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Brugman, il "gregario" per Vazquez
Sbaglia poco e fa rifiatare il Mudo


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Il centrocampista uruguaiano, schierato da Barros Schelotto e Tedesco in posizione di playmaker con il Sassuolo, ha consentito al numero 20 rosanero di ridurre il proprio raggio di azione, con le sue doti tecniche più spiccate. E arriva la candidatura in vista del Torino.

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PALERMO - La panchina, il cambio di ruolo, e infine il ritorno in mezzo al campo. La stagione che ha visto Gaston Brugman esordire in Serie A non si può certo definire lineare, anche a causa di un infortunio che fino a una settimana fa ha tenuto il centrocampista uruguaiano lontano dal rettangolo verde. Non appena i guai fisici gli hanno dato tregua, però, l’ex Pescara ha avuto subito la chance di mettersi in mostra, complice la squalifica di Mato Jajalo. Tra l’indisponibilità di Maresca e un Cristante che ancora non ha convinto nel ruolo di metodista davanti alla difesa, ecco che è tornata a farsi forte la candidatura di Brugman nell’immediata vigilia di Sassuolo-Palermo, con tanto di maglia da titolare e prestazione al di sopra della sufficienza.

La sua presenza ha dato al Palermo quello che finora non hanno saputo garantire né Jajalo, né Cristante, seppure quest’ultimo abbia avuto a disposizione solamente alcuni scampoli di gara. A Reggio Emilia, Brugman non ha giocato una gran mole di palloni (solo quarantasette i passaggi effettuati dall’uruguaiano), ma lo ha fatto con un’efficacia che finora Schelotto e Tedesco non hanno potuto riscontrare in nessuno dei due mediani schierati davanti alla difesa: l’83% dei palloni destinati ad altri compagni è giunto senza problemi a destinazione, con un paio di verticalizzazioni pericolose e pure lo zampino sul gol del pareggio di Djurdjevic. L’azione del 2-2 parte infatti dai suoi piedi, per poi proseguire con l’appoggio di Hiljemark a Vazquez e il cross per il centravanti serbo.

Numeri che fanno da contraltare alle lacune in ripiegamento del numero sedici rosanero, meno arcigno in fase di interdizione rispetto a Jajalo. Ne hanno approfittato i centrocampisti neroverdi, sempre pericolosi negli inserimenti, e da questo punto di vista il Palermo ha sofferto l’assenza di un elemento capace di rompere il gioco avversario. A questo va ad aggiungersi l’ennesima giornata no di Chochev, insufficiente anche in marcatura sul campo del “Mapei Stadium”, ed ecco che il centrocampo rosanero si è dimostrato fin troppo fragile contro i vari Missiroli, Duncan e Pellegrini. Un rischio che, giocando con due moduli speculari, non poteva non essere preso in considerazione da Schelotto e Tedesco, che hanno preferito puntare sulle geometrie del sudamericano.

Una scelta che, alla lunga, si è rivelata giusta. Il Palermo ha dimostrato di poter creare un buon gioco avendo un “cervello” in mediana, sgravando anche Vazquez dal consueto arretramento fino alla linea di centrocampo per recuperare palla. Il Mudo ha potuto così risparmiare fiato e farsi trovare più lucido sulla trequarti, risultando decisivo nelle due reti con una realizzazione e un assist. Adesso, col rientro di Jajalo, è da vedere se la strana coppia sulla panchina del Palermo avrà intenzione di riproporre Brugman lì in mezzo. Di sicuro, con Cristante che di fatto si è auto-candidato al ruolo di mezzala, è diventata la prima alternativa da schierare davanti alla difesa. E se il Palermo avrà bisogno di un regista, potrà tornare a contare sull’uruguaiano.

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