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Acireale, che caos: si dimette Drago
Scontro con le forze politiche locali


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Acceso botta e risposta tra l’ormai ex presidente acese ed il sindaco Roberto Barbagallo: “C’è incompatibilità d’intenti”.

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ACIREALE (CATANIA) - Sono passati dieci mesi dalle dimissioni di D'Amico dalla carica di massimo dirigente dell'Acireale. I granata erano in lotta per difendere il secondo posto e i playoff in Eccellenza. In dieci mesi, l'Acireale ha cambiato presidente due volte. Che si apprestano a diventare tre, con quattro massimi dirigenti succedutesi. Praticamente, cinque presidenti in dieci mesi, uno ogni due mesi. Se non è un record, poco ci manca. Dunque, D'Amico si dimette ad aprile, a maggio subentra il gruppo messinese guidato da Stracuzzi che, però, già a settembre rinuncia, lasciando la guida della società a una subentrante cordata guidata dall'imprenditore catanese Pulvirenti. Pulvirenti dura fino a novembre, quando grossi (pare) guai giudiziari portano alla confisca da parte della Finanza dei suoi conti correnti, compresi quelli da cui pagava gli stipendi a tecnici e giocatori. La società si riorganizza, subentrano nuove forze, a guidare il club adesso sono tre cordate distinte, della quale fanno parte anche i messinesi che a maggio rilevarono la società sotto la guida di Stracuzzi (e che hanno pagato la fidejussione per il ripescaggio in serie D). Il ruolo di presidente viene affidato all'avvocato esperto di diritto bancario Drago, con l'obiettivo dichiarato di risanare i conti, e salvare la categoria.

Ma lo scorso mese i messinesi si tirano indietro, e ieri arriva l'ennesima dimissione, quella di Drago dalla carica di presidente: “A due mesi dal mio insediamento, intendo presentare le mie dimissioni da presidente – spiega Drago –. A seguito, infatti, della riunione tenutasi in data odierna con gli altri soci, è emersa un’incompatibilità di intenti, da parte mia, soprattutto con le forze politiche della città, a proseguire nel sodalizio. Rivolgo un caloroso saluto ai tifosi e ringrazio tutto lo staff e i Calciatori per la collaborazione e la fiducia dimostratemi. Auguro all’Acireale Calcio ogni bene sportivo”.

A breve giro di posta arriva la replica immediata del sindaco Roberto Barbagallo: “L’intento delle forze politiche, dei cittadini e dei tifosi è unico e uno solo: avere una società sana, trasparente e che rappresenti il buon nome della Città – si legge nel comunicato diffuso dal primo cittadino –. Evidentemente gli intenti del presidente Drago erano altri e magari un giorno li capiremo. Sappiamo solo che ogni qualvolta l’assemblea dei soci stabiliva un percorso da seguire, questo veniva bruscamente interrotto dopo poche ore da atti amministrativi che continuavano ad appesantire la gestione della società. Forse il presidente Drago non aveva potere decisionale? La politica non può e non deve sostituirsi alla società, può solo aiutare chi cerca di fare sport in questa città e lo ha fatto e lo fa con chiarezza e trasparenza. Dall’arrivo del presidente Drago, certamente non voluto e non richiesto dalla politica, sono mancati atti chiari e trasparenti. La politica in queste circostanze ha fatto più di ciò che dovrebbe essere deputata a fare. Andiamo avanti, perché si deve salvare la categoria e occorre, soprattutto, trovare la stabilità societaria per il futuro. Acireale merita persone che amino”.

Controreplica di Drago: “Quale Presidente uscente, ai sensi di legge, formalizzerò le mie dimissioni e convocherò l'assemblea dei soci, di cui ancora faccio parte, per la ratifica delle rassegnande mie dimissioni e per la nomina del nuovo direttivo - scrive il presidente dimissionario - Nelle more della data di fissazione della suddetta convocazione, che sarà resa nota nei prossimi giorni, unico legittimato a prendere iniziative inerenti l'ordinaria amministrazione e a gestire le comunicazioni ufficiali, è il Sindaco di Acireale Roberto Barbagallo”.

In attesa della contro-controreplica di Barbagallo, città e tifoseria insorgono, in subbuglio, stanche di questa situazione che sta oltrepassando il livello del paradossale per sconfinare tragicamente nel ridicolo. Il sospetto che gira in città, è che dietro l'ennesima querelle societaria ci sia la longa manus della politica, che, con le elezioni nazionali alle porte (si vota il 4 marzo), cerca di agguantare ancora una volta la massima espressione calcistica, e sportiva, della città, per farne un bacino di voti elettorali.

Il giochetto, però stavolta potrebbe non funzionare. La tifoseria e la città sono stanche, e chiedono solo una cosa: rispetto, prima ancora che per i colori granata, per la piazza, affamata e assetata di calcio vero, e che viene sistematicamente illusa e disillusa ogni due mesi. E che comincia a chiedersi se non si davvero il caso di fermare la giostra, il circo, con tutti i suoi elefanti e pagliacci, per poter ricominciare dacapo. Ma seriamente, stavolta.

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