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caos palermo

Closing, o per meglio dire: losing
La sconfitta di tutti, città in primis


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Una disfatta collettiva: perdono Zamparini, Baccaglini, tifosi, imprenditoria e politica.


PALERMO - Closing, anzi losing. Ovvero, perdente. L'assenza di una c che segna un solco netto tra quel che poteva essere e quel che è stato. Anzi, quel che è sempre stato. Al netto di ruoli di facciata assegnati e sottratti in un centinaio di giorni. Una storia che non esiste più, pur non smettendo di prendersi gioco di se stessa per ragioni di (in)opportunità economica. Inseguita a ogni costo. Per cinico interesse personale, per tirannica ragione d'azienda, per progressiva dispersione di capitale, per disperazione mascherata da inattendibile entusiasmo. Il loser per antonomasia è Maurizio Zamparini. Monarca superato dalla storia, da errori macroscopici, dalla crisi, dal cambio di passo della finanza del calcio e da cascate di sadico autolesionismo: rimasto proprietario della sconfinata vastità di nulla cosmico qual è, allo stato attuale, il Palermo calcio.

Zamparini re del niente che si è costruito intorno. Repubblichino accecato dalla paura di perdere un potere di facciata (e da preoccupanti smanie di protagonismo) destituito dal suo stesso ideologo. Scacco matto senza ritorno alla propria credibilità: di imprenditore, di appassionato di calcio, di professionista della trattativa. Il fenomeno del mangiallenatori, del vulcano pronto a esplodere, delle incoerenze tra detto e fatto (ma anche tra detto e detto, poi smentito, ridetto e nuovamente confutato) si è fatto tedioso fenomeno da baraccone che non interessa più nessuno, salottieri del circo mediatico esclusi. Un Mazzarrò verghiano applicato al calcio al grido di "Roba mia, vientene con me!".

Il Palermo, per carità, è cosa sua. La passione per i colori rosanero, no. Senza ledere le finanze di nessuno, Zamparini sarà ancora libero di cercare i Mesto-rovski nelle periferie del calcio europeo, magari continuando a pagare mediazioni e parcelle a prezzo più alto dei cartellini delle tante "pippe" di caressiana definizione parcheggiate nelle autorimesse degli aspiranti yesmen, pardon allenatori, obbligati a ricavare talento (da tramutare in ricavato) da sbarbati privi di grazia ed eleganza (sportiva, naturalmente) per sopravvivere al quotidiano tentativo di anatema padronale. Spazio, dunque, a romeni, ungheresi, croati, bulgari e compagnia cantante: per smentire pretestuose teorie xenofobe, va detto che i palermitani sarebbero ben lieti di accogliere giocatori con la classe di Hagi, Puskás, Boban e Stoičkov, giusto per citare gli idoli calcistici dei suddetti Paesi. È una questione di qualità, non di provenienza.

Nel calderone dei losers finisce, per questioni di forza maggiore, anche Paul Baccaglini. Azzardato, ingeneroso e, a volerla dire tutta, irrispettoso, il paragone avanzato da qualcuno rispetto alla figura di Giovanni Sucato, il "mago dei soldi" che illuse una Palermo ingenua e devastata dalla crisi (tema perennemente d'attualità) all'inizio degli anni '90. Certamente la Iena Paul ha avuto il torto di metterci la faccia, a suon di dirette e incontri istituzionali, e di lasciare per sé il contenuto, trincerandosi dietro termini come "asset class", "crowdfunding" e "due diligence" buoni certamente per fare scruscio ma fini a se stessi quando non sostenuti dalla sostanza dei fatti. Sino a prova contraria e sino all'eventuale illustrazione di un piano basato su fondamenta di solida natura economica che avrebbe potuto fare le fortune del Palermo e, da quel poco che è trapelato, di Palermo. Una mossa, questa, che smaschererebbe definitivamente Zamparini. Silenzi o supercazzole 2.0, al contrario, puzzerebbero di inadeguatezza o, ancor peggio, di complicità.

Ma la vera grande sconfitta, forse l'unica, è la città di Palermo. Che si ritrova in serie B, senza identità sportiva, con una squadra governata da un proprietario strafottente e con l'ennesimo sogno strappato davanti agli occhi a pochi metri dal rettilineo finale. Costretta a raccogliere i cocci dopo essere stata, come da costume, furente nella protesta e annichilita dall'incapacità nella proposta. Zamparini potrà anche essere il peggiore dei mali, ma mentre tramutava la favola in film horror l'imprenditoria locale continuava a sonnecchiare. La politica lasciava fare e la cittadinanza non sapeva produrre lo straccio di un piano alternativo. Di Limited (altro termine in voga in questa primavera carica di illusioni), che in italiano vuol dire limitato, in tutta questa vicenda c'è soprattutto il determinato proposito, squisitamente palermitano, di fidarsi, affidarsi e diffidare. Con il seguito di faide, dietrologie e propositi vagamente eversivi. Proprio come nei baccagli dell'opera dei pupi. Nel caso di vicende strettamente legate al pallone, e quindi di secondo piano rispetto a problematiche ben più complesse, baccaglini. Ma non la Iena, certamente destinato ad andare oltre questa vicenda insieme alla bella Thais. Bensì quelli di una città che non ha saputo proteggere l'ultimo cavallo vincente. E in men che non si dica, tornato a mordere la terra. Perdente. Losing. Senza la c.

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