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calcio - serie a

Nocerino, Liverani e l'inchiesta
Nessun rischio per il Palermo


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L'indagine della Procura di Napoli ha aperto una voragine sui conti del calcio italiano, ma i club coinvolti non sono esposti a possibili penalizzazioni o squalifiche in quanto l'ipotesi di reato è di tipo fiscale. Zero problemi anche per le norme sul rapporto con gli agenti, per le quali si rischia solamente un'ammenda.

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PALERMO - L’inchiesta “Fuorigioco” condotta dalla Procura di Napoli colpisce anche il Palermo e Maurizio Zamparini. Il nome del patron del club di viale del Fante risulta infatti iscritto nel registro degli indagati insieme ad altre sessantatré persone. Tra queste, quelle legate strettamente al Palermo sono tre: Rino Foschi, ex direttore sportivo rosanero, Antonio Nocerino e Fabio Liverani, entrambi ex centrocampisti. Le indagini sul Palermo riguarderebbero proprio il trasferimento dei due giocatori in Sicilia e la cessione di Nocerino al Milan, avvenuta negli ultimi giorni del mercato estivo nel 2011 per 500 mila euro.

Per il trasferimento di entrambi i giocatori, i nomi coinvolti nell’inchiesta della Procura di Napoli sono tre: Maurizio Zamparini, ovviamente, in quanto presidente del Palermo; Rino Foschi, direttore sportivo del club rosanero all’epoca dei fatti; e Alessandro Moggi, procuratore dei due giocatori. Non risulta invece il nome di Zamparini per quanto riguarda la cessione di Nocerino al Milan (nella quale è invece coinvolto l’a.d. rossonero Adriano Galliani), per la quale il patron rosanero ha espresso più volte in pubblico il proprio disappunto. Il giocatore, il cui contratto sarebbe scaduto nel giugno 2012, si trasferì in rossonero per mezzo milione di euro, una cifra nettamente inferiore al suo reale valore di mercato.

Il costo dei cartellini, però, non è rilevante nell’ambito dell’inchiesta. La Procura di Napoli si è mossa infatti per le ipotesi di reato di evasione fiscale e false fatturazioni. Il meccanismo svelato dai pm Danilo De Simone, Stefano Capuano e Vincenzo Ranieri, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, prevede la fatturazione fittizia delle prestazioni dei calciatori alle sole società, un mezzo per rendere l’intermediazione come un semplice servizio svolto nell’interesse dei club calcistici. In questo modo però ad essere tutelati erano gli interessi di calciatori e agenti, mentre le società avrebbero sfruttato questa escamotage per beneficiare della detrazione dell’imposta sul valore aggiunto.

I rischi in classifica per il Palermo sono pressoché nulli. Sul piano sportivo, infatti, non dovrebbe sussistere alcun illecito (salvo sviluppi nell’inchiesta). L’unica ipotesi di reato contestabile sarebbe di natura fiscale, che non provocherebbe dunque squalifiche o penalizzazioni per la squadra. Lo stesso per quanto riguarda le norme sul rapporto con gli agenti dei calciatori, che qualora dovessero risultare essere violate non farebbero scattare alcun tipo di sanzione alle società. Potrebbero semmai rischiare i dirigenti, in questo caso, ma solamente con un’ammenda. Intanto Zamparini si professa fiducioso per le indagini ormai concluse: "Sono tranquillo, confido nel positivo andamento di questa vicenda assolutamente priva di fondamento".

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