue radici già anni fa. C'è chi sostiene - e con ottime ragioni - che "l'inizio della fine" sia avvenuto all'indomani della finale di coppa Italia del 2011, ma la condotta contraddittoria da parte dell’imprenditore friulano hanno toccato l'apice negli ultimi due anni. Da quella trattativa rivelatasi solo mediatica con Paul Baccaglini, a quella con l’italiamericano Frank Cascio, passando per annunci di interesse a vendere ad anonimi potenziali acquirenti di una società che nei fatti è rimasta impantanata nelle mani di Zamparini. Atteggiamenti che non hanno fatto altro che incrinare ancora di più il rapporto tra la proprietà e la tifoseria. Palermo vive una situazione in cui l'incertezza, la mancanza di progetto e di obiettivi ha irritato chi invece aveva bisogno di certezze e di qualcosa in cui sperare. La cessione del Palermo è il grande nervo scoperto nei rapporti tra Zamparini e la piazza. Solo annunci sbandierati negli ultimi anni, tra italo-americani e svizzeri, tra arabi e perfino cinesi. Ma alla fine, il Palermo resta ancora nelle mani di un patron indesiderato e incapace di dare sicurezza alla sua tifoseria.

Il Palermo resta di Maurizio Zamparini e della sua gestione “improvvisata”. Le porte girevoli da cui tradizionalmente sono entrati e usciti gli allenatori alle dipendenze del patron rosanero hanno allargato negli anni la loro platea anche a dirigenti, membri del cda e acquirenti, in una pazza girandola di nomi che non ha fatto altro che minare la credibilità di una proprietà e di un club il cui futuro è accerchiato da una fitta coltre di fumo.

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