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Il processo del sabato

Segnali incoraggianti
con Iachini in panca


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Cambi azzeccati, grinta giusta in campo e una buona dose di gol. L'arrivo di Iachini, che conosce il calore della Palermo calcistica porta nuove speranze nel pubblico rosanero.


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PALERMO - Arriva Iachini e il Palermo vince 3-0 e poteva vincere con uno scarto ancora maggiore se i vari Hernandez e Dybala non avessero sprecato (o scagliato sui pali) una mezza dozzina di palle gol.
Ch’è successo in soli 4 giorni? Un prodigio? Un miracolo? Niente di tutto ciò. È solo arrivato un allenatore esperto, che conosce l’abc del calcio e ne applica, con semplicità di idee e di schemi, le regole fondamentali. Che sono: corsa, rigore tattico e spirito di sacrificio. E’ infatti risaputo il principio secondo il quale il mestiere - alto o basso che sia il suo profilo - non si improvvisa, né tanto meno si inventa. Ed è, invece, quello che il presidente avrebbe voluto accadesse, quando ebbe la stravagante idea di far sedere sulla panchina rosanero un giovanotto, che l’allenatore non lo aveva fatto mai prima. Insomma, una cosa è fare il giocatore, un’altra, ben diversa, l’allenatore, ed entrambe le faccende vanno sbrigate con pazienza, disciplina, umiltà. Solo così, imparando giorno dopo giorno, tra errori, successi e delusioni, si impara un mestiere: è tutta una questione di gavetta, che non è mai una cosa semplice, qualunque sia la strada che si è scelta. Se poi si tratta di far l’allenatore, beh, qui ci vuole ancora più gavetta, perché il talento naturale - ammesso che ne esista uno che consenta di diventarlo più presto del dovuto – serve quasi zero.

E s’è capito abbondantemente con Gattuso, che allenatore senz’altro diventerà, quando avrà maturato le sue esperienze. E non un giorno prima. Cos’è successo, dunque, ieri contro la pur derelitta Juve Stabia? Semplice: il Palermo, prima sulla carta (vedi le “novità” di formazione introdotte da Iachini) e poi sul campo, è subito diventata una squadra. Che magari sbagliava l’ultimo passaggio (e qualche volta anche il penultimo), la sua manovra era tutt’altro che fluida, il livello del gioco nient’affatto brillante, ma si vedeva ad occhio nudo che finalmente la squadra aveva un copione da seguire, che ogni giocatore seguiva un canovaccio e lo applicava diligentemente, tanto è vero che la Juve Stabia, pur vogliosa e smaniosa di riscatto dopo le ultime delusioni patite, non beccava palla, non si affacciava mai nell’area di rigore rosanero.

E così, dopo una decina di minuti - lotta di stinchi e pallonate varie, più che di calcio ragionato - il Palermo di Iachini ha cominciato a mostrare il suo nuovo volto, fatto di rigore tattico, spirito di sacrificio e, soprattutto, capacità di coprire ogni angolo di campo, così che Sorrentino non venisse mai chiamato in causa. E cioè: Bolzoni sulla fascia destra a macinarla da un angolo all’altro del campo e, dietro di lui, Morganella e la sua criniera bionda.

Tutti e due a darsi mutuo soccorso al fine di bloccare Vitale, l’esterno basso gialloblù, che questa estate Perinetti cercò di portare in rosa. Un vero talento, dotato di scatto, dribbling e vigore fisico, che andava marcato quasi ad uomo e che, evidentemente, Iachini, da allenatore esperto qual è, conosceva bene. Il ragazzo si è dato un gran da fare impegnando allo spasimo due lottatori instancabili come Bolzoni e Morganella e, tuttavia, facendosene beffe più di una volta.

E in un’occasione, infatti - l’unica avuta dalla squadra stabile – se li è bevuti entrambi per giungere solo soletto davanti a Sorrentino e superarlo con uno “scavino”. Sarebbe stato gol strepitoso se un piede benedetto (per noi, ovviamente, che amiamo il Palermo) non l’avesse respinto proprio sulla linea fatale. Per il resto è stato tutto un monologo rosanero, che sbloccava il risultato abbastanza agevolmente su azione da corner, batti e ribatti e piedino d’oro De Gannaro a mettere in rete. Da lì è cominciata la sagra delle occasioni sprecate, pali e traverse e gol mangiati, ora da Hernandez (il più famelico) ma anche da Dybala e De Gennaro. Col risultato in bilico fino ad una decina di minuti dalla fine, il fatto che la Juve Stabia non creasse pericoli seri alla porta di Sorrentino, non ci faceva stare tranquilli per niente lo stesso, perché nel calcio, quando si sprecano molte occasioni, spesso si viene puniti. E’ successo con lo Spezia, appena sette giorni fa e quindi il patema d’animo non ci consentiva di godere pienamente dei progressi evidenti che stava mostrando il Palermo come squadra, come organizzazione tattica. Insomma, come gioco. E qui interviene di nuovo l’abilità, il mestiere dell’allenatore, che non si è dato a cambi emotivi o, peggio, isterici, dettati dalla rabbia.

Tutt’altro: sembrava l’unico tranquillo, anche se, a vederlo in panchina, poteva dare ben altra impressione. Solo al 66’ sostituiva un esausto Di Gennaro, che la sua parte di rifinitore dietro le due punte, gol a parte, l’aveva recitata egregiamente, con Pisano. E qui si è sentito (sia pure lievemente, data la sparuta densità del pubblico sugli spalti) un ululato di delusione, se non di sorpresa: “Ma come – qualcuno ha azzardato – togli un trequartista e metti un difensore? E che fa, ti scanti ra Juve Stabia?”.

Niente di più sbagliato, perché la mossa ha dato subito i suoi frutti: Iachini aveva visto che De Gennaro non copriva più quel minimo che doveva e che Verre - brillante la prova del giovanissimo ’ex romanista - non reggeva più la doppia veste di cursore ed incursore sulla sua fascia sinistra. Dove, appunto, premeva disperatamente la Juve Stabia, soprattutto dopo l’ingresso di Sowe al posto di Doukara. Pisano non sarà un modello di tecnica né di eleganza, ma per fare a spallate e garantire con la corsa copertura su tutta la fascia, è buono ed anche di più. La Juve Stabia, infatti, si è spenta e il Palermo, nel giro di pochi minuti, anche per la seconda opportuna sostituzione – quella di Dybala (73’), una volta ancora più fumo che arrosto – con Lafferty, ha prima raddoppiato su rigore (guadagnato e strasformato da Hernandez) e poi triplicato con lo stesso nordirlandese, che è davvero bravo nei calci piazzati, che esegue da vero maestro, capace com’è di aggirare la barriera e spedire il pallone là dove il portiere non può mai arrivare (ricordate la punizione-gol con il Cesena?). Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino…

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