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il processo al palermo

Una gioia travolgente
nella bolgia del Politeama


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La vittoria contro il Novara consegna le chiavi della A al Palermo. Ecco come un tifoso doc ha vissuto il post-gara fra i colori rosanero in piazza Politeama.

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palermo, promozione, Sport, Palermo
PALERMO - “Semel in anno licet insanire”, ovvero : Una volta all’anno è lecito impazzire”. Ed io che non lo avevo mai fatto, ieri mi sono lascito andare, ho indossato cappellino (alla Iachini ma rosanero e con tanto di aquila rampante davanti), ho tirato fuori dall’armadio un bandierone rosanero, che giaceva lì da decenni e, sciarpa svolazzante al collo, sono sceso in strada e corso, manco fossi un ragazzino (ma tale mi sentivo) verso il Politeama, dove già folleggiavano migliaia di tifosi, tutti radunati attorno alla magnifica statua di Ruggiero Settimo. Che deve essersi sentito preso dai turchi, inghiottito com’era in una immensa nuvola rosanero, fatta di bandiere, festoni e striscioni. Mentre rimbombavano tutt’intorno i cori e i canti di festa per una promozione strepitosa, arrivata in anticipo di ben cinque giornate sul sigillo finale del campionato.

Ma dicevo: mi sono lasciato andare e ho fatto bene perché certe trasgressioni, quelle che partono dal cuore, non possono che allungare la vita. Non lo avevo fatto mai prima, pur vivendo per vent’anni ed oltre, gomito a gomito con gli ultras della curva Nord, sin dai tempi epici dei Vicè u pazzu, Pino u tasciu, Paluzzu, Marlon Brando, Gianni u ricuttaru, Francu u varbieri, Mauriziu u seduttori e tanti, tanti altri che hanno reso lieve la mia giovinezza e, soprattutto, bellissima e invincibile la mia passione per il Palermo. Non lo avevo mai fatto, quello di “travestirmi” tutto di rosanero e infilarmi dentro la grande macchia di tifosi sotto la statua di Ruggero Settimo, nel luogo consacrato come simbolo del tifo rosanero.

Non lo avevo mai fatto perché un giornalista non fa certe cose, non è sul luogo per partecipare, ma per testimoniare ed è giusto, sacrosanto così. Ma ieri, dopo l’1-0 al Novara, la matematica promozione sigillata in cassaforte e le parole di mister Iachini, il duro, che, dopo trentuno giornate di inflessibile impegno, ha un cedimento e gli trema la voce: “A chi dedica questa promozione, mister?”, gli aveva appena chiesto la bella inviata di Sky e lui: “Alla mia famiglia, che mi dà sempre la forza di credere nel mio lavoro”. Ed ancora: “Cos’è questa vittoria per lei?” “Una gioia immensa: quella di aver fatto felice la nostra gente!”. Ed è qui che la sua voce si incrina e si percepisce un velo di commozione nei suoi occhi. E sembra lo percepisca anche il capitano, Edgar Barreto - impegnatissimo come i suoi compagni a festeggiare sotto la curva dei duemila tifosi rosanero, arrivati da ogni parte d’Italia - gli si avvicina, gli toglie il famoso cappellino, gli sfiora la guancia con un bacio e gli dice. “Ciao, mister”. Il gesto mi ricorda un altro capitano e un altro allenatore, due altri grandi esempi di stupendi uomini di sport : Zoff che bacia Bearzot, impegnato ai microfoni della RAI, dubito dopo la vittoria ai Mondiali di Spagna dell’ ’82.

A quel punto mi sono lasciato andare, è stato un impulso irresistibile, ho guardato negli occhi mia moglie senza dirle una parola, perché bastavano i gesti, ho indossato, ho afferrato, ghermito, preso al volo tutto il materiale rosanero a disposizione nei meandri di casa mia e sono volato via come una ventata. Ero lì, davanti a mia moglie e ai suoi occhi benevoli e un attimo dopo non c’ero più. Mi pare d’averla sentita gridare. “Portati l’ombrello, che fuori piove!”.

E mezzora dopo, non ricordo come ho fatto, ero già lì, in mezzo alla bolgia assordante del tifo impazzito di felicità e mi sono sentito – finalmente e veramente – uno di loro. Uno come loro. Al punto che un collega di una tv, neanche palermitana, mi ha riconosciuto e piazzato subito il microfono davanti alla faccia, sollecitando un commento, mentre nel suo sguardo c’erano stupore e incredulità. Come se io fossi un marziano e lui il imperturbabile cronista, che crede di vivere di certezze e magari sono solo stereotipi. Non so quel che ho dichiarato, so solo che ero felice ed uno ch’è felice può dire quel che vuole. E mi pare di aver detto anche che al Politeama c’era finalmente tutta la gente che avrebbe dovuto esserci allo stadio, e non c’era stata. Dissi pure che, pur felice, un rammarico mi rodeva: non essere stato lì, al “Piola” di Novara, a partecipare in diretta con i miei sodali rosanero alla promozione del Palermo. Ma dubito che il collega abbia poi registrato tutto quel che ho detto e non abbia, come succede di solito, tagliato a più non posso… tanto a chi interessa?

La partita l’avevo vista con i soliti amici che mi tengono compagnia quando il Palermo gioca in trasferta e si percepiva nell’aria come un pensiero cattivo: quello che, per quieto vivere, le due squadre non si sarebbero dato un gran da fare per vincere… Tanto pareggiare sarebbe servito ad entrambe. E ad un tratto uno degli amici, - c’è sempre uno, nel gruppo, che la sa più lunga degli altri o, almeno, ne è convinto - si lascia sfuggire di bocca la seguente malignità: “Chi glielo fa fare andare a rischiare? Il risultato è già scritto: 0-0!”. A voce alta, anzi stentorea, come avesse parlato l’oracolo.

I “Vaffa” che gli sono arrivati come risposta sono il doppio, se non il triplo dei presenti, ma quello che lo messo a tacere senza diritto di replica è stato il mio “parlare”: “Taci tu, c’onni capisci nienti! Iachini se li mangia vivi ad uno ad uno se avverte aria di babbìu… Lui vuole vincere. Sempre!”. E, sin dalle prime battute, vista la determinazione dei giocatori dell’una e dell’altra squadra, ho intuito d’esser stato facile profeta. Con il Palermo nettamente padrone della situazione ed un Hernandez subito calato in partita come non s’era visto mai. Prima del gol della vittoria, era stato infatti l’uruguagio a rendersi pericoloso (al 3’, di sinistro e al 40’ di testa, sempre su assist di Pisano, con paratone del numero 1 novarese). Poi il gol che sbloccava risultato e partita, sigillato, come detto da un guizzo di Vazquez, dopo corner battuto da Barreto, dribbling e tiro di Dybala. Il secondo tempo registrava un giro di valzer rosanero a base di fraseggi argentini Dybala-Vazquez, sgroppate di Pisano e Lazaar lungo le fasce, presidio invalicabile di Barreto e Bolzoni a centrocampo, il tutto mentre il Novara si agitava inutilmente nel tentativo di avvicinarsi (solo avvicinarsi) alla porta difesa da Sorrentino. I soliti cambi chirurgici di Iachini, mai fermo, mai domo in panchina, con Lafferty che rileva Dybala al 25’ e, subito dopo, su assist di Hernandez, un suo gran tiro che prende in pieno il palo e al 31’ con Hernadez finalmente solo davanti a Kosinsky, sembra gol ma si è decentrato troppo e tira sull’esterno della rete.

Ma non è finita ancora, Hernandez ha un altro guizzo degno dei suoi tempi d’oro e smista a Pisano una palla che chiede solo d’esser spedita in fondo al sacco, E Pisano ci prova, alto che, ma ci mette troppa foga e scarsa precisione, così il tiro, forte e teso, incoccia le mai protese del portiere novarese … Ed è anche questo un gol sprecato: ma che importa? La festa comincia subito dopo i tre minuti di recupero e sembrano tutti impazziti, giocatori e tifosi. E non solo: ci sono anche accompagnatori e amici d’occasione, tutti in campo a correre braccia al cielo verso la curva, tutta colorata di rosanero. E si vedono spogliarelli e lanci di maglie e non solo, anche di calzoncini, tanto chissenefrega se qualcuno resta in slip, poi nello spogliatoio ci sarà champagne a fiotti che non risparmia nessuno. Neanche il povero Perinetti, col suo giaccone e i suoi occhialoni fuori tempo, così bagnato che sembra uscito dal mare di Mondello.

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