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Inizia l'era Viviani-Schelotto
La nuova strana coppia del Palermo


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La nuova coppia di allenatori della formazione rosanero è composta da soggetti, che nella loro carriera hanno condiviso grinta e sacrificio: l'ex mediano del Vicenza ha sviluppato grande acume tattico sotto l'egida di Guidolin, l'ex Boca puntava tutto su fantasia e corsa.

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PALERMO - Prendete due ragazzi, che hanno ormai raggiunto il gruppo degli "anta", che negli anni 90 hanno cose egregie sul campo, nella stessa zona di campo (il centrocampo) seppur in posizioni diverse e soprattutto in emisferi diversi. Ora questi due soggetti, Fabio Viviani e Guillermo Barros Schelotto, hanno in comune un grande obiettivo: la conquista della salvezza alla guida del Palermo. Fianco a fianco come non sono mai stato, e come probabilmente non sarebbero mai stati in una linea mediana di una qualsiasi squadra, ma con i valori che, presi singolarmente, li rendono una coppia decisamente strana ma che potrebbe completarsi.

Fabio Viviani è sempre stato un giocatore dedito alla fatica e al sacrificio. Uno che ha dovuto ricostruirsi un'immagine dopo aver toccato il cielo con un dito, quando il Milan di Sacchi gli fece posto per qualche presenza nel 1988 prima dell'approdo a Monza e del grave infortunio. A Vicenza indossò quel numero 10 che di solito sta sulle spalle dei fenomeni, e lui in un certo senso lo era: la capacità di adattarsi a qualunque situazione tattica, fino al punto di arretrare fino alla posizione di difensore centrale, lo rendeva uno dei giocatori preferiti da Guidolin nelle cavalcate che portarono i biancorossi prima alla conquista della Coppa Italia, e poi ad un passo dalla storia nel celebre duello di Coppa delle Coppe contro il Chelsea di Vialli e Zola.

E fu proprio l'influenza di Guidolin ad offrirgli la prima chance in panchina. Si torna a Vicenza, dopo la chiusura della carriera a Treviso, e in coppia con Adelio Moro, Viviani debuttò da allenatore in serie B per qualche partita, prima di iniziare una lunga trafila fatta soprattutto di guide tecniche di formazioni giovanili e un ruolo di "esperto tattico", che gli consentirà di giungere fino alle pagine più recenti della nostra storia. La sua grande intelligenza, sviluppata sul campo negli anni vicentini, gli ha consentito di diventare prima l'uomo di fiducia dello stesso Guidolin in due stagioni all'Udinese, e poi di guadagnarsi un ruolo di primaria importanza nello staff di Iachini a Palermo. E proprio in rosanero, ora, proverà a conquistarsi un ruolo di riguardo, soprattutto in vista della prossima stagione.

Guillermo Barros Schelotto, invece, era uno che aveva gol e assist sempre nella testa e nei piedi. La maglia numero 7 sempre sulle spalle, la porta a non più di trenta metri di distanza e quella verve che gli consentì di diventare uno degli idoli della Dose, la celeberrima curva del Boca Juniors, dopo essersi "fatto le ossa" a La Plata, nel Gimnasia. Il salto di qualità a Buenos Aires era ciò che serviva a questo tarantolato trequartista di esprimersi anche a livello internazionale, fino a partecipare agli scherzetti architettati dagli Xeneizes a due big del calcio europeo: il Real Madrid nel 2000 e il Milan nel 2003, entrambe battute in Coppa Intercontinentale.

E dopo il ritiro dall'attività agonistica, preceduto da un'esperienza negli Stati Uniti con il Columbus Crew e dal ritorno al Gimnasia, il fuoco che arde dentro a Guillermo Barros Schelotto si trasforma in passione da investire nel ruolo di allenatore. Il Lanus gli offre la panchina, e lui in cambio regala soddisfazioni importanti al club granata, noto nel nostro Paese soprattutto per il gemellaggio tra i suoi sostenitori e quelli del Torino. Un sistema di gioco fatto soprattutto di movimento continuo, di attacco verticale e di imprevedibilità in fase di possesso palla. Così a Lanus arriva la Copa Sudamericana del 2013, secondo trofeo della storia centenaria (101 anni compiuti lo scorso 3 gennaio) del club. Ora l'esperienza al Palermo, dove portare la propria energia e la propria voglia di emergere, magari imitando quanto fatto da un suo illustre collega e connazionale, quel Diego Pablo Simeone che dopo gli esordi in panchina in patria ha iniziato proprio in Sicilia, a Catania, una carriera ancora giovane ma già ricca di allori da allenatore.

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