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Una domenica speciAle


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La storica penna rosanero ci racconta le ultime ore di vigilia dei tifosi rosanero, pronti a riabbracciare il massimo campionato dopo una stagione in serie B. Ma qualcuno storce il naso per il mercato sin qui avaro di grandi colpi.

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PALERMO - Ancora qualche ora e riecco la nostra tanto amata serie A. L’abbiamo aspettato per un anno intero, abbiamo sofferto per quarantadue sabati consecutivi, quant’è durata la lunga, interminabile serie B. In verità, per riaverla, abbiamo dovuto penare qualche settimana meno, cinque per la precisione, quando a Novara abbiamo conquistato la vittoria, che ce la restituiva anche in termini aritmetici e, quindi, non più confutabili. Come una liberazione da un lungo incubo.

Ed ora, alla prima, la Sampdoria di Mihajlovic, il serbo dal fiero cipiglio, che in campo, oltre alla tecnica, vantava un carattere di ferro, quello che, chiusa la sua carriera di calciatore, riesce, da allenatore, a trasmettere nell’anima dei suoi giocatori. Sarà la partita del ritorno nella massima serie, e già questo la rende speciale. Ancora più speciale la renderà il “popolo rosanero”, che sembrava essersi perso per strada dopo la retrocessione in serie B, in gran parte mai accettata al punto da disertare lo stadio e lasciare che i rosanero risolvessero quasi da soli, senza il suo sostegno, la pratica del ritorno in serie A. Settemila tifosi di media al “Barbera”, una cifra indecente, visto che il Palermo stava facendo interamente il suo dovere, dominando il campionato, una partita dopo l’altra. Perché loro, il grosso del “popolo rosanero” non voleva riconoscersi - non ci riusciva, dopo nove splendidi campionati in serie A - in quella categoria: la trovava avvilente e preferiva starsene a casa e seguirla da lì, in tv, la sua squadra del cuore. La retrocessione come un’onta, quasi una vergogna da nascondere in ogni modo, e quale modo migliore di quello di disertare il “Barbera”? Io, che tifoso sono prim’ancora che cronista, non riuscivo a perdonarli e ogni volta me ne lamentavo su queste stesse pagine, così come ringraziavo come meglio potevo gli irriducibili, quei settemila, poco più o poco meno, che c’erano comunque, col vento, col freddo, con la pioggia. La curva nord specialmente, quella inferiore di recente irresistibile ascesa, che non ha mai tremato e a poco a poco s’è trascinata tutta la curva, quella storica compresa – la curva nord superiore - in un unico incessante abbraccio. Ma la paura che il “popolo rosanero” non tornasse più quello di prima m’è rimasta anche dopo la promozione, il lungo ritiro precampionato anzi che lenire le mie pene le acuiva, visto che la campagna acquisti del Palermo non dava segnali confortanti. Nessun acquisto importante, un paio di stranieri semisconosciuti e il solo Rigoni di certo non potevano bastare per sanare una ferita che non aveva mai smesso di sanguinare: “Senza tre, quattro puntelli 'seri' questa squadra in serie A non ha dove andare. Rischia la serie B”.

Nella città rosanero, era questo il pensiero dominante, inutile nascondercelo. Era questa la paura che serpeggiava nell’anima anche del più irriducibile dei tifosi. Nella mia, c’era la paura, per me motivata, di non ritrovare nemmeno in serie A una cornice degna di pubblico, ovvero quei quindici-ventimila di media, a prescindere dall’arrivo al “Barbera” delle cosiddette strisciate, Inter, Milan, Juve. Una paura forte, concreta, alienante. Finché i nostri giocatori non sono tornati dal lungo ritiro in Austria e nel Trentino e ad accoglierli, in un pomeriggio arso dal sole, c’erano più di seimila tifosi, tutti accalcati nella curva nord, avvolti nelle loro grandi bandiere che, all’ingresso in campo di Barreto e compagni, sono esplosi in un lungo applauso da brividi; canti e cori incessanti, un abbraccio struggente che mi ha scaldato il cuore. Rieccolo di nuovo – mi son detto quel pomeriggio, anch’io in curva nord - il magnifico “popolo rosanero”, quello che non tradisce mai e c’è sempre, nel bene e nel male, nella vittoria e nella sconfitta. Non me l’aspettavo una risposta così bella e perciò la mia gioia è stata ancora più grande. Così che, questa sera al “Barbera” mi aspetto un abbraccio ancora più forte, da far tremare le vene dei polsi, come tornare ad essere quel dodicesimo uomo che colma il gap anche con gli avversari più titolati e rispedirli a casa con le pive nel sacco. Una vigilia così emozionante non la vivevo da dieci anni giusti, ed era un Palermo-Siena, al “Barbera”, naturalmente: era la prima di campionato di serie A, dopo trentadue di serie B e C: lo stadio come una polveriera e non poteva finire che con la vittoria, 1-0, gol di Toni. Ecco, me l’immagino identica Palermo-Sampdoria, prima di campionato della nuova serie A del Palermo: pubblico straripante e vittoria come immancabile epilogo.

Un sogno? Può darsi. E’ innegabile che una certa dose di scetticismo rimane, molti avrebbero voluto chissà che rinforzi, Lafferty non doveva andar via, Hernandez dev’essere sostituito da ben altri e non basta di certo un danese dal cognome impronunciabile. Ma è solo la vigilia e dobbiamo godercela e riempire lo stadio e far sentire sin da subito i nostri undici ragazzi undici leoni. E lo faremo. La curva nord tutt’intera trascinerà tutto lo stadio e il Palermo ci regalerà la prima vittoria del suo nuovo ciclo.

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