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il nuovo allenatore

Corsa, tridente e dubbio Vazquez
Ecco il Palermo di Schelotto


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Dopo aver vinto tutto con la maglia del Boca Juniors, l'argentino è diventato un valido allenatore, puntando tutto su giocatori rapidi da inserire nel suo 4-3-3. E in questo contesto, bisognerà valutare quale zona del campo far occupare al Mudo.

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PALERMO - Chi ha un minimo di dimestichezza col calcio internazionale non può non conoscere Guillermo Barros Schelotto. Centrocampista tuttofare del Boca Juniors dominatore in patria e non solo a cavallo tra gli anni ’90 e i primi 2000, con ben due coppe Intercontinentali messe in bacheca da bandiera degli Xeneizes. Questo però è il Guillermo Barros Schelotto calciatore, quello che ormai non esiste più da quasi quattro anni. E da giocatore, Schelotto sembrava avere tutti i crismi del predestinato, del leader di campo chiamato a diffondere la propria saggezza e il proprio carattere ad altri undici giocatori. Tutte caratteristiche che hanno convinto l’ambizioso Lanus a puntare su di lui per la propria scalata.

Una scelta che, a conti fatti, non ha dato i frutti sperati. Il Lanus, sia in Argentina che in tutto il Sudamerica, è stato in questi anni una potenziale big mai sbocciata realmente. Al primo anno ha ottenuto un quarto posto nel Torneo Inicial e un terzo posto nel Final, nonostante l’exploit di Silvio Romero, che non gli sono valsi l’accesso alla successiva edizione della Copa Libertadores. Si deve accontentare della Copa Sudamericana, il secondo torneo continentale, dove senza Romero si ritrova un bomber del calibro di Santiago Silva e arriva fino in fondo alla competizione, vinta contro i brasiliani del Ponte Preta (1-1 in Brasile, 2-0 in casa). Sembra essere la svolta per il Lanus e per Schelotto, che sfiorano la vittoria del titolo Inicial in uno dei finali di campionato più folli di tutti i tempi: Velez-San Lorenzo e Newell’s-Lanus chiudono l’ultima giornata del torneo, con tutte e quattro le squadre racchiuse in due punti dal primo al quarto posto. I due pareggi premieranno il San Lorenzo, con Schelotto costretto a chiudere secondo e ad assistere al crollo dei suoi nel Torneo Final, chiuso al nono posto anche a causa del doppio impegno in Libertadores. Nel massimo torneo continentale, però, il Lanus si fermerà ai quarti, eliminato dal modesto Bolivar. Il Granate intanto ritrova Silvio Romero, che sarà capocannoniere del Torneo de Transicion 2014, ma non riuscirà a portare la squadra di Schelotto oltre al terzo posto, ultima piccola soddisfazione prima di salutare l’Argentina. Il 2015 si chiude infatti con un tredicesimo posto che vale soltanto l’accesso agli spareggi per la Copa Sudamericana, vinti contro il Gimnasia.

Al di là dei pochi trofei portati a casa e dei pochi talenti messi in vetrina, il Lanus di Schelotto ha saputo farsi strada grazie ad un gioco veloce, il cui punto di forza sono gli esterni. Il modulo principale adottato dal tecnico nativo di La Plata è un 4-3-3 classico, con un regista a dettare i tempi in mezzo al campo e due mezze ali dedite all’inserimento senza palla. Questo, tuttavia, sembra essere l’unico punto di incontro tra Schelotto e Iachini, oltre che tra Schelotto e Ballardini, con un centrocampo facilmente ipotizzabile nella sua classica composizione Hiljemark-Cristante-Chochev. La difesa, rigorosamente a quattro, dovrebbe restare tale, nonostante persino Ballardini sia arrivato a convertirsi alla linea a tre nelle ultime battute della sua esperienza palermitana. Il punto dolente, però, resta l’attacco. Vero che il 4-3-3 non è un dogma, ma Schelotto ha saputo tirare il meglio dai suoi bomber (Romero, Silva, e chissà, Gilardino) affiancandogli due esterni di gamba e di corsa. Detta così, sembra finalmente arrivato il momento di Quaison, che probabilmente ha trovato un allenatore capace di inquadrarlo nel ruolo giusto.

Il punto interrogativo è Franco Vazquez, ma la risposta Schelotto la conosce già. O si snatura il 4-3-3, facendolo diventare più un 4-3-1-2 con il Mudo falso esterno, oppure si rinuncia al regista (cosa fatta in alcune occasioni al Lanus) per spostare il fosforo sulla trequarti. A quel punto, il Palermo si ritroverebbe con un pressoché inedito 4-2-3-1, dove i centrocampisti verranno chiamati meno all’inserimento e dove gli esterni potranno spingere a volontà sfruttando la copertura dei terzini. E dove Vazquez, stavolta sì, potrà avere una collocazione degna della sua classe.

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