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il processo al palermo

L'onestà di Rastelli
contro i più forti


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Il tecnico dell'Avellino è il vero protagonista nel successo rosanero al 'Barbera'. È il primo tecnico avversario ad ammettere la schiacciante superiorità della formazione allenata da Beppe Iachini.


 

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“Siamo rimasti in partita fino all’ultimo, ma avevamo di fronte una squadra di un’altra categoria!”.

Finalmente un allenatore che ha l’onestà (e l’intelligenza) di non cercare scuse e alibi vari per spiegare una sconfitta ancora più netta ed evidente di quanto non dica il risultato.

Massimo Rastelli, classe ’68, campano di Torre del Greco, si sta rivelando migliore come allenatore di come fu come giocatore: era un attaccante esterno, rapido e veloce, che ebbe un’onesta carriera, divisa fra serie A (Piacenza) e serie B. Ieri ha presentato al “Barbera” una squadra messa bene in campo, coriacea e capace anche di buone trame di gioco. E alla fine, al microfono dei gentilissimi (con tutti, perdenti e vincenti) intervistatori Sky ammette quello che per altro è lapalissiano, e cioè che il Palermo è la squadra più forte del campionato e ha vinto meritatamente. Lui, Rastelli, napoletano furbo quanto intelligente, così facendo dà ulteriore lustro alla bella prova della sua squadra, capace di resistere alla superiorità rosanero per oltre cinquanta minuti. Precisamente fino al 55’, quando al termine di una fitta trama avvolgente, che parte da un invito nello spazio di Vazquez per un cross dalla fascia destra dell’ottimo Stevanovic, allungato di testa dall’appena subentrato (a un Dybala, che non gradisce affatto) Lafferty, irrompe di destro Barreto per mettere imparabilmente in rete. E’ il gol che sblocca la partita, gol “lavorato” e più sofferto del previsto, per via della strenua resistenza dei “lupi irpini, che fanno un pressing asfissiante, che inizia dalla nostra metà campo, e ripartono in contropiede, appena intravedono uno spiraglio. E Iachini lì davanti ha i soliti due, quelli che di recente gli hanno cambiato la faccia e il gioco della squadra, i due argentini redivivi, uno mai visto e considerato prima (Vazquez) e l’altro ripescato dal fondo del pozzo, dopo un inizio di campionato in chiaroscuro e un lungo infortunio, patito nella partita interna con il Trapani. Iachini s’immaginava un’altra partita, una tipo Brescia, con i due argentini ad ispirare le manovre migliori per un gioco d’attacco rapido e ficcante, ma si trova di fronte a due variabili, evidentemente impreviste: una, il clima e cioè il fondo campo diventato sporco e pesante a causa della pioggia, ricomparsa all’improvviso, dopo una settimana ed oltre di bel tempo; l’altra, l’avversario, sceso al “Barbera” con il solito suo piglio battagliero, ma con in più una umiltà e uno spirito di sacrificio, entrambi propri della mentalità del suo allenatore. Così, nel vischio di quel fondo campo, i due “tangueri” argentini si sono un po’ persi, i loro uno-due partivano a stento e, soprattutto, non arrivavano mai al dunque, perché soffocati e, all’occorrenza, trucidamente picchiati, dai vari Izzo, Fabbro e Millesi. Il tutto mentre l’arbitro, un giovincello dalle movenze da ballerino, tal Roca di Foggia, non vedeva e, quindi, non fischiava i calcioni, gli spintoni e le trattenute in area ai danni del povero Dybala. Che in una rovente mischia in area irpina, dopo un corner battuto da Barreto, veniva letteralmente trascinato giù da Fabbro, che l’afferrava per la gola, e lo faceva così platealmente che se n’accorgevano tutti, anche a chi sta lassù in alto, tipo Montepellegrino, e vede e provvede di conseguenza. Solo l’arbitro non vede, non sente e… non fischia.

Ma l’1-0 dei rosanero sblocca la gara anche sotto il profilo spettacolare perché da quel momento a giocare la partita non è solo il Palermo ma anche l’Avellino, che rompe gli indugi e avanza il suo baricentro di una ventina di metri. Ed è a questo punto che il Palermo conferma di essere il migliore in senso assoluto della categoria, perché difende ancora meglio di come attacca e se gli concedi spazi invitanti, lui se li prende e ti castiga. Sorrentino deve solo far fronte ad un paio di incursioni di Zappacosta, uno che di maglia ha il “2”, in teoria fa il terzino, ma sa avanzare da attaccante e rendersi molto pericoloso. Così al 70’ sventa di piede, cioè come meglio non era possibile, un fendente di Zappacosta dal limite dell’area di rigore. Ma è l’unica vera minaccia portata dall’Avellino, perché Iachini se no che ci sta a fare in panchina, oltre prendersi una vagonata d’acqua, per ripararsi dalla quale ha solo il suo benamato cappellno? Lui guarda e capisce all’istante e inserisce subito dopo Pisano per l’esausto Stevanovic, che ha giocato alla grande, facendo l’ala a tutto campo, da un’area all’altra, insomma da punta esterna ma anche da terzino. E Pisano ha energie e forza da vendere e si adatta meglio in fase difensiva, ma non disdegna quella offensiva, sia pure con esiti e stile diversi. Ed infatti parte dalla sua fascia una delle più belle trame d’attacco del Palermo con un triangolo a cento all’ora Vazquez, Lafferty, Vazquez, che libera l’argentino a due passi da Seculin, che gli esce incontro a catapulta e sventa di piede un gol quasi fatto. E il tifo? Uno spettacolo nello spettacolo. Stavolta sono in 14 mila a tifare senza tregua: inni e cori sospingono il Palermo verso un’altra splendida vittoria e non c’è settore che non dia il suo contributo, a cominciare come sempre dalla curva Nord, che è un tripudio di bandiere rosanero, che brillano, tramate da una fitta pioggia d’argento. La partita si avvia alla sua conclusione e la tensione cresce a dismisura perché, malgrado tutto, il risultato resta sospeso in quell’1-0 che non concede tregua a noi poveri tifosi. Come uscirne fuori, senza fare il secondo gol, quello della sicurezza? A questo punto, non bastano più la classe e lo stile, a questo punto ci vuole il cuore. E chi meglio dei Barreto, dei Lafferty, dei Bolzoni, dei Munoz e Andelkovic, per non dire di un sontuoso Terzi, fino a ieri criticato e stavolta davvero un gigante della sua area di rigore. E che dire di Lazaar, il marocchino che va sempre all’attacco, che non si ferma mai, che costringe il suo avversario a diventare terzino, per frenarne l’impeto? E’ proprio lui, l’ex Varese, che all’87’ parte come un treno dalla sua area, travolge in velocità i due che gli si parano davanti e, giunto sul fondo, crossa con quel suo sinistro ammaestrato. E’ un proiettile quello che parte dal suo piede e arriva su quello di Lafferty, che tenta di stopparlo e invece lo sbatte contro lo stinco di un avversario: da quell’intreccio vien fuori una palla bellissima per il destro di Bolzoni, piazzato appena dentro l’area di rigore. Il maratoneta rosanero non ci pensa su un istante e scocca il tiro del 2-0, con la folla impazzita di gioia e tutta la panchina già dentro il campo a festeggiare. Come festeggia alla fine tutta la squadra, con in testa Iachini, correndo sotto la curva Nord. La scena è avvincente, sembra un manifesto dove sta scritto a caratteri cubitali: PALERMO SERIE A. Così ormai è per tutti, ma a frenare precoci entusiasmi ci pensa come sempre Iachini, davanti ai microfoni Sky: ha avuto appena il tempo di cambiare cappellino, liberarsi del primo diventato un cencio sfatto per la pioggia e indossarne un altro, e mi sorge spontanea una domanda doppia: “Ma quanti ne ha? E dove li tiene?” . Iachini – dicevo - frena gli entusiasmi: “Dybala non era contento? E chi lo è quando viene sostituito? Io, però, devo pensare prima al bene della squadra e questo lo sa anche lui. Siamo stati bravi, anzi bravissimi a battere un avversario così rognoso, ma ora c’è da pensare alla prossima, mica una qualsiasi: c’è il Trapani, e là non aspettano altro che di farci la … festa per la serie A!”.

Noi l’aspettiamo a viso aperto e gli diciamo: tranquilli, la festa ce la faremo da soli, al momento giusto. Non abbiamo fretta e sarà bella come quella di dieci anni fa…

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