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Da Lampedusa al Viareggio
Jallow, bomber clandestino


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Un ragazzo del Gambia giunto in Sicilia dopo un viaggio della speranza. Dalla lotta per la sopravvivenza al sogno di emulare Cristiano Ronaldo.

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PALERMO – Lampedusa punto di approdo. Anzi, punto di partenza. Per cercare di darsi una chance, per provare a costruire un futuro come Cristiano Ronaldo, per lanciare una carriera. Auspicando di partire alla pari con gli altri. Una regola scritta eppure raramente rispettata nell’epoca della prevaricazione, dell’emergenza che provoca storture sino a sfociare nell’egoismo più sfrenato. Una storia che nasce nella disperazione e cresce nella speranza di una corsa dietro a un pallone. Nessun fenomeno da esaltare con titoli a nove colonne, solo una vicenda di un ragazzo chiamato a conquistarsi un posto nella gara più importante: la vita. Sulayman Jallow ha 19 anni e con la maglia dell’Ascoli prova a tramutare in realtà un sogno da bomber.

Giunto in Italia ancora minorenne, con l’ennesimo barcone che dalla Libia è partito alla volta della Sicilia: un viaggio faticoso cominciato in Gambia, terra d’origine del giovane attaccante. "In Gambia non c'è speranza per chi vuole giocare a calcio, non ci sono strutture né possibilità - spiega a La Gazzetta dello Sport -. Ho deciso di fuggire, ho passato tanti momenti brutti per arrivare qui, cose impossibili da spiegare. Però mi sento fortunato". Lampedusa punto di partenza, come detto in precedenza. Subito dopo lo spostamento a Priolo Gargallo, nel Siracusano. Sicilia terra di transito per qualche mese di attesa prima di un altro trasferimento, in Campania. Prime partitelle, primi gol. Semplici distrazioni per un ragazzo alle prese con dubbi quotidiani sul proprio domani.

L’appuntamento del destino per Sulayman avviene a Riccia, in Molise. Il presidente dell’omonimo club di Eccellenza gli offre un’opportunità. La risposta è da fenomeno: 11 reti in 14 partite. I numeri impongono il salto di categoria, naturale il passaggio in D all’Olimpia Agnonese. Otto gol in tre mesi, si comincia a parlare del ragazzo venuto dal Gambia. A gennaio giunge la chiamata dell’Ascoli. Adesso il torneo di Viareggio con la casacca bianconera. Il tutto senza smarrire gli insegnamenti di un passato duro, che gli ha portato via la mamma ad appena sette anni. Rimane papà Abdullah, ancora in patria e con il quale si sente ogni giorno. “È il mio primo tifoso”, ammette Jallow con gli occhi lucidi. Ora di corsa verso il futuro, studiando da nuovo Cristiano Ronaldo.

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