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Palermo, Zamparini chiede grinta:
“A Gilardino non arrivano palloni"


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Il presidente rosanero analizza la situazione dopo la pesante sconfitta rimediata in casa della Roma. Momento difficile, ma la squadra ha i mezzi per risollevarsi secondo il patron che ammette di non fidarsi del Bologna né del tecnico Donadoni.

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PALERMO - Come tre anni fa, nel bel mezzo della lotta salvezza, ecco che il Palermo si ritrova a dover fare i conti col Bologna. Se quello del 2013 però era uno scontro diretto, quello di domenica prossima sarà un match da dentro o fuori solo per i rosa. Gli emiliani hanno infatti ritrovato il bandolo della matassa con il passaggio da Delio Rossi a Donadoni in panchina, il Palermo invece ha dovuto attraversare una selva di tecnici per poi tornare alla base, a quel Giuseppe Iachini che ha riportato la squadra in massima serie, salvandola l’anno successivo. Una girandola che ha visto come protagonista assoluto Maurizio Zamparini, dopo due anni di “astinenza” alla voce esoneri: “Con gli allenatori ultimamente sono sfortunato - ha dichiarato il presidente al Resto del Carlino - Donadoni l’avevo già messo nel mirino quando a ottobre stavo pensando di cambiare Iachini: il Bologna mi ha rubato l’idea e il tempo”.

Senza Donadoni, però, Zamparini ha deciso comunque di cambiare. Scelta infausta, perché dall’esonero di Iachini in poi è stato tutto un calvario: "Ho ripreso Ballardini perchè con me a Palermo aveva fatto bene, poi è successo quel che è successo ed è stato lui a voler lasciare”, prosegue Zamparini, che ripercorre anche le tappe del breve interregno di Guillermo Barros Schelotto: “Avrei voluto ingaggiarlo a giugno, per cominciare la nuova stagione con lui. I suoi procuratori e avvocati mi avevano rassicurato che era tutto a posto e mi sono fidato, il casino l’hanno fatto loro”. Adesso il patron spera in una svolta col ritorno di Iachini: “L’ho ritrovato carico, spero che possa riprendere in mano la squadra. Il rischio di retrocedere c’è sempre, del resto sono già retrocesso in B con una squadra più forte di questa con i vari Munoz, Ilicic e Dybala”.

Quella squadra, dopo i primi segnali di ripresa, frenò in casa proprio contro il Bologna, in una sfida segnata da un clamoroso errore di Sorrentino e da un pareggio immeritato. La storia, per i rossoblù, è cambiata radicalmente da quei tempi: nuova proprietà, nuova squadra, e soprattutto nuovo allenatore. Proprio Donadoni, per Zamparini, è il punto di forza degli emiliani: "Il Bologna ha un grande allenatore e checchè se ne dica, l’allenatore conta parecchio. Temo Giaccherini: per una squadra di medio livello è un giocatore pazzesco. Avere un proprietario che investe tante risorse come Saputo, è un ottima base a patto che il proprietario non si stanchi, come successo a me. Mi sono stancato anche perchè finchè non cambia il criterio di spartizione dei diritti tv in italia ci sarà sempre troppa disparità tra i ricavi delle big e quelli delle medio piccole, se non vinciamo questa battaglia il calcio italiano non ha un gran futuro”.

E in quel Bologna c’era un Alberto Gilardino che a Palermo segna, ma fatica ad essere decisivo. Questo perché la squadra non riesce a girare bene, ma anche perché in attacco si fatica a creare pericoli: “Gila è un gran giocatore - ammette Zamparini - ma Palermo non è la piazza giusta per lui. È un fuoriclasse da area di rigore, ma questa squadra in area ci arriva pochissimo”. Una dura critica a chi dovrebbe sostenere il gioco del centravanti biellese, spesso costretto a giocare lontano dai sedici metri. Una lacuna che una squadra in lotta per la salvezza non può permettersi: “Voglio vedere la mia squadra col coltello tra i denti - conclude Zamparini -. Il Genoa a Marassi ci ha dato quattro gol, come la Roma domenica, poi una settimana dopo ne abbiamo dati quattro all’Udinese”. Chissà che la cabala non sia di buon auspicio.

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