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Miccoli

Tutti i muscoli del Capitano


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fabrizio miccoli, Sport
Sembrava così l'ultimo triste fotogramma. Un'uscita di scena, con le spalle ai sogni e alle speranze, il capo chino sulle scarpette slacciate. E un macigno sul cuore. Invece, guardiamoli ancora i muscoli del Capitano. Si sono messi a pompare adrenalina e voglia, un attimo prima dello schianto con l'iceberg. E il Palermo non è affondato.

Fabrizio Miccoli ha attraversato la partita come un arcangelo vendicatore. Certo, nemmeno questo epico 4-3, odoroso di erba e di riscatto, vendica una finale di Coppa Italia rubata con lo scasso. Ma è dolce vedere la presunzione dei campioni con la sfolgoranti alucce cadute e un allenatore da lavagnetta che non si raccapezza più. Miccoli? Forse non era previsto. Nella lavagnetta di Gasperini non c'era.

Invece c'era, accanto alla porta, per balzare fuori e azzannare. E chissà se Julio Cesar gli darebbe ancora la manona, come è successo nel sottopassaggio. Un saluto cordiale, in cambio di uno sforacchiamento perpetuo. Che amici. Miccoli, testa immensa e profilo minuto. I colossi della difesa nerazzurra non l'hanno visto. Gli è passato in mezzo alle gambe e non sono riusciti nemmeno ad acchiapparlo per il naso. Mentre Del Piero mordicchia le partite, mentre Totti si rotola nella malinconia, a causa di un altro mister da lavagnetta, ecco Fabrizio Miccoli: lo spot migliore del calcio italiano.

E non chiedetevi perché non abbia fatto la carriera che meritava. La scala la sta percorrendo adesso, passo dopo passo, quando non se l'aspettava nessuno. I muscoli del Capitano non tradiscono mai. Specialmente, quello che batte nel petto.

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