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Incubo difesa e mercato
Cosentino e Pellegrino sotto accusa


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Pablo Cosentino, vice presidente del Catania

La sconfitta in campionato contro la Pro Vercelli è l'ennesimo campanello d'allarme in casa Catania, dopo l'eliminazione in Coppa Italia e le tre reti subite in casa col Lanciano. Il reparto arretrato, per il quale ci si aspettava qualche rinforzo, sale sul banco degli imputati.

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CATANIA - Il clima è teso. Pesante. Pesantissimo. Tutto d’un tratto, ti accorgi che quel film dell’orrore vissuto nella passata stagione non si è ancora concluso. I titoli di coda non sono ancora passati e ad appena centottanta minuti dall’avvio del campionato cadetto è già tempo di processi. Ieri mancavano tre titolari come Calaiò, Gyomber e Chrapeck: può essere una giustificazione al tracollo? Certamente no. Ed, allora, sul banco degli imputati sono finiti, inevitabilmente, in due. Da una parte l’ad Pablo Cosentino; dall’altra mister Maurizio Pellegrino. Del resto, sono loro che devono spiegare cosa sta accadendo.

Nel corso della conferenza stampa dell’antivigilia di campionato, il braccio destro del presidente Pulvirenti lo ha aveva dichiarato con fermezza quasi disturbato, stizzito, dalle domande dei cronisti: “Il mercato è chiuso. Sono stanco di ripeterlo continuamente”. Fatto sta che risultati a parte, il campo ha, però, detto due cose ben diverse. La prima, sotto gli occhi di tutti, è che la difesa al momento non è in grado di offrire quegli interpreti capaci di calarsi nella parte: e se va bene pure che uno come Spolli ha forse bisogno di entrare ancora in condizione, dall’altra il flop di Peruzzi e Monzon è ormai una linea verticale che porta verso il baratro. La seconda è diretta conseguenza della prima: ovvero, il non essere riusciti ad individuare un paio di colpi last minute che sono poi quelli che mancano all’inguardabile Catania di questo inizio stagione. Sabato, per la cronaca, si va sul campo della capolista Perugia: sino a questo momento un rullo compressore capace di far fuori Bologna e Bari.

Tocca a Pellegrino dare la scossa. Non ci sono altre considerazioni da fare. Sul campo, giocatori e tecnico sono responsabili di quello che accade. Ieri, così come contro la Virtus Lanciano, al di là degli errori mastodontici della retroguardia, appare evidente che non vi sia alcun filtro a centrocampo: gli avversari, in questi centottanta minuti di campionato (e mettendo da parte la Coppa Italia di Cagliari) sono riusciti a mettere alle corde i rossoazzurri sfruttando la loro impossibilità di sostenere la difesa e rilanciare il reparto offensivo. Occorre rimediare. Ed in tutta fretta. Senza fronzoli: tocca a Pellegrino.


I supporters etnei hanno già dimostrato il loro attaccamento alla causa sottoscrivendo un numero record di abbonamenti. Ora, la società deve fare il suo. Ed un buon inizio, sarebbe quello -  in un momento già complicato - di non chiudersi nel silenzio com’è già accaduto lo scorso anno: serve parlare. Non serve accusare nessuno: la stampa, i complotti, o chissachè. Serve dire cosa si intende fare e come agire. In pieno rispetto di un ambiente che non sta facendo mancare il proprio apporto, il proprio calore, il proprio contributo.

Una curiosità, infine, sulla sfida tra gli etnei e la Pro Vercelli: in passato, i destini di Cristiano Scazzola e di Maurizio Pellegrino non si sono incrociati sì e no per una manciata di mesi. L’attuale allenatore della Pro Vercelli nel gennaio del 2003 era arrivato, infatti, alle falde dell’Etna per indossare la maglia del Paternò calcio del patron Marcello Lo Bue che a quel tempo militava in Serie C1. Una esperienza durata giusto il tempo di qualche mese con Scazzola che andò via a giugno poco prima dell’arrivo di Pellegrino sulla panchina paternese.


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