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Uno scempio condanna il Palermo
Allo "Stirpe" come in III Categoria


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Palloni in campo, atteggiamento intimidatorio e arbitro non all'altezza: tutto tranne che calcio.


PALERMO - Una serie A giocata senza di fatto giocare a calcio. Nei 90 minuti del "Benito Stirpe" c'è tutto quello che non vorreste mai vedere su un rettangolo verde delimitato da linee in gesso e spalti, caldi com'è giusto che siano. C'è una città intera che vuole rivedere la propria maglia e il proprio stendardo nuovamente nell'Olimpo dei grandi. Ma c'è anche chi dovrebbe onorare, oltre che i contratti firmati nella 'stanza dei bottoni' del club che rappresentano, anche leggi non scritte che fanno parte non solo dello sport in sè e per sè, ma anche e soprattutto della lealtà umana. E così, tra topiche arbitrali che però purtroppo possono starci e gol bellissimi e da vedere e rivedere come quello di Maiello - diamo a Cesare quel che è di Cesare - si vedono anche scene che con il calcio, anzi con lo sport, anzi ancora con la vita non hanno niente a che spartire.

Perchè è giusto sorvolare su una punizione che poi diventa un rigore e che poi torna ad essere una punizione. Ci sta di non essere sicuri di una decisione così delicata in una partita così importante. Ci sta decisamente meno il fatto di prendere questa stessa decisione, cambiarla la prima volta dopo un paio di secondi di riflessione e poi effettuare la seconda inversione di scelta, ma solo dopo essere finito al centro di un capannello di maglie della squadra che sta subendo la suddetta decisione. Nel complesso, il signor La Penna di Roma 1 ha dimostrato di non essere per nulla adeguato ad un match di questo valore, reso ancor più pepato e caricato a livello ambientale da situazioni poco legate al calcio, come le dichiarazioni di Nestorovski senz'altro genuine, ma forse troppo forzate. Tra cartellini dati con troppo zelo e non dati dopo aver messo da parte la severità dei primi minuti, tra una gestione del recupero da rivedere e persino una partita non fatta terminare per l'invasione di campo. Insomma, se ne sono viste di tutti i colori.

E a proposito di quello che si è visto, per la prima volta nella propria vita chi vi scrive ha visto un giocatore lanciare dalla propria panchina un pallone a centrocampo, per far perdere tempo, innervosire, confondere i propri avversari. Scene di una meschinità e di un tale livello di scempio da far perdere di vista tutto ciò che di più bello possa esistere in una partita di calcio e in una lotta - nel caso di Palermo e Frosinone - per la gloria calcistica. Questa sera, allo "Stirpe" abbiamo visto gente scalciare, simulare, mettersi faccia a faccia con avversari e soprattutto arbitro, al punto probabilmente anche da minacciare tanto gli uni, quanto l'altro. Per il momento la formazione gialloblu - non si sa quanto meritatamente - si gode una promozione che era sfumata all'ultima giornata in forma diretta, e che arriva dopo una battaglia durata 180 minuti.

Il calcio anche questa sera perde un'altra battaglia contro i furbi, contro chi preferisce aggirare regole scritte e non scritte piuttosto che giocarsela con le stesse armi degli avversari. Per il Palermo non è ancora dato sapere cosa accadrà a partire da domani, sul fronte tecnico e soprattutto su quello societario. Ma quel che è certo è che difficilmente una pagina come quella scritta questa sera al "Benito Stirpe" verrà cancellata velocemente.

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