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Rigoli non si sente un eroe:
"Bisogna dare i meriti al gruppo"


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Il tecnico dell'Akragas ribadisce di non aver fatto alcuna magia nell'aver restituito gioco e risultati alla squadra. Anche Vicente e Marino evidenziano il valore del gruppo.

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AGRIGENTO - Fenomenologia di Pino Rigoli: andrebbe spiegato nelle scuole calcio, come ha fatto un tecnico a prendere una squadra che in LegaPro lottava per non retrocedere, compiendo un vero e proprio miracolo inanellando sei vittorie esterne, come nessuno mai, comprese le prime della classe, avevano fatto in questo girone. Il mister, anche nell’ultima conferenza stampa, non vuole però meriti: “Il merito di queste vittorie è del gruppo e di questi giocatori che sono riusciti ad assimilare le mie idee – spiega il mister – sono loro che scendono in campo e che fanno grandi sacrifici. Io non faccio miracoli – ricorda Rigoli – non sono un eroe”.

Qualcosa però nella testa e nelle gambe dei giocatori è cambiato: adesso allo stadio si vede gioco e cuore, compattezza e corsa. Cambia la fase difensiva con Vicente a fare da collante tra centrocampo e reparto arretrato, in una posizione che sente propria, come ammesso dallo stesso centrocampista ex Parma: “Questo è il mio ruolo, dove ho sempre giocato – spiega Bruno Vicente – il mister ha dato un volto nuovo alla squadra”. Marino e Muscat rimangono fermi in difesa, senza cambi partita dopo partita, per una costanza che porta i suoi frutti. In questo reparto Rigoli ha fatto di necessità virtù, nonostante gli infortuni che hanno condizionato i difensori biancazzurri.

La fase difensiva è però nella testa di tutti i giocatori, dove ognuno corre in lungo e in largo per dare una mano in difesa in fase di non possesso, anche i cambi di Rigoli sono in questa prospettiva: dopo il gol, a metà del secondo tempo, il mister inserisce giocatori meno offensivi. Il gioco passa poi dal centro e dai piedi di Dyulgerov e Zibert con il primo a lottare in mezzo al campo e il secondo ad impostare per vie centrali e per gli attaccanti esterni. Proprio in attacco, però, l’Akragas sembra rivoluzionata: Di Piazza ha riscoperto il gusto del gol da punta centrale e soprattutto è diventato spietato sotto porta, mettendo a segno le occasioni che gli capitano ai piedi.

Il cinismo sotto porta è frutto sicuramente dell’operazione Rigoli che non torna più indietro dal suo 4-3-3 con Di Grazia e Madonia a sostegno di Di Piazza per un trio d’attacco cinico e spietato che in contropiede sfruttano le poche occasioni della partita per poi dare anche una mano in difesa nel momento del bisogno. Il carattere e la tempra dei giocatori rispecchiano il nuovo allenatore, che rimane con i piedi per terra nonostante una striscia di vittorie da record.

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