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calcio - serie a

Sotto il livello della dignità sportiva
Cronaca di una retrocessione scritta


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La pochezza di una squadra debole, neppure capace di metterci cuore, orgoglio e temperamento.


PALERMO - Uno spettacolo deprimente, se non addirittura indecoroso. Ennesima sconfitta interna, ennesima rimonta subita, solito crollo nella ripresa, consueti errori difensivi, immancabile festival del gol avversario, ulteriore occasione persa per rientrare nel discorso salvezza. Se ha ancora senso parlarne. Perché se non lotti per 90 minuti, se ai tuoi limiti tecnici abbini condizione fisica precaria e difficoltà di natura caratteriale, dovresti quantomeno seguire la strada della chiarezza e fare un discorso franco: non ci sono i presupposti per mantenere la categoria. Così da permettere ai tifosi di dedicarsi ad altro, a cominciare dalle grigliate che accompagneranno le festività pasquali. Far calare anticipatamente il sipario sarebbe, forse, l'unico modo per ridare dignità a una stagione che ha regalato solamente aspettative (puntualmente disattese) e amarezze in serie. Alla faccia degli uomini che dovevano dare tutto sino alla fine. Al "Barbera" li stanno ancora cercando.

Basta così. Chissà quanti litri di inchiostro verranno versati nelle prossime settimane per scrivere di speranze, rimonte possibili e tabelle di marcia: argomenti vuoti, così come vuote si sono rivelate le parole pronunciate da allenatore e giocatori al termine della gara persa col Cagliari. Frasi fatte, discussioni circostanziali. La parola punto sta negli sguardi smarriti e nelle pose, che tanto sapevano di resa, dei protagonisti al triplice fischio finale. Presentarsi in sala stampa è stata una semplice prassi, ma quel che andava detto è rimasto sull'erba bagnata del "Barbera". Il campionato è finito, nella sostanza. L'illusione si aggrappa alla matematica ma già domenica prossima anch'essa potrebbe preparare il terreno per un ineluttabile funerale sportivo. Sabato pomeriggio Empoli-Pescara, 24 ore più tardi la sfida di San Siro col Milan: i pronostici dicono che ci sono buone possibilità che il distacco della speranza salga a 10 lunghezze. Da recuperare nelle ultime sette gare.

Sono 31 i punti persi partendo da situazioni di vantaggio, 21 le volte in cui è giunta una battuta d'arresto, 63 le reti incassate. Con un portiere e con l'altro. Con un difensore e con l'altro. Con un allenatore e col suo immediato successore. Con un presidente e con l'altro. Cambia tutto fuorché il rendimento. Una rosa scadente che non riesce a essere all'altezza di un campionato altrettanto scadente (il Genoa con appena 29 punti e un percorso disastroso dorme sonni tranquilli) merita la retrocessione in serie B. Quando brancoli nel buio e sei emotivamente predisposto alla sconfitta, hai il dovere di lasciare il tuo posto nel massimo campionato ad altri. Negli ultimi anni si è fatta terra bruciata, in attesa del futuro: a tal proposito, dare delle risposte potrebbe cominciare a essere un'impellenza. E perdonateci se per una volta, raccontando l'ennesimo affondo subito da una nave alla deriva, abbiamo deciso di preservare le parole "rosanero" e "Palermo". Ci è sembrata una scelta opportuna. Di dignità.

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