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calcio - serie a

La exit strategy di Zamparini
Il futuro passa dalla salvezza


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Il mercato estero per garantire un futuro roseo al Palermo: il patron a caccia di una soluzione per uscire di scena. Ma il cambio di proprietà non è così scontato e potrebbe dipendere dai risultati della stagione in corso. Le prossime saranno settimane cruciali per il destino del club.

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PALERMO – Non si tratta solo di andare via. C’è anche da valutare il come. Che Maurizio Zamparini dica di volere lasciare al più presto è fatto risaputo, che la scadenza fissata sia quella di fine stagione anche. Lo affermò, proprio nel corso di un’intervista rilasciata a LiveSiciliaSport, già lo scorso giugno: “Quella che sta per iniziare sarà l'ultima stagione alla guida della società. La mia intenzione è di andare via tra un anno esatto, cercando nel frattempo degli investitori”. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, il patron friulano aveva già messo in conto una exit strategy senza ripercussioni per il club: un passaggio di consegne a un acquirente serio, affidabile, in grado di mantenere Palermo ai massimi livelli del calcio italiano. La sedia da futuro numero uno al momento rimane vacante. Se la squadra stenta a esprimere talenti, la tifoseria mugugna e difficoltà di varia natura si frappongono tra una realtà deprimente e l’antica ambizione di realizzare infrastrutture per garantire introiti alle casse societarie, il “vizio” del calcio rischia di risultare agli occhi di Zamparini povero di fascino. Finendo per non suscitare alcun entusiasmo.

L’attualità racconta di un patron deciso a battere in ritirata per disaffezione dopo quattordici anni: da Sensi all’Europa in pochi step. Sogni proibiti divenuti realtà, salvo poi tramutarsi in dolci abitudini sino a sfociare in pretenziosi diritti acquisiti per una piazza imborghesita dall’abitudine a palcoscenici prima osservati dagli angusti anfratti delle categorie minori. Dieci anni di regno con picchi di popolarità prossimi al 100%, seguiti da un quadriennio al ribasso. Finendo per riconoscere un graduale disimpegno economico che ha tramutato il progetto Palermo in un affare a costo zero: “Non investirò più un euro sul Palermo. Gli investimenti sul calcio ormai sono solo a perdere. I tifosi devono capire che non ci sarà più un mecenate che metterà i soldi ogni volta che ce ne sarà bisogno”, ammise l’imprenditore friulano lo scorso agosto. Se parole e fatti vanno davvero nella direzione di un addio, adesso è necessario provare a comprendere cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane.

Per uno Zamparini che va, deve necessariamente arrivare qualcuno. Si prova a sondare il mercato estero, guardando con un certo interesse all’economia orientale. Sullo sfondo, l’ipotesi americana. Ma va messa nel conto anche l’eventualità di un’asta deserta per il prodotto rosanero. A quel punto bisognerebbe comprendere le intenzioni dell’attuale proprietà: rimanere a oltranza oppure lasciare a prescindere. Gli eventuali scenari futuri potrebbero dipendere anche dalla permanenza in massima serie: tornare nel purgatorio cadetto comporterebbe inevitabili perdite che solo in parte potrebbero essere attutite dal paracadute garantito in caso di retrocessione. A prescindere dall’esito futuro di scelte che mettono al centro il destino del Palermo, sembrano oramai maturi i tempi per una svolta. L’equilibrio di una gestione a “impatto zero” rischia di divenire instabile. Il confine tra rilancio e dissoluzione potrebbe essere sottile: un limbo sin troppo pieno di tormenti suggerisce di correre il rischio.

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