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Sorrentino ci mette la faccia:
“La salvezza prima del rinnovo”


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Il portiere e capitano del Palermo non vuole farsi distrarre dalla questione relativa al suo rapporto con il club di viale del Fante, ponendo la permanenza nella massima serie come priorità assoluta. E ripensa al Torino, squadra che lo lanciò e prossimo avversario dei rosa.

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PALERMO - Il caos che sta caratterizzando il 2016 del Palermo continua. L’ultimo capitolo della saga ha visto la dipartita di Guillermo Barros Schelotto, allenatore “in pectore” dei rosa, seppur senza tesserino. Una situazione divenuta ingestibile per il tecnico argentino, che ha deciso di andar via. Un addio a sorpresa, anche se il capitano Stefano Sorrentino ammette di aver avuto qualche segnale: "Mercoledì l’avevo visto un po’ ombroso, ma mica potevo pensare al suo addio. Anch’io ieri ero ombroso perché la piccola non m’aveva fatto dormire… Poi ci ha salutato ed evidentemente era per quello, per il tesserino”. In una situazione del genere, l’uomo di maggiore esperienza non può che metterci la faccia: "Noi che abbiamo fatto la Serie B sappiamo cosa voglia dire retrocedere, cosa voglia dire andare a Lanciano piuttosto che a San Siro. Se oggi sono qua è perché sono il capitano e ci metto la faccia per parlare di questo momento. L’ho sempre fatto, più nei momenti brutti che in quelli belli. Adesso i singoli vanno messi da parte”.

Conta solo la squadra, conta solo la salvezza. Per questo, nonostante un contratto in scadenza a giugno, Sorrentino non ha ancora idea di cosa farà quest’estate: "Negli ultimi due mesi e mezzo ci sono state talmente tante cose a cui, personalmente, non ho nemmeno pensato. Qui si vive alla giornata, non sappiamo cosa succederà domani”. Ecco che dunque si arriva al spinoso tema relativo al rinnovo del contratto: "Non so come rispondere, io sono un giocatore e devo pensare al campo. Abbiamo avuto talmente tanti allenatori e talmente tanti problemi che ho potuto pensare solo al campo, non al mio contratto. Non ci sono stati passi avanti, niente di più. Non si tratta comunque di un discorso economico, quando tra dieci anni si farà il mio nome a Palermo spero di essere descritto come una persona vera e sincera. Il calcio viene dopo”. Le alternative, d’altronde, non mancano. Persino dagli Stati Uniti, dove i Los Angeles Galaxy hanno tentato il portiere rosanero: "Non c’ho dormito la notte - ammette Sorrentino -. Mi hanno offerto un contratto da parecchi milioni di euro, ma la verità è che ho dovuto pensare ad altro. Il Palermo viene prima di tutto, la salvezza del Palermo viene prima di tutto”.

Soprattutto in un momento del genere, con una classifica ancora in bilico e una stagione da chiudere al meglio, la testa non può che andare al campo. Per sua fortuna, Sorrentino può contare su un interlocutore che negli anni ha dimostrato di avere stima nei suoi confronti, ovvero il presidente Zamparini: "Il rapporto è migliorato, ha speso delle belle parole e lo ringrazio, soprattutto dopo il caos di Verona. Con la mia testardaggine e la mia ignoranza sono riuscito a restare qui e a fare cambiare idea al presidente, che al momento della retrocessione si è sentito tradito dai nuovi acquisti. Sono rimasto in Serie B per dimostrare di essere una persona vera e ogni volta sono stato messo in discussione. La mia testardaggine è la mia forza, una volta salvi ci incontreremo col presidente per mettere tutto a posto. In questi ultimi mesi, d’altronde, né io né il presidente abbiamo avuto tempo per parlare di soldi. Sarebbe stata una mancanza di rispetto, anche perché da qui a giugno ho un contratto".

Poco importa dunque se dalla Croazia è arrivato il giovane Josip Posavec, designato da Zamparini come erede del numero 70 rosanero. Sorrentino vuole ancora dire la sua in massima serie: "Non mi sento di fare la chioccia a nessuno. Mi hanno chiamato anche squadre importanti per fare il secondo, ma se alla mia età devo finire in panchina allora preferisco chiudere. Se malauguratamente retrocediamo, entro nella storia come il capitano del Palermo retrocesso due volte. A me però non interessa, la mia priorità è il Palermo. Ho detto al mio procuratore che ne parleremo una volta raggiunta la tranquillità. Magari nelle prossime dieci partite facciamo trenta punti, ma in questo momento ci sono cose più importanti rispetto ai soldi, sui quali non sputo”. L’unica squadra in cui accetterebbe la panchina, indubbiamente, è la nazionale: "Anche la tribuna. Se non ci sono andato, però, è perché c’è qualcuno più forte di me".

Sorrentino intanto si tiene stretto il Palermo, del quale è sempre più leader e simbolo per la tifoseria, che si sta muovendo via social per convincere la società a rinnovargli il contratto: "Non sono abituato a tutti questi complimenti - ammette Sorrentino - per me l’importante è fare punti e non prendere gol. Questa situazione mi fa piacere e mi mette anche in imbarazzo. Sono orgoglioso di essere il capitano di questa squadra e di esserne il perno. Quando vado a Torino e i palermitani mi chiamano “capitano” mi fa sentire ancora più importante. Probabilmente mi sto facendo apprezzare come uomo, perché alla fine sono uno di loro, e questo mi fa anche ridere perché inizio a sentirmi importante. Tra dieci anni voglio essere riconosciuto come uno alla Corini. Per me tutte le volte che indosso la fascia la domenica è un peso, e sono ben contento di avere questo peso. Mi rende più forte. In porta ho con me tutti i palermitani”. Una sicurezza per un gruppo giovanissimo: "Con me in campo, contro il Sassuolo, il Palermo ha avuto un’età media di 24,8 anni. Vista l’età di questi ragazzi, dico sempre scherzando che meriteremmo una statua al Politeama tutti quanti. Tutti pedalano per tirare fuori il Palermo, è una sfida continua”.

Una sfida che domenica vedrà un’altra tappa fondamentale, in casa contro il Torino, squadra che ha lanciato Sorrentino nel calcio dei grandi: "Se oggi sono un calciatore professionista lo devo al Torino e devo ringraziarli. Domenica sarà durissima, hanno una squadra molto forte con un grande allenatore, al di là della loro crisi di risultati. Mentalmente noi dobbiamo sempre pensare di avere sempre avversari più forti di noi, ma mai nella fame e nella voglia di correre. Vincere domenica magari mi permetterebbe di anticipare i discorsi sul contratto (ride, ndr), perché ci ritroveremmo nella strada giusta”. Sarà fondamentale anche la spinta del pubblico: "Credo e spero di vedere tanta gente allo stadio domenica, come ho scritto sui social dopo la sfida col Sassuolo. Se siamo in questa posizione è perché ce lo meritiamo. Io ho giocato qui da avversario e so che sensazione si prova ad avere il Barbera contro”.

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