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calcio - serie a

Tutti i limiti di un Palermo a rischio
Ora il Frosinone sogna il sorpasso


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Gol col contagocce, peggiore difesa del girone di ritorno, difficoltà atletiche e di tenuta mentale: quadro da brividi. Domenica ciociari in casa del Carpi, al “Barbera” arriva il Napoli. Un successo emiliano potrebbe avvicinare lo spetto del penultimo posto: i rosa tremano.


PALERMO – Se fino a 24 ore fa la corsa alla salvezza appariva piena di insidie, adesso si fa dura. Anzi, durissima. Il Frosinone, una delle presunte squadre materasso date per spacciate già a inizio stagione, è lì. A un passo. A dieci partite dalla fine. E con il prossimo turno che strizza l’occhio ai ciociari, impegnati al “Braglia” di Modena contro il Carpi, poche ore prima del posticipo tra Palermo e Napoli. Se al “Barbera” la squadra di Sarri dovesse rispettare il pronostico che la pone sul piedistallo della favorita, nella migliore delle ipotesi (ovvero, un successo degli emiliani per rimanere appena fuori dalla zona retrocessione) i rosanero si ritroverebbero a soli due punti dalla penultima posizione. E quello che attualmente appare un duello potrebbe tramutarsi in una drammatica corsa a tre. Più avversarie, più rischi. Il Palermo deve provare a fermare Higuain e compagni con le poche armi a propria disposizione - su intenzioni e impegno c’è ben poco da sindacare - tuttavia in caso di sconfitta la situazione diverrà comunque delicata. L’auspicio è che il derby del sud possa trasformarsi, prendendo a prestito una canzone di Lucio Dalla, nella sera dei miracoli.

Della prestazione contro l’Inter c’è ben poco da salvare. Dopo 28 giornate i limiti del Palermo sono evidenti, rimarcarli sarebbe autolesionismo allo stato puro. I nerazzurri, sino a mercoledì scorso sull’orlo di una crisi di nervi e risultati, hanno ottenuto tre punti senza infierire. Solo la mira a tratti imprecisa del poker d’assi calato da Mancini ha permesso ai rosa di limitare il passivo. Il 3-5-2 con esterni chiamati a chiudere in fase di non possesso non si è dimostrato all’altezza di un esame tattico di per sé complicato. La squadra di Iachini è apparsa in difficoltà anche sul piano atletico, così come sotto il profilo psicologico. Le uniche gioie di una serata da mesta Cenerentola alla Scala del calcio sono il rientro di Sorrentino e il gol di Vazquez, alla centesima presenza con la casacca rosanero. La rete del Mudo interrompe un digiuno che perdurava da 313 minuti, ovvero dal provvisorio 1-0 contro il Torino siglato da Gilardino lo scorso 14 febbraio. Un dato utile solo per gli amanti della statistica, al contrario delle 21 reti subite nelle ultime nove gare che peraltro fanno del Palermo la squadra più perforata nel girone di ritorno. Primato non certo invidiabile.

Districarsi in una situazione satura di rischi non è affatto semplice. Le soluzioni sono oramai ben poche: i ripetuti cambi in panchina hanno creato un danno evidente alla stabilità del gruppo, giunto a marzo ancora alla ricerca di una precisa identità. Il mercato è chiuso da un pezzo e anziché garantire un cambio di passo ha finito per indebolire una rosa ritenuta incompleta, anche da Iachini, già in estate. Senza girarci intorno, tocca celebrare le nozze con i fichi secchi provando a tirare fuori il meglio da ciascuno degli attori chiamati in causa. Facile a dirsi, difficile a farsi: ma all’orizzonte non si vedono altre soluzioni. Ci si può affidare a forza di volontà e unità d’intenti, affinché tutte le componenti – a partire dai vertici societari – remino in direzione di una salvezza forse necessaria anche ai fini di una futura sopravvivenza. Il buco nero di un’eventuale retrocessione potrebbe trasportare la navicella rosanero in una quarta dimensione di cui si conoscono soltanto le incognite. Dieci partite, 900 minuti, 30 punti in palio: rush finale da brividi. Una corsa impazzita verso una meta da raggiungere prima delle altre. Il Palermo deve svegliarsi dall’incubo. In fretta.

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