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Nibali punta forte sul Tour:
"Sto bene, ma niente previsioni"


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Buone sensazioni per il messinese, vincitore nel 2014.

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PALERMO - Vincenzo Nibali punta senza mezzi termini a fare bene alla prossima edizione del Tour de France. Lo Squalo dello Stretto, il cui nome compare fieri nell'albo d'oro della Grande Boucle, sostiene alla vigilia della partenza di essere in una buona condizione e di poter fare cose importanti nella corsa a tappe che assegna la maglia gialla. Anche perchè le sue condizioni fisiche sembrano essere finalmente buone, dopo un po' di fatica fatta verso la fine della primavera: "Arrivo qui nella condizione che desideravo. In montagna, al Passo San Pellegrino, abbiamo lavorato molto bene, il meteo ci è stato amico e ci ha permesso di fare quel lavoro di qualità che mi serviva per trovare una buona condizione. Ma non sono solo: noi della Bahrain Merida abbiamo un'ottima squadra, siamo tutti preparati, siamo forti in tutti i settori".

Non si può fare una grande corsa a tappe senza un buon aiuto da parte della squadra. Lo sa bene Nibali che il Tour de France lo ha vinto quattro anni fa grazie anche al contributo dei compagni di squadra ai tempi dell'Astana, ma allo stesso tempo è necessario fare delle valutazioni giorno dopo giorno e settimana dopo settimana per riuscire ad ottenere il miglior risultato possibile: "Una grande corsa a tappe va divisa settimana per settimana: nella prima bisogna stare attenti alle trappole e poi si tira un primo bilancio, quindi arrivano le montagne e nella terza si corre all'attacco o in difesa a seconda della posizione e delle energie. Quindi è impossibile in questo momento anticipare le mosse. Come mi considerano in gruppo? Nel 2014 pochi credevano in me, ora è diverso, tutti sanno chi sono, mi considerano e sanno che quando è in corsa, Vincenzo può orientare la corsa anche se non vince".

Parole al vetriolo, invece, sono quelle che Nibali spende per il caso Froome: "Il motivo per cui è stato assolto non è chiaro a tutti, nessuno di noi ha potuto leggere le carte. Personalmente ho vissuto da vicino il caso di Diego Ulissi perché abitiamo vicini ed è evidente che sono stati adottati due pesi e due misure. Due circostanze simili, una positività riscontrata per entrambi in un solo giorno e conclusioni diametralmente opposte, anche se i valori di uno erano decisamente superiori a quelli dell'altro. La sentenza non mi ha certo tolto entusiasmo, quando ho saputo della notizia ero in garage, stavo sistemando la bici, mi ha avvisato mia moglie e le ho risposto "complimenti a lui". Sapevamo che sarebbe stata una sentenza di bianco o nero, è andata così. È vero che avrei potuto avere una Vuelta in più nel palmares ma non sarebbe arrivata nel modo in cui volevo vincerla".

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