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Il personaggio

Da portiere a portiere: Sirigu


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, Palermo, Sport
E' il tremendo lampo di sconforto del portiere. Il gol. Scrisse il poeta Umberto Saba: "Il portiere caduto alla difesa ultima vana, contro terra cela la faccia, a non veder l'amara luce. Il compagno in ginocchio che l'induce, con parole e con mano, a rilevarsi, scopre pieni di lacrime i suoi occhi". Oggi, i portieri non piangono più. Sono a colori. Non in bianco e nero. Casomai scuotono la zazzera. Muovono la manona con irrefrenabile nervosismo. Mandano a quel paese i colleghi di retroguardia, che, a loro volta, ricambiano (il compagno in ginocchio che l'induce). In mondovisione, è sempre più difficile scrollarsi il gol di dosso, con tutte quelle pupille di vampiro, spalancate e le dita altrui maledicenti. Togliersi "la spina rotonda dalla carne" (Jorge Valdano) e camminare in avanti è un atto d'eroismo. Non è il tiro l'epicentro della tristezza. Non è il volo. Quando decolli e già sai che non ti servirà a niente. Non è nemmeno il delicato fruscio della porta, l'avviso sonoro della sconfitta. E' che devi rialzarti. Devi "rilevarti", per andare con Saba. In quel pezzetto di strada dall'orma della schiena che hai lasciato a terra, fino al pallone che ti aspetta quieto sul prato, oltre la riga bianca, impari a crescere. Se ce la fai.

Chi scrive è stato portiere di campetti polverosi e anonimi, niente da ricordare se non nelle foto dell'adolescenza che ognuno salva per sé.  Ho visto portieri affogare nel loro stesso Spleen. L'esperienza minima aiuta a capire lo stato d'animo del grandissimo Salvatore Sirigu, uno che ha tecnica e anima per sfondare, ora imprigionato nella gabbia della sua desolazione sportiva. Un anno di ombre e luci. Tuffi sfarzosi, qualche incertezza. Il bagaglio normale di un campione in crescita.
Domenica scorsa, in una partita che nulla contava, come ti va a prendere gol, il benedetto Tore? Nel modo tragicomico che sappiamo. Rinvio su Dzemaili, carambolaccia e "puf" nel biancore attonito della rete. L'assurdità della situazione ha fatto sì che dimenticassimo il netto fallo di mano del centrocampista di Parma. L'incarognimento di stampa e tifosi cui non par vero di saltare addosso come mosche al capro espiatorio di turno ha scavato il solco. Ed ecco l'immagine di Tore, nella poesia di Saba. Rannicchiato su se stesso (Il portiere caduto alla difesa).
Bene. Eccoci qui, per dirgli che siamo pronti a dargli una mano, come un compagno invisibile, venuto su dall'affetto. Salvatore, adesso rialzati: c'è il Milan. E mostraci gli occhi della tigre.

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