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Il personaggio

Pinilla, il goleador triste


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(rp) Ci sono gol che ricordano sportivamente un'esecuzione. Il pallone in rete fa "bum", non è un fruscio di seta, è un colpo di karate alla nuca dell'avversario morente. L'etica del calcio passa tutta attraverso il piede di Mauricio Pinilla, goleador galantuomo e triste. Noi oggi brindiamo alla serena moralità dei colori rosanero. Giustamente. Il rispetto è quel tornare a mezzocampo, con Marassi ammutolito, dopo la rete, senza braccia levate al cielo, con la condivisione del dolore che vibra intorno a te. Ma a parti invertite? Come avremmo reagito a un acuto di Pozzi, nel cuore del "Barbera", con una Samp ipoteticamente salva e un Palermo surrealmente (sfioratevi lo sfiorabile) in B? E' una domanda da porsi nell'intimo del cuoricino, per stabilire se il rigore (non in area) valga per gli altri, mentre ci aspettiamo che per noi ci sia eterna indulgenza.

Sistemato il nodo, onore al Palermo che ha tenuto un aplomb impeccabile, mentre l'antica fierezza di Marassi si scioglieva in lacrime, nel baratro della B. Mentre i pedatori doriani - con la tramontana completamente smarrita - inseguivano i pari rosanero in una indecente caccia all'uomo. E onore a Mauricio Pinilla. A fine partita, il saggio Migliaccio ha detto: "Bisogna sapere vincere, non solo perdere". E Mauricio è stato all'altezza. Dopo avere piazzato in rete il destro della condanna blucerchiata, è tornato mogio al centro del campo. Quasi afflitto per la stessa trafittura da lui medesimo provocata. Chapeau.

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