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IL PROCESSO AI ROSANERO

Punizione eccessiva
Gattuso merita fiducia


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Le statistiche del match dei rosanero la dicono lunga su chi avrebbe merirato il successo, otto tiri contro i due degli spezzini. Se Munoz non ci avesse messo lo zampino.


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Benvenuto Caminiti
PALERMO - Stavolta voglio andare controcorrente e se mi viene addosso una valanga di improperi e proteste non me ne lamenterò: me la sarò meritata.

Comincio, quindi, subito col dire che mai sconfitta fu più ingiusta di quella subita ieri, sull’unica azione offensiva (chiamiamola pure così, ma in effetti si trattava di un banale contropiede) dello Spezia, lungo l’out di sinistra (destra per il Palermo), là dove dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, visto che nella realtà non succede quasi mai) vigilare e provvedere di conseguenza il buon svizzero-franco-italiano (di cognome) Michel Morganella.

Dunque: scatto – l’ennesimo della partita – del vivace Migliore, esterno spezzino, che spezza, difende e riparte, senza un attimo di tregua. Giunto a pochi metri dalla linea di fondo, approfittando della posizione sbagliata del suo contraltare, Morganella, appunto, crossa verso il centro. Così, alla sperindio. E’ una palla qualunque, già perfettamente “inquadrata” dall’occhio vigile di Sorrentino che fa il dovuto passetto in avanti per farla sua, solo che sulla traiettoria si inserisce un’ancata assolutamente casuale dell’irrompente Munoz. Risultato: Sorrentino spiazzato e palla che rotola in rete: 1-0 per lo Spezia e palla al centro!

Perché controcorrente e perché immeritata? Ho usato questi due termini, dopo averli “pesati” attentamente: controcorrente perché prevedo gli anatemi che mi tirerò addosso per non aver voluto sparare anch’io nel mucchio, com’è abitudine diffusa dopo una sconfitta e, precisamente, dopo la seconda sconfitta rosanero in appena cinque giornate di campionato. Me ne diranno e scriveranno di tutti i colori, d’altronde siamo un popolo di allenatori e se un cronista, non un tifoso qualunque, uno che, insomma lo fa per mestiere, non si indigna per una sconfitta, subita ad opera di una squadra decimata dagli infortuni, una squadretta che ce ne sono tante in serie B, mentre noi dobbiamo dominare e stravincere il campionato perché siamo il Palermo, beh, questo cronista cambi lavoro, perché quello che ha scelto non fa per lui. E se va controcorrente proprio dopo l’1-0 subito al “Picco” di La Spezia, vuol dire che ha visto un’altra partita o … era distratto da altri pensieri.

Immeritata, poi, perché - pur se distratto o perso in altri pensieri – sono i numeri della partita a consacrarla come tale: otto tiri nello specchio per il Palermo e solo 2 per lo Spezia, otto calci d’angolo per noi e due per loro, possesso palla rosanero più del doppio di quello spezzino. E i numeri, si sa, non mentono mai.

Ma andando più sul concreto, sui fatti di cronaca, diciamo così, il Palermo per tutto il primo tempo è apparso contratto e spaventato, come avesse davanti chissà che squadrone e, infatti Gattuso aveva rinunciato in partenza a Stevanovic per il più rude e possente Ngoyj. Risultato: Spezia quasi invogliato ad attaccare e partenza choc per i rosanero, che se li vedono spuntare, gli avversari, da tutti i lati, senza riuscire ad arginarli. Così quelli arrivano al tiro un paio di volte, entrambe con Ferrari, il centravanti ex Verona, un vero ariete che, insieme ad Ebagua, che gli crea gli spazi dovuti, è capace di far davvero male.

Insomma, il Palermo nei primi venti minuti sembra una barchetta sballottata dalle onde del mare; Sorrentino non tocca una palla, sol perché ci pensa la traversa o il palo basso alla sua sinistra. Ma Ferrari si fa male ed esce subito dopo e la furia dello Spezia esce insieme a lui. Così il Palermo si scuote, deve farlo, anche perché per la prima volta dispone del Dybala vero, quello costato dodici milioni, il talento-baby decantato da anni e mai veramente comparso all’orizzonte rosanero. Il Dybala di ieri, invece – e si vede subito – è un giocatore di un’altra categoria, l’unico capace di inventare azioni da gol, suggerire palle deliziose ai suoi compagni di reparto, Hernandez e il forte e rude Lafferty.

E giusto all’inizio della ripresa, Dybala si esibisce nel meglio del suo repertorio e non c’è avversario che riesca a tenergli testa; lui gioca praticamente a tutto campo, arretra fin quasi nella sua area di rigore, poi parte in dribbling, scarta gli spezzini ad uno ad uno e infine suggerisce palle gol come fossero cioccolatini. Su una di questa Lafferty, generoso ed instancabile come sempre, si avventa di testa e disegna una parabola che sembra inafferrabile. Per chiunque, tranne che per il bravissimo e giovanissimo portiere spezzino, già autore di una mezza dozzina di belle parate (il più delle quali su incursioni del’argentino).

Si chiama Leali e a suo tempo, il suo scopritore, Spinelli, presidente del Livorno, disse di lui: “Questo ragazzino è il Buffon del futuro!”. Sembrò un po’ a tutti un’esagerazione, tipica dei presidenti di calcio che vogliono super monetizzare i propri “gioiellini”, ma ieri, contro il Palermo, il ragazzino ha dato l‘ennesima conferma che, seppure enfatizzata, la previsione di Aldo Spinelli era tutt’altro che campata in aria. Leali si è arrampicato lassù in alto per andare a spizzicare quel pallone micidiale di quel tanto (quel poco) che bastava per sbatterlo contro la traversa.

Ho ancora davanti agli occhi lo sguardo smarrito, incredulo, di Lafferty, ripreso dalla telecamera Sky in primo piano. Sembrava dire a se stesso: “It’s impossibile!”. O come quell’altra occasione, ancora più ghiotta, ancora più solare, che Dybala inventa per lui a pochi minuti dal termine, dopo azione ubriacante e cross a mezz’altezza. Il nordirlandese arriva su quella palla, che è più dolce di un babà, col piede, nell’occasione, sbagliato, il destro e la scaraventa fuori.

E prima ancora, su assist di Hernandez (un Hernandez deludente, che sembra stentare a trovare la giusta condizione fisico-mentale) lui spara di destro meglio che può ed anche stavolta sembra gol. Ma non per Leali, che si distende lungo quant’è lungo e devia in angolo. Ecco, perché sono controcorrente e parlo di sconfitta immeritata. Ora fate pure, dite anche che non ne capisco nulla, ci sono abituato da quand’ero ragazzino e al calcio ci giocavo anch’io e so che non sempre la partita la vince la squadra che merita di più.

p.s. Un appello, l’ennesimo, al presidente. So che non serve a nulla, ma me lo detta il cuore: Gattuso merita fiducia, direi di lasciarlo lavorare tranquillo. Non aggiungo altro, non ce n’è bisogno.

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