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Foschi: “Sento sempre Zamparini
Closing? Pensavo fosse cosa seria”


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L’ex direttore sportivo del Palermo è tornato a parlare del suo rapporto col patron e sulla trattativa con Paul Baccaglini.

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PALERMO – Rino Foschi non chiude la porta ad un possibile ritorno al Palermo. Intervenuto nel corso della trasmissione radiofonica “XL” di Trm, l’ex direttore sportivo rosanero lascia intendere che qualche possibilità di lavorare nuovamente al fianco di Zamparini potrebbe anche esserci: “Il passato del Palermo è stato bellissimo. Io e Zamparini facemmo il travaso dal Venezia a Palermo e andò benissimo. Però a me piace parlare del presente e non del passato, altrimenti mi viene la nostalgia – ha dichiarato Foschi –. Ritornare nuovamente al Palermo? Zamparini lo sa bene, però quando uno è impegnato con altre società non mi sembra corretto parlarne. Sapete bene che siamo in contatto, l’anno scorso sono stato messo anche sotto contratto. Poi lì a Palermo le cose non potevano andare avanti, c’erano terze persone. Se mi chiedete se verrò a Palermo qualora dovesse rimanere Zamparini mi mettete in difficoltà. Sono solo ipotesi su ipotesi ed io ho altri dieci giorni di contratto col Cesena e per adesso sto lavorando col Cesena”.

Il dirigente forlivese ha parlato anche del suo addio al Palermo nell’ultima disastrosa stagione, ammettendo che le condizioni di salute attraverso le quali aveva giustificato la sua partenza fosse in effetti delle scuse: “L’anno prima (2015-16, ndr) il Palermo si era salvato l’ultima domenica di campionato. Il presidente e io eravamo d’accordo che ci saremmo legati ufficialmente nell’estate del 2016. Quando sono arrivato, però, ho trovato delle persone tra i piedi. Avrei voluto lavorare a senso unico come si lavorava una volta e, invece, mi sono ritrovato di fronte mille ostacoli. Proponevo un nome e poi uno me lo bocciava o l’altro si opponeva. C’erano troppe persone, non era più una cosa seria, non era più lavoro: ho deciso che fosse meglio fermarsi e non andare avanti. I consulenti erano sia slavi che italiani, c’era di tutto. Ognuno è padrone di fare ciò che vuole, ma anche io sono padrone di lavorare come voglio. Io poi non ho più l’età di portare la borsa ad altre persone. Perché ho detto che stavo male? Perché era una cosa stranissima. Ero venuto a Palermo a luglio e mi ero messo subito a lavorare, ho venduto Vazquez e ho cercato di fare un certo lavoro al fianco di Zamparini. Sapevo che in giro c’erano altre persone che facevano altri discorsi e parlavano di altri calciatori. Se tutti stavano al proprio posto, io facevo finta di niente, ma a un certo punto mi sono accorto che le cose non potevano andare avanti in questo modo, tant’è che il giorno dopo che me ne sono andato, in Austria arrivò Curkovic. Mi ero dimesso alle 10 di una mattina e l’indomani già c’erano questi consiglieri slavi, italiani, eccetera. Di tutto. Aspettavano che io me ne andassi, parliamoci chiaro”.

Nella sua lunga chiacchierata, non poteva mancare un accenno alla vicenda legata al closing: “Io non ci ho capito niente, ho parlato col presidente più di una volta, ci sentiamo ancora ogni tanto – ha proseguito Rino Foschi –. Mi ha detto che era molto avanti con questa trattativa e che purtroppo lui a Palermo aveva fatto il suo tempo e che era contestato. Poi seguo la vicenda dai giornali e vedo cosa dice Baccaglini, cosa dice Zamparini, eccetera. Vedo che Baccaglini è un tipo sicuro ed è tranquillo a proposito del passaggio di proprietà. Zamparini ora è un po’ in difficoltà perché sono passati i giorni che dovevano passare e ora è arrivato l’ultimatum. Quindi l’idea che mi sono fatto è questa: pensavo che fosse una cosa seria. Il presidente Zamparini era contento di questo passaggio, poi non ci ho capito niente”.

E se sia giusto o sbagliato cedere il Palermo, Foschi è sicuro: “Zamparini non fa mai il suo tempo. Purtroppo a Palermo è successo qualcosa che non è andato bene. Qualcuno si è dimenticato cosa aveva fatto di buono e Zamparini è un po’ permaloso. La verità è che sono successe tante cose, si sono fatti errori anche di compravendita di giocatori e Zamparini ha ricevuto offese pesanti. Tutto è andato sul suo groppone. La società però deve venderla, non può regalarla. Zamparini vuole andar via, ma non è facile lasciare il Palermo. Palermo è la quinta città d’Italia, non parliamo di interregionale”.

“Baccaglini è un interlocutore serio? Baccaglini era quello che rappresentava questo gruppo, il fondo che doveva comprare le quote da Zamparini – ha aggiunto Foschi –. Baccaglini è stato eletto presidente in attesa che si completasse questo passaggio definitivo della società. Mi sembra che in questi mesi Baccaglini sia andato anche dal sindaco di Palermo a parlare di cose interessanti come lo stadio ed il centro sportivo. Quindi Baccaglini, da quello che mi risulta, rappresenta questo gruppo che sta o dovrebbe comprare il Palermo. Poi come uomo di calcio non lo conosco, non l’ho mai conosciuto e mi sembra che non sia un uomo di calcio. Lo ha detto lui stesso. Ho visto delle sue dichiarazioni in cui quando veniva sfiorato il mio nome per il ruolo di direttore sportivo, lui mi bocciava”.

Foschi parla anche di allenatori in ottica futuro per il Palermo: “Beh, io non sono un consigliere di Zamparini, ma un tifoso del Palermo e amico di Zamparini. Nel momento di difficoltà, gli ho detto ‘L’unica garanzia è Iachini’, ma Zamparini pensava anche a Guidolin. Gli ho detto tranquillamente che sarebbe stata una scelta logica affidarsi a Iachini. Poi non so come Iachini e Zamparini si siano lasciati”.

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