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A sinistra del Sudafrica

La scaramanzia di "Roma ladrona"


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di GIUSTO CATANIA Che strano modo di festeggiare il trionfo italiano contro la Svizzera. Dopo la straordinaria prestazione degli azzurri, si è materializzato il risultato che tutti speravamo… ed invece la stampa italiana, in questi due giorni, si è occupata di altro. Grazie a questo risultato abbiamo già vinto i Mondiali sud-africani.

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di GIUSTO CATANIA Che strano modo di festeggiare il trionfo italiano contro la Svizzera. Dopo la straordinaria prestazione degli azzurri, si è materializzato il risultato che tutti speravamo… ed invece la stampa italiana, in questi due giorni, si è occupata di altro. Grazie a questo risultato abbiamo già vinto i Mondiali sud-africani.
L’1 a 1 era il risultato che Lippi aveva chiesto alla squadra: così era scritto e le previsioni sono state rispettate, sembrava quasi un concorso per ricercatore all’Università.L’1 a 1 era il risultato che volevano tutti gli italiani: è stata la scommessa meno pagata nella storia dei bookies anglosassoni, sembrava quasi un concorso per primario negli ospedali siciliani.
Uno a uno, come nel 1982 e nel 2006. Non c’era altra ragione: la scaramanzia! Altrimenti perché organizzare un’amichevole con la Svizzera se non per farla finire in parità, con un gol per parte, e cominciare a gustare la vittoria del quinto mondiale footballistico tricolore?
Ed invece di gustarsi la premonizione elvetica, le attenzioni della stampa italiana si sono concentrate su  Marchisio e su come ha storpiato le parole dell’inno nazionale. Qualche anno fa si generò una polemica perché i calciatori italiani non cantavano l’inno di Mameli; successivamente qualcuno s’indignò perché erano stonati; ora perché un centrocampista della Juventus, nella solennità dell’esecuzione dell’inno, si permette di imitare numerosi ministri e parlamentari della nostra Patria, quelli che del tricolore amano solo il verde.
E tutti a bastonare questo povero cristo! Non ho particolare simpatia per Marchisio: anzi, ho ricordo di un recente gol che mi ha fatto incazzare… ma non si può stigmatizzare un calciatore per una simpatica goliardata, mentre la stessa espressione è ordinariamente usata da rappresentanti del popolo italiano, pagati dal popolo italiano. Almeno Marchisio è un dipendente di un’azienda privata e non si prende troppo sul serio.
In questi giorni, i calciatori italiani sono stati bastonati più volte: si è disturbato perfino il Ministro degli Interni (uno di quelli che è solito usare seriamente le espressioni di Marchisio) e il Capo della Polizia per zittire Daniele De Rossi. Non ho particolare simpatia per De Rossi: anzi, ho ricordo di un recente gol che mi ha fatto incazzare… ma il centrocampista romanista ha detto una cosa sacrosanta sulla famigerata tessera del tifoso. Perché bisogna schedare tutti i cittadini che vogliono andare allo stadio? Perché considerarli indistintamente potenziali criminali?
Un’iniziativa che non esiste in alcun Paese europeo, anzi è contestata da organismi indipendenti come lesiva dei diritti fondamentali e guardata con sospetto perfino dal Michel Platini, capo dell’UEFA.
Che strano Paese, l’Italia! Si schedano tutti quelli che vogliono andare allo stadio e contemporaneamente si mettono al bando le intercettazioni così da impedire le indagini contro potenti e mafiosi.
Immaginiamo per un attimo un Paese diverso. Invito i miei venticinque lettori a pensare di vivere in un’Italia alla rovescia, in cui Marchisio possa divertirsi a storpiare le parole dell’inno nazionale in occasione di un gioco, qual è una partita di calcio; De Rossi dire liberamente quello che pensa la maggioranza degli italiani e degli europei; il Ministro degli Interni affermare di non riconoscere come Patria un’invenzione geografica chiamata Padania e il Capo della Polizia indignarsi perché senza le intercettazioni è più difficile fare le indagini edarrestare i mafiosi.

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