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Zamparini e la macchina del tempo
Presidente, faccia un regalo ai rosa


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In viale del Fante l'orologio sembra essersi fermato all'epoca romantica dell'Ascoli di Rozzi o del Pisa di Anconetani. Il calcio moderno impone un'organizzazione societaria con un manager con pieni poteri come quelli di Galliani al Milan. Una struttura che il patron ha sempre dichiarato di voler dare al Palermo, senza riuscirci.


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PALERMO - Una disfatta che demolisce le (poche) certezze e le (tante) speranze di conservare il patrimonio più importante rappresentato dalla salvezza nel massimo campionato. Il Palermo che esce asfaltato dalla sfida all'Olimpico contro la Roma è una squadra a pezzi nella classifica e nel morale, con un trittico di partite da incubo davanti (Bologna, Inter e Napoli) e con un tecnico in una posizione decisamente poco invidiabile. Dopo la cinquina rimediata nella capitale, c'è da ricostruire dalle macerie in casa rosanero. C'è da difendere il patrimonio più grande che una città e una piazza importante come Palermo deve salvaguardare, al di là degli errori commessi fin qui da una società che è geneticamente in balìa delle scelte e delle decisioni del suo patron.

Sì, perchè è Maurizio Zamparini, l'uomo che dal 2002 siede sulla poltrona più importante del club di viale del Fante, l'artefice di successi e insuccessi di una squadra che paga, nel bene e nel male, la centralità della figura del suo presidente. Le sue "bizze", solo per rimanere legati cronologicamente alla stagione in corso, hanno destabilizzato un ambiente e uno spogliatoio che si ritrovano oltre l'orlo di una crisi di nervi. Il club rosanero sta diventando un caso da manuale in fatto di anacronismo. Una società che, al tempo del fair play finanziario in cui i destini sportivi si legano indissolubilmente a quelli della redditività del club, resta ancora con una struttura verticistica che risponde alle decisioni di un uomo impegnato con mille altri business.

Se il calcio nell'ultimo decennio si è evoluto alla velocità della luce, in viale del Fante la macchina del tempo sembra essersi fermata all'epoca romantica dell'Ascoli di Costantino Rozzi o del Pisa di Romeo Anconetani. Un modello di club che oggi non va più bene per essere competitivi. Il calcio moderno impone un'organizzazione societaria con una figura di riferimento esclusivamente dedicata a questa attività, un manager con pieni poteri come quelli di Adriano Galliani al Milan coadiuvato da uno staff con ampi poteri decisionali e competenze specifiche. Una struttura che Zamparini ha sempre dichiarato di voler dare ma che non è mai riuscito a dare al Palermo. E non è un caso se, a parte la parentesi Rino Foschi, in viale del Fante si siano succeduti diversi direttori sportivi, dirigenti, consulenti di mercato, capi degli osservatori e direttori generali senza riuscire a mettere radici nel capoluogo siciliano.

Nessuno potrà mai affermare che Zamparini sia mosso da leve autolesioniste o che scientemente faccia scelte per procurare un danno al suo club, ma la sua impulsività e le "bizze" legate al suo approccio umorale nella gestione societaria ledono inevitabilmente la credibilità del Palermo e si ripercuotono puntualmente sui risultati in campo. Mai come in questa stagione stanno emergendo i limiti di una organizzazione del club non al passo con i tempi. Al presidente Zamparini, a cui va dato atto e riconoscenza di aver riportato la più importante squadra dell'Isola nel calcio che conta, tocca compiere il salto di qualità regalando al Palermo una struttura societaria all'altezza. Un salto di qualità nell'esclusivo interesse della cosa più importante, il bene e il futuro del Palermo calcio.

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