Live Sicilia

Antonello Cracolici

"La palla di carta era tutto"


Articolo letto 606 volte
VOTA
0/5
0 voti

, Sport
Parliamo di calcetto e ricordi d'infanzia con Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all'Ars. Ma ancor prima di formulare la prima domanda, il presidente dei democratici a sala d’Ercole stoppa la cronista: “Quando giocavo io si giocava a calcio, non c’era il calcetto”.

Si giocava all’aperto, giusto?
“Rigorosamente. Il calcio era concepito solo se giocato per strada”

E i limiti del campo come si stabilivano?
“Le porte erano due pietre, l'altezza della porta dipendeva dal portiere, veniva fisicamente stabilita facendo alzare le braccia al portiere: quello diventava il confine”.

E l’arbitro?
“Non c’era. Ci auto-regolavamo. Il che implicava anche discussioni infinite tra le due squadre per stabilire se un fallo si sarebbe tradotto in rigore o meno. Questo era il calcio a cui sono stato abituato io, dove la dura legge della strada si traduceva anche nel fatto che ci si auto-arbitrava”.

Qual è il suo primo ricordo legato al campo di calcetto?
“La correggo, calcio, non calcetto (sorride, ndr)”.

Ops, dimenticavo. Ma la domanda resta. I suoi primi ricordi?
“A calcio ho giocato praticamente da quando sono nato. Ricordo il periodo delle scuole elementari, erano le prime volte, sicuramente le più intense. Ma non giocavo con la palla”.

In che senso?
“Frequentavo un istituto gestito da suore, lì era vietato giocare con la palla perché noi ragazzi rompevamo i vetri. Si giocava con la palla di carta, legata col nastro adesivo. Altrimenti con una pietra. La mia infanzia è connaturata a questi ricordi”.

L’emozione più grande?
“La mia prima maglia dell’Inter. Era quella col numero 9, quella di Boninsegna, il mio eroe da bambino. Il nome non c'era, non era stampato, ai tempi c’era solo il numero. Ma lui era il mio idolo. La prima emozione, invece, è stato entrare in un campo di calcio vero. Avevo 11 anni, è stato un momento magico”.

Cos’è cambiato oggi a Palermo, rispetto a quella città in cui si poteva giuocare per strada?
“Oggi Palermo è una città più sola, frutto di tante solitudini. Ricordo due strutture attorno alle quali ruotava la socialità nel capoluogo: la prima erano i campi di calcio. Saranno stati una sessantina, in tutte le borgate, allo Zen ce n'erano due, alla Favorita cinque o sei, e poi a San Lorenzo, a Sferracavallo, a Tommaso Natale…”

E l’altra?
“L'altra presenza diffusa erano i cinema, che erano grande strumento di socialità, anche quelli presenti pressoché in tutti i quartieri. Oggi non ci sono più i campi di calcio, al massimo i campetti di erba sintetica, ma non è certo la stessa cosa. Oggi i ragazzi praticano, forse, sport più individuali. Se non stanno tutto il giorno davanti il computer o la play station. Ma la strada resta il luogo che ti insegna a vivere, a conoscere gli altri e anche a saper riconoscere le differenze”.

/web/virtualhosts/sport.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php