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Messina, Proto si gode la salvezza:
“Chi non lotta è uno sconfitto”


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Il numero uno del club peloritano traccia un bilancio dei primi tre mesi alla guida dei giallorossi.

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MESSINA – Ritorno alla normalità attraverso la discontinuità. Franco Proto traccia un bilancio dei primi tre mesi alla guida dell’Acr Messina. Settimane di lavoro duro, profondo ed intenso, in cui la nuova proprietà ha cercato di portare fin da subito un’aria nuova dopo il tormentato ultimo periodo dell’era Stracuzzi-Gugliotta. Il campo ha parlato chiaro, il Messina si è salvato direttamente senza dover passare dai playout, risultato imprescindibile per poter programmare un futuro più sereno ed ambizioso.

Non è stato facile, ma Proto si gode comunque il risultato scaturito dal campo non nascondendo un pizzico di rammarico per ciò che poteva essere e non è stato: “Abbiamo tenuto un profilo basso, misurato le dichiarazioni e lavorato a fari spenti, tanto che la prima gestione si era chiusa con 1,25 punti di media e la squadra in zona playout, mentre con il rendimento successivo potevamo arrivare ai playoff e senza penalizzazione li avremmo anche fatti. Abbiamo comunque lottato per qualcosa – prosegue – perché siamo combattenti nei confronti di chi ci chiede aiuto e ci dà la sua amicizia. È stato importante aver dato un segno di discontinuità, perché sapevamo che la situazione era complessa: ci siamo posti un obiettivo e l’abbiamo raggiunto, perché chi non lotta per qualcosa è uno sconfitto. Ribadisco, è stata data discontinuità rispetto a comportamenti precedenti, dando una immagine esterna positiva e penso a quando è venuto Xavier Jacobelli, uno dei più grandi giornalisti italiani, a fare un servizio parlando del Messina”.

Sotto il profilo della gestione economico-finanziaria del club, il numero uno peloritano non nasconde l’insorgere di nuovi contenziosi economici: “In tre mesi abbiamo fatto ordinaria amministrazione – spiega il presidente – prima di passare alla straordinaria. Ho sempre detto che la vittoria dei conti era una Champions League, ora posso dire che è la Coppa del mondo. Abbiamo trovato 850mila euro in più rispetto a quanto inserito nel prospetto con la vecchia proprietà, abbiamo ricevuto richieste da due direttori generali, tre segretari ed un addetto stampa, un andazzo che rispecchia un modo di fare calcio che non ci appartiene. Qui chiunque si sveglia e chiede al Messina di pagare 100mila euro. ma nonostante tutto non ci fermiamo e lavoriamo per l’obiettivo: è arrivata questa grande problematica, ognuno che era vicino alla vecchia proprietà ha mandato un accertamento ed è chiaro che la cessione non era gratis. Con l’avvocato Massimo Rizzo ci difenderemo per capire se sono tutte richieste giuste e se lo saranno vedremo di provvedere”.

Ieri il Tribunale Federale ha rigettato la richiesta di deferimento per il caso fideiussione, una decisione che Proto ha accolto con grande entusiasmo: “Abbiamo costruito un ponte che va dal malessere al benessere – continua Proto – e anche la sentenza di ieri dimostra alla città che abbiamo la credibilità per poter andare avanti. Per farlo, però, abbiamo bisogno che si comprenda la nostra modalità di agire nel rispetto dell’avversario e della legalità: in questo momento abbiamo bisogno di aiuto, come quando siamo piccoli e i genitori ci aiutano. Messina oggi è rispettata e guardata con attenzione, stiamo recuperando dignità. Il popolo messinese è fatto di gente libera e seria, non solo da quelle che vanno allo stadio”.

Proto lancia un messaggio a Lucarelli, che non ha nascosto l’ambizione di voler allenare un Messina competitivo: “E’ giusto che lui voglia alzare l’asticella, ma è anche la nostra ambizione, il fine quindi è uguale occorre capire se anche il percorso sarà condiviso. Dobbiamo lavorare sui giovani e sulle eccellenze della città – continua – e non solo per quel che riguarda i calciatori, ma anche con le società calcistiche. Dobbiamo farlo dando la spinta, come successo tanti anni fa con Scoglio e ora dobbiamo proseguire con allenatori e altro. Qui c’è qualità e va valorizzata. A Vibo mi sono divertito tantissimo, durante la settimana ho parlato con i ragazzi affinché non cedessero niente a nessuno, altrimenti la gente avrebbe capito il biscottino: l’entusiasmo è fondamentale per noi e con il mio amico Pietro Cannistrà sono tornato bambino. Non c’era solo la salvezza, ma sono contento per come la squadra ha lottato: non siamo usciti per scommesse e questa è la discontinuità, la normalità. Si vince e si perde, questo è il mio calcio”.

Il direttore generale, Lello Manfredi, torna a parlare del progetto di riqualificazione del Celeste in vista della prossima stagione, ma soprattutto di una società che è tornata a solleticare l’interesse dell’imprenditoria locale: “Un folto numero, anche importanti imprenditori, ha manifestato un insperato risveglio e tutto ciò senza appelli o ricatti di fuga e senza nascondere il sole con un dito. Oggi la forza è in un progetto che ha già riscontri positivi e nelle prossime settimane potremmo avere un sostegno economico importante. Molto passa dalla riqualificazione del Celeste, stamattina abbiamo incontrato l’assessore Pino e tutto sembra andare in questa direzione: oltre ad abbattere i costi di gestione ci permetterà di aumentare i profili. Agli sportivi non lancio un appello, ma una sfida: spero che non ci siano biglietti la domenica, ma che siano tutti abbonati. Forse è solo un sogno, ma i nostri progetti sono ambiziosi. Non promettiamo nulla, molte volte presidenti e direttori parlavano di B e poi bisognava lottare per salvarsi. Prometto sicuramente impegno e sforzi per raggiungere gli obiettivi. Il percorso è tracciato”.

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