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parla il presidente dell'uefa

Palermo bocciato da Platini:
"Troppi stranieri, investite sui vivai"


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Michel Platini

Da imprescindibile serbatoio della Nazionale campione del Mondo nel 2006 all'attuale rosa composta per il 60 per cento da stranieri, il repentino cambio di strategia della società di viale del Fante non è passato inosservato agli occhi del presidente dell'Uefa: "Se non si investe sui vivai non si va da nessuna parte".


PALERMO - "Bisogna investire nei vivai, in Europa per i grandi club funziona l'8 home-grown players, cioè rose da 25 calciatori di cui otto cresciuti nel vivaio. Chiaro che se a Firenze o Palermo si comprano 20 stranieri, che incentivi hanno i giovani calciatori italiani?". Non usa giri di parole il presidente dell'Uefa Michel Platini, sulle colonne del Corriere dello Sport, per descrivere la profonda crisi che caratterizza il calcio italiano, prendendo ad esempio la gestione del club di Zamparini come evidente testimonianza della politica esterofila che rischia di infliggere la stoccata decisiva al nostro calcio. Il club rosanero, infatti, si è presentato ai nastri di partenza della nuova serie A con una rosa composta per il 60 per cento da stranieri. Dati, questi, che destano preoccupazione tra i vertici del massimo organismo calcistico a livello continentale.

A monsieur Michel, evidentemente, non sarà sfuggito il repentino cambio delle strategie di mercato della società di viale del Fante, sino a pochi anni fa imprescindibile serbatoio per la Nazionale. Della spedizione azzurra capace di aggiudicarsi il Mondiale tedesco nel 2006, ben cinque dei 23 eroi di Berlino sono riusciti a conquistare la fiducia dell'allora ct Lippi attraverso le ottime prestazioni in maglia rosanero: Grosso, Barzagli, Zaccardo, Barone e Toni, poi passato alla Fiorentina ma già titolare inamovibile dell'attacco italiano dopo i 50 gol in due stagioni siglati all'ombra del monte Pellegrino. Senza dimenticare le convocazioni di Guardalben e Brienza, per la fortunata tournée americana nell'estate del 2005.

A confermare la precisa volontà del sodalizio siciliano di puntare sui talenti homemade, la conquista dello scudetto Primavera nel 2009. Di quella formazione, rinforzata da un Hernandez ancora acerbo per la prima squadra, a fare fortuna è stato il solo Mazzotta, ora al Cesena, all'epoca definito da tifosi e addetti ai lavori l'erede naturale di Balzaretti ma mai preso seriamente in considerazione dai tecnici alternatisi nelle stagioni successive alla guida del Palermo.

Sempre quell'anno, nel suo breve interregno Walter Zenga lancia Totò Sirigu, altro prodotto del vivaio rosa, ora tra i pilastri della Nazionale di Conte e fresco di rinnovo con il Psg sino al 2018. L'anno successivo Delio Rossi valorizza Afriyie Acquah, successivamente ceduto al Parma. Da quel momento, nonostante gli ottimi risultati ottenuti dal settore giovanile, le attenzioni degli uomini mercato del club rosanero si spostano prevalentemente all'estero. Una scelta che non si rivela redditizia: tanti, forse troppi, gli stranieri passati inosservati e i cui acquisti hanno pesato in maniera più o meno determinante sul bilancio del club di viale del Fante: Joao Pedro, Zahavi, Labrin, Mehmeti, Varela, Simon, Sperduti, solo per citare alcuni recenti esempi.

Lo scorso anno arriva l'esplosione di Andrea Belotti, prelevato dall'Albinoleffe, capace di conquistarsi a suon di ottime prestazioni i galloni da titolare e la maglia dell'under 21, sino a divenirne una pedina irrinunciabile. A cavallo tra la fine della scorsa e l'inizio di questa settimana, il bomber bergamasco mette a segno tre reti determinanti per la conquista dei play off qualificazione all'Europeo di categoria, mentre nelle gerarchie di Iachini al momento occupa un ruolo da comprimario: sin qui solo due spezzoni di partita contro Modena e Sampdoria. Meno di dieci secondi di gara, invece, per l'ex baby rosanero Accursio Bentivegna. Disarmante la statistica degli under 25 italiani schierati dal Palermo dal primo minuto contro i liguri: zero. Forse è giunto il momento di invertire il trend. Platini è pronto a bacchettare ancora.

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