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patron sotto inchiesta

Debiti ad hoc verso soci fittizi
Così Zampa sottraeva soldi al club?


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La procura indaga su operazioni fittizie nel capitale sociale a vantaggio di Zamparini.

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PALERMO – Debiti verso soci finanziatori fittizi che nella realtà dei fatti avrebbero consentito a Maurizio Zamparini di sottrarre al Palermo diversi milioni di euro e di intascarli sotto forma di rimborsi. È quanto si legge su “Repubblica” nella sua edizione odierna. Si indaga anche su questo fronte nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla procura di Palermo, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvatore De Luca, sulla quale lavorano da diverse settimane i magistrati del dipartimento che si occupa di criminalità economica Francesca Dessì, Andrea Fusco e Dario Scaletta. Fra le carte sequestrate nel corso della perquisizione del 7 luglio e quelle acquisite il 27 luglio l’attenzione degli inquirenti in questo momento è concentrata tutta sugli avvenimenti del 2014, a cominciare dalla riduzione del capitale sociale del club rosanero, provvedimento preso il 21 gennaio del 2014 che ha ridotto la somma interamente versata da 25 milioni a 13,5 milioni di euro, fino ai rimborsi verso “altri soci finanziatori” che ha portato il Palermo proprio in quell’anno ad accumulare solo per questa voce 16.194.441 di euro di debiti. La domanda che si fanno gli inquirenti è: chi saranno mai questi “altri soci finanziatori”, come si legge sui bilanci sotto la lente d’ingrandimento del nucleo della polizia tributaria, visto che l’intero pacchetto di proprietà del club rosanero nel periodo in questione è tutto riconducibile a Zamparini?

Fino al 2013 la proprietà del Palermo era suddivisa fra Gasda, la società della famiglia Zamparini il cui acronimo mette insieme i nomi dei figli del patron Greta, Andrea, Silvana, Diego e Armando che aveva la maggioranza delle azioni, e lo stesso patron che per sé teneva solo una piccola parte. Un metodo adottato spesso dalle società per evitare che figuri un unico proprietario. Dal 2014 in poi, invece, i rapporti di forza sono stati ribaltati mantenendo però le stesse proporzioni: la maggioranza è passata quasi tutta a Maurizio Zamparini con la Gasda che ha tenuto una piccola parte di azioni, si legge su Repubblica. Il 2014, inoltre, è l’anno del passaggio di proprietà del marchio alla MePal per un totale di 17 milioni di euro, passaggio questo che resta il filone principale dell’inchiesta. Un’ottimizzazione di bilancio, come la chiama Zamparini, alla quale la società rosanero è ricorsa per ripianare, insieme alla riduzione del capitale sociale, per coprire i 27 milioni di euro di passivo del bilancio di quella stagione. Il sospetto di chi indaga è che in realtà quei debiti siano stati fatti ad hoc per sottrarre fondi alla società: nel 2014 se il Palermo non avesse fatto ricorso a quegli artifici contabili, dopo avere chiuso l’esercizio precedente con 19,4 milioni di euro di passivo e quello di quell’anno in rosso per 27,7 milioni di euro, il patrimonio del club avrebbe corso il rischio di essere azzerato del tutto. Se fosse accaduto, Zamparini avrebbe dovuto rifinanziare la società per 14 milioni di euro, oppure mettere in liquidazione il club.

Sei le ipotesi di reato contestate dalla procura: appropriazione indebita, riciclaggio, impiego di proventi di provenienza illecita, autoriciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e falso in bilancio aggravato dalla transnazionalità. Sono otto in tutto gli indagati, con Maurizio Zamparini anche il figlio Diego Paolo, il presidente del collegio sindacale del club rosanero Anastasio Morosi, la segretaria di Zamparini Alessandra Bonometti, Domenico Scarfò, Rossano Ruggeri, il presidente e il consigliere delegato di Alyssa, la società riconducibile a Zamparini che ha acquistato la MePal e il marchio rosanero, il belga Luc Braun e il lussemburghese Jean Marie Poos.

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