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l'analisi

Ilicic strozza il barrito etneo
E il sogno resta ancora vivo


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Josip Ilicic, ancora decisivo

Il gol di Ilicic all'ultimo respiro rimanda una sentenza di morte sportiva e fa in modo che il Palermo possa sperare ancora. Ma quante recriminazioni.


PALERMO- L'elefante, inteso Liotru, aveva già lucidato la proboscide e stava per emettere il suo barrito di trionfo. Il nemico di sempre, con la giacchetta rosanero sdrucita, in un angolo del campo a mendicare un punticino. Lo stadio che urlava compatto: "Serie B, serie B!". Noi, davanti alla Tv, attoniti. Già stavamo cominciando a elaborare il lutto. Se fosse finita uno a zero per i cugini, col golletto di Barrientos, avreste letto un altro articolo. Titolo: "Lacrime rosanero di coccodrillo". Poi, dalla camera da pranzo, si è levato un timido sospiro: "Pareggiamo". Preservo l'identità del sospirante, onde evitare postume vendette etnee. E pareggio fu. Il passaggio di Santa Rosalia. La spizzatina di Hernandez. La palla che transita nel muro della difesa catanese. E chi c'è? Lo sloveno, nostra croce e delizia, oggi delizia. Uno a uno. La proboscide si ammosciò - ricorderanno i posteri - quando già era pronta a festeggiare. Con un punticino clamoroso al 'Massimino', fu 'Cibali', il Palermo - che qui è solito perdere pure quando è più forte - non abbandona le speranze di salvezza. Date le premesse, è tanto, anzi, quasi tutto.

Il Catania è una bella squadretta d'assalto. Il suo tecnico, Maran, è uno superbravo, capace di mettere insieme complessi che funzionano come orologi svizzeri. Bravissimi sono i suoi ad allungarsi e accorciarsi come un elastico. Si rapprendono a metà campo, scattano in avanti a fionda e fanno male con i tre peperini dell'attacco. Il Catania è largamente superiore al Palermo. Tra loro e noi passa la stessa differenza che c'è tra un insieme di qualità e una truppa di poco dotati che ci mettono fette gigantesche di buona volontà e qualche perla di fuoriclasse svagati o affaticati. E qui ci starebbero bene le lacrime rosanero di coccodrillo.
Se la retrocessione un giorno diventerà realtà, il Palermo Calcio, nella persona del suo presidente, dovrà acchianare fino al santuario della Santuzza a piedi scalzi, in penitenza. Non basterà per emendare gli errori commessi.

Questo è un campionato alla portata degli scarsi. In altro contesto, saremmo già in B. Se non accade è per la fortuna che, tra penalizzazioni e insufficienze altrui, continua ad aspettare un passeggero che ha smarrito il biglietto di quasi tutti i treni disponibili tra Pescara, Siena, Atalanta, Bologna e diverse occasioni. Un Palermo appena indecente oggi starebbe pasteggiando a cazzilli e champagne per lo scampato pericolo. E' un prodigio che respiri ancora. Perciò, auguriamoci che il gol di Ilicic al 'Massimino' non sia la foto malinconica che celebra una vittoria di Pirro. E incrociamo le dita. Solo la Santuzza ci può.

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