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calcio - serie a

È un Palermo con poca qualità
Vazquez predica nel deserto rosa


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Il fantasista italo-argentino continua a dimostrarsi imprescindibile per la causa rosanero, ma le ultime gare hanno dimostrato la scarsa gamma di compagni in grado di sostenere il numero 20.

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PALERMO - Scartare tutti ed entrare in porta col pallone, una dote che pochissimi giocatori nella storia del calcio hanno avuto in dono. Leggende come Maradona, Pelè, Platini o Baggio avevano la capacità di decidere un match con una loro singola giocata, un po’ come accade con i recenti Cristiano Ronaldo e Messi. Ma a questa eccezione, che tocca solo pochi ‘eletti’, si sovrappone la più solida regola in cui per segnare un gol e superare le difese avversarie serva un lavoro di squadra in cui l’elemento di talento deve sempre e comunque richiedere il sostegno dei proprio compagni per raggiungere l’obiettivo. Il Palermo di Beppe Iachini non è ovviamente esente da questa consuetudine anche se, nell’attuale stagione in serie A, troppo spesso i rosanero hanno sperato nelle sortite offensive di un loro elemento di spicco.

Franco Vazquez, dopo l’addio di Paulo Dybala la scorsa estate, ha ereditato la grande responsabilità di caricarsi il peso dell’attacco dei siciliani senza però trovare un degno partner che al pari della ‘Joya’ , adesso nella Juventus che viaggia spedita verso il suo quinto scudetto, riesca a seguire le giocate dell’italo-argentino. L’ultima trasferta contro l’Inter a ‘San Siro’ ha evidenziato infatti, se ce ne fosse ancora bisogno, come il Mudo si trovi per quasi tutti i 90’ a dover combattere contro le difese avversarie senza che un compagno di reparto riesca a duettare con lui sui ritmi che l’ex Belgrano era abituato a tenere sino alla scorsa stagione.

Anche contro gli uomini di Mancini il solo Alberto Gilardino a supporto ha evidenziato tutti i suoi limiti da spalla. L’ex Fiorentina e Milan, abituato ad un gioco più manovriero e fatto di cross dal fondo da spingere in porta di testa, fa tanta fatica a seguire le giocate veloci del numero 20 che al contrario l’anno scorso si trovava a meraviglia con il connazionale Dybala, tanto da riuscire a perforare, con pochi tocchi quasi sempre in contrattempo, le difese avversarie. Con Gilardino questa magia non è mai scattata e, nonostante l’attaccante di Biella si sia applicato per cambiare la natura del proprio gioco, i risultati non si sono quasi mai visti.

A Iachini, che adesso ha davvero poco tempo per trovare soluzioni alla sterilità dell’attacco della sua sua squadra, servirà dunque cambiare qualcosa in corso d’opera già dalla complicata sfida di domenica prossima col Napoli di Sarri fornendo magari maggior sostegno al talento originario di Tanti mettendogli ai lati giocatori tecnici e di corsa, vedi ad esempio Quaison o Trajkovski, e un riferimento avanzato in grado di duettare con scioltezza (Djurdjevic e Balogh visti nei minuti finali a ‘San Siro’, ndr). L’alternativa potrebbe dunque essere poi quella da ‘falso nueve’ in cui uno proprio fra Quaison, Trajkovski ,o il fino ad ora mai utilizzato Accursio Bentivegna, non diano punti di riferimento per sviluppare le azioni in maniera imprevedibile e su più fronti. Le soluzioni sono limitate ma per credere fino all’ultimo nella salvezza Iachini non potrà prescindere dall’estro dell’uomo più talentuoso che ha a disposizione.

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