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L'INIZIATIVA

Promozione rosanero vicina
ImbandieriAmo la città


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Il Palermo (facendo gli scongiuri) è a poche domeniche dal suo ritorno in serie A. E' qui la festa?

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Questo è il momento della nostra speranza. Apriamo i cassetti. Gettatiamo via la maglia delle squadre straniere. Tiriamo fuori la vecchia, sdrucita bandiera rosanero. Appendiamola al balcone, al vaso da fiori, alla nonna seduta in cucina, ma appendiamola. Facciamo in modo che questa città sia una sbandierata in fiore da qui fino alla fine del campionato. In ballo c'è molto di più della promozione in serie A. C'è la felicità.

Ricordate l'aria elettrica di quella sera, l'aria pazza di Palermo-Triestina? Ci arrivammo con una fame centenaria, un appetito da lupi. Solo i più vecchi avevano già visto la serie A e ne raccontavamo le imprese, come se fosse la guerra di Troia, un periodo epico, inimmaginabile, irripetibile. E raccontavano di Renzo Barbera, il presidentissimo dai capelli candidi, l'uomo che pareva un gelsomino ambulante quando incedeva, per la chioma bianca e per il profumo di onestà che lasciava dietro di sé. E raccontavano di partite trascorse, uscite dalla penna di Soriano o di Caminiti (Benvenuto), di eroici gol di testa ad Albertosi, di un mondo adagiato nella dimensione irraggiungibile del mito. Poi venne appunto Palermo-Triestina, la promozione della Banda Guidolin – uno squadrone fortissimo –, il sogno a occhi aperti. E, come sempre capita, la felicità generò altra felicità. Altra speranza. Se il Palermo batte la Juve, perché Palermo non può sconfiggere i suoi mali? Se Brienza segna a Buffon, perché Palermo non può fare gol, scrollarsi di dosso le sue paure e provare a volare?

Fu un momento, l'attimo di una notte già svanito all'alba. Si capì subito che il pallone obbedisce solo al pallone, che i sogni sono fatti di un materiale dispettoso e gassoso. Si disperde, se lo passi da un contenitore all'altro. Anche il muscolo calcistico via via si afflosciò. Il grande Guidolin cambiò contrada. Al 'Barbera' passarono magnifici predicatori nel deserto, puntualmente fischiati da certo pubblico incompetente che pontifica e strepita. La finale di Coppa con l'Inter rappresentò l'apice che inverò la fase discendente fino alla serie B.

Oggi non c'è la stessa gioia di allora. C'è una malinconia di riflusso. Forse perché la promozione possibilissima è considerata un atto dovuto (e non lo è mai). Ma dove non arriva l'entusiasmo intervenga la volontà. Il primo gesto? Aprire il cassetto, prendere la vecchia bandiera, indossare qualcosa di rosanero, da palermitani, se non proprio di tifosi del Palermo: continuare o cominciare a farlo. Imbandieriamo la città. Ricopriamola di gioia. Impariamo a sorridere ancora. Forse un giorno ci guarderemo davvero allo specchio. E sapremo finalmente essere orgogliosi di noi stessi (rp).

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