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calcio - serie a

La rivoluzione di Baccaglini
Potrebbero rimanere in sei


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Marson, Andelkovic, Rispoli, Pezzella, Lo Faso e Nestorovski. Gli altri bocciati senza appello.


PALERMO - Una sorta di ragionamento per assurdo, dopo una stagione iniziata male e finita peggio. Eppure, in ottica futura, forse si può trovare del buono in un Palermo oramai destinato a tornare nel purgatorio cadetto. Il comunicato a firma Paul Baccaglini, se non lascia trasparire ulteriori dettagli in merito alle condizioni che dovrebbero determinare il passaggio di consegne ai vertici del club di viale del Fante con il sempre meno desiderato (per utilizzare un eufemismo) dalla piazza Maurizio Zamparini, permette comunque di fissare un concetto chiaro e risoluto: la stagione che inizierà il prossimo 1° luglio sarà quella dell'anno zero. Una rivoluzione in piena regola. E d'altronde non potrebbe essere diversamente, dopo una stagione sportivamente umiliante.

Il primo vero closing, dunque, dovrebbe essere quello con il passato. A cominciare da quello recente - ci si augura - contraddistinto dalla dubbia presenza di consiglieri e consulenti intorno ai piani altissimi della società, che hanno finito per produrre quasi esclusivamente grane. Resta da capire con quale assetto, con quali ambizioni, con quale guida tecnica e con quali giocatori si ripartirà. Dettagli di non poco conto. Sembra tutto lontano, poco attinente al presente: eppure mancano quattro mesi all'ennesimo agosto torrido che sancirà lo start della stagione 2017-2018, quella che porterà al Mondiale di Russia. Con la necessità di dovere fare tabula rasa per ricostruire quasi da zero, iniziare a ragionare sulle scelte del domani più che un mero esercizio di fantasia deve essere un dovere.

Il closing, al momento, resta un punto interrogativo accompagnato da una denominazione: YW&F Global Limited. Baccaglini ha rilanciato, garantendo di chiudere l'affare entro i tempi prestabiliti. Sino a prova contraria, merita fiducia. Anche perché rischia di avere poco senso bocciare l'operazione prima che questa prenda forma o, eventualmente, si dimostri un bluff costruito ad arte. Il tempo sarà galantuomo. Ci sono delle scadenze chiare, a cui fare appello. Il riferimento non è tanto alla data del 30 aprile, comunque da guardare con particolare attenzione, quanto all'eventuale presentazione del progetto per lo stadio alla futura amministrazione comunale (elezioni fissate per il prossimo 11 giugno, con eventuale ballottaggio due settimane più tardi) e al tipo di calciomercato che si intenderà sviluppare a cominciare dal mese di luglio. Due appuntamenti da cui si capirà molto, se non tutto.

Ma quali giocatori dell'attuale rosa potrebbero fare parte del nuovo Palermo? Ragionando di pancia e non di testa, verrebbe da dire nessuno. Eppure da una base, seppur limitatissima, si dovrà necessariamente ripartire. Quello del portiere è stato il ruolo maggiormente martoriato dagli errori fantozziani di Posavec prima e Fulignati poi. Marson rappresenta un investimento in prospettiva, a patto di affiancargli un titolare di esperienza e di qualità universalmente riconosciuta: astenersi intuizioni di zampariniana memoria, flagelli per le ambizioni di una squadra, e quindi di un club, che non può continuare a ragionare con il metodo degli investimenti a togliere facendosi beffe dei risultati sportivi, messi in secondo o terzo piano, nonché della passione dei tifosi legati al vessillo rosanero.

In difesa la stagione al limite dell'incommentabile di Goldaniga e Gonzalez impone il saluto privo di rimpianti. Bocciatura anche per Cionek e Vitiello, mentre su Rajkovic e Sunjic la valutazione è univoca, seppur per motivi diversi: bidoni. Dopo un buon inizio si è spento anche Aleesami, mentre non si è mai accesa la fiamma di Morganella, riconoscibile in campo solo per la varietà delle acconciature presentate. Pezzella è andato a corrente alternata, mentre la professionalità e l'impegno non hanno mai abbandonato Andelkovic e Rispoli. A determinate condizioni, lo sloveno e i due italiani potrebbero anche far parte di uno zoccolo da mantenere in un reparto da rifondare, come dicono i 73 gol subiti sino a questo momento e con cinque stazioni di un'infinita Via Crucis ancora da attraversare.

Su quel che è rimasto dell'idea stessa di centrocampo, nel girone di ritorno costituito da appena quattro elementi, la valutazione è impietosa. L'oggetto misterioso Bruno Henrique non ha affatto garantito quel salto di qualità tanto atteso. Inguardabile il campionato di Chochev, Gazzi e Jajalo, giusto per voler essere generosi. Infine l'attacco: ben al di sotto della sufficienza l'apporto garantito, si fa per dire, da Balogh, Embalo, Sallai, Trajkovski e Silva. Male anche Diamanti, nonostante la difficile convivenza con Zamparini. Una chance potrebbe spettare a Lo Faso, per il cuore e per l'impegno, e a Nestorovski, nonostante un torneo a corrente alternata. Non serve a nulla indugiare: il Palermo di domani va costruito già oggi. Resta solo da capire chi metterà mano al portafogli.

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