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calcio - serie a

Zamparini: "Annata disgraziata
Speravo di convincere Schelotto"


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Il patron del Palermo ha dovuto a malincuore rinunciare al tecnico argentino, che ieri ha dato le dimissioni e al quale il numero 1 di viale del Fante augura di tornare presto in panchina. Una scelta forzata a causa di alcune regole che lo stesso imprenditore rinnega.


PALERMO - Alla fine, la tanto prevista rivoluzione si è conclusa con un clamoroso buco nell'acqua. Guillermo Barros Schelotto ha fatto le valigie ed è tornato nella sua Argentina, e Maurizio Zamparini è costretto a perdere ancora punti nella considerazione che i tifosi del Palermo hanno di lui. Intervistato per il Giornale di Sicilia, il patron rosanero ribadisce di averle provate tutte per consentire all'ex tecnico del Lanus di guidare la squadra già da questa stagione: "Speravo di convincere Guillermo a restare fino a giugno e poi a capire come metterlo meglio a proprio agio. Lui, invece, mi ha ribadito che non se la sentiva di continuare a lavorare da figura ibrida, relegato in panchina da dirigente accompagnatore. Mi dispiace, è un peccato. Forse si è spaventato anche per la prospettiva della prossima stagione, in cui avrebbe dovuto frequentare i corsi di Coverciano due volte alla settimana. O forse lo vedremo presto alla guida di un club argentino. Noi abbiamo fatto il possibile per trattenerlo, credevamo nel suo calcio e nel progetto che aveva in mente. Ora dobbiamo pensare a lavorare e ad andare comunque avanti, per superare nel migliore dei modi queste ingerenze".

Zamparini ritiene che questo ennesimo episodio, che vede come protagonista Guillermo Barros Schelotto, sia solo uno dei tanti in una annata travagliata, ma da condurre in porto con la salvezza in tasca: "Stiamo vivendo un campionato particolarmente disgraziato, che Dio ce la mandi buona. A proposito del mancato tesseramento di Barros Schelotto, ci sono certi aspetti che non abbiamo approfondito come dovevamo, ma quando ci siamo resi conto che c’erano problemi, tutte le componenti del club si sono attivate per risolverli. Ad esempio i suoi procuratori ci avevano assicurato che era in possesso del passaporto comunitario, ma non era così e grazie a noi Schelotto sta ottenendo la cittadinanza italiana. Quanto al riconoscimento dello status di allenatore, probabilmente i suoi sponsor pensavano che in Italia funzionasse come in Spagna, dove le regole Uefa sono recepite diversamente e anche tre anni in panchina in Sud America sono sufficienti in un modo o nell’altro per allenare".

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