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Quei trentatré secondi fatali
E i tifosi bocciano Ceravolo


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Franco Ceravolo

Dopo l'ultimo giorno di mercato, il Palermo appare un'incompiuta: a fronte di 14 difensori, sono solo tre gli attaccanti, a cui si aggiunge il giovane Bentivegna. Makienok al momento è un'incognita, tocca a Iachini compiere il miracolo.


PALERMO - Quei trentatré secondi fatali. Non è il titolo di un film ma la beffarda conclusione del mercato del Palermo, che nell'ultimo giorno di trattative non è riuscito a definire il tanto atteso colpo che avrebbe dovuto completare il parco attaccanti dopo gli addii di Lafferty e Hernandez. Una giornata, quella di lunedì, iniziata male (con lo stop alla trattativa con la Lokomotiv Mosca per Obinna) e finita peggio, con l'ingaggio di Joao Silva dal Bari saltato proprio per una manciata di istanti. Una vicenda che ancora non ha una conclusione definitiva, visto che i due club hanno presentato ricorso: si attende una risposta dalla Lega già in giornata.

I tifosi, al termine del mercato, si sono scagliati contro l'operato di Maurizio Zamparini e di Franco Ceravolo, rei di tenere maggiormente in considerazione non le esigenze della rosa bensì quelle di bilancio, chiuso praticamente in parità: 14 i milioni spesi per gli acquisti di Makienok (2,3), Rigoni (1,4), Gonzalez (3), Chochev (2), Quaison (2), Feddal (prestito oneroso per 100mila euro), oltre ai riscatti di Belotti (2,5) e Laazar (700mila euro), contro i 13,9 incassati dalle cessioni di Hernandez (12, ma 5,4 sono destinati al Penarol), Lafferty (6) e Kurtic (1,3).

Tornando alla querelle Joao Silva, alcuni rumors circolati in tarda nottata all'Ata Hotel lasciavano trapelare che l'attaccante del club pugliese avrebbe accettato il trasferimento in Sicilia solo nei minuti conclusivi di una finestra estiva estenuante, con scarsa liquidità a disposizione del sodalizio di viale del Fante e tante trattative improvvisate nell'ultima giornata: prima Acquafresca, poi Guidetti offerto dal City, con Mancosu in stand-by e pronto ad accasarsi alla corte di Iachini, salvo poi attendere una chiamata dal Parma che alle 22.30 sfumava.

Un finale thriller, figlio di un'insufficiente gestione di un lasso di tempo importante: se la promozione in A, infatti, pareva acquisita già all'inizio di aprile, il mese successivo arrivava anche la certificazione della matematica. Il che avrebbe permesso ai vertici societari di programmare il riapprodo nel gotha del calcio nazionale con largo anticipo rispetto alle avversarie. Ma questo non è accaduto e fa quantomeno sorridere l'esagerato dislivello tra la composizione numerica del reparto difensivo, che può contare su ben 14 elementi, alcuni dei quali schierabili sugli esterni della linea mediana nel 3-5-2 di Iachini (vedi Daprelà, Pisano, Morganella e Laazar), rispetto a quella dell'attacco, rappresentato dai soli Dybala, Belotti e Makienok, quest'ultimi due alla prima esperienza in massima serie, a cui bisogna aggiungere il giovane Bentivegna.

A questo punto il tecnico di Ascoli Piceno sarà costretto a fare di necessità virtù, confidando nell'ausilio della buona sorte e dello staff medico, in attesa di valutare il centravanti ex Brondby, sul cui impatto con la massima serie si potrà ragionare a partire dalla sfida in trasferta sul campo dell'Hellas Verona. Al momento il Palermo appare come un'incompiuta, tuttavia sarà l'insindacabile giudizio del campo a confermare o smentire quella che al momento è solo una tesi priva di riscontro.

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