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Serie A

Con la Juve il Catania
trova il punto e la salvezza


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Una Vecchia Signora gentile e sorridente, tailleur a fiorami di quella eleganza un tantino demodè che sarebbe piaciuta al concittadino Guido Gozzano, consegna al Catania la certezza di restare in serie A, quel che in termini volgarmente tecnici chiamano salvezza matematica. E dopo aver salutato con un inchino, mentre il più sbarazzino dei suoi di nome Buffon Gianluigi si attirava lo scroscio di applausi andando a salutare il pubblico da Giovin Signore, i ventimila del “Cibali-Massimino” e i venti giocatori rossazzurri più il tecnico Mihajlovic, il direttore Lo Monaco ed il presidente Pulvirenti rimanevano inchiodati al proprio posto in attesa del responso di Atalanta-Bologna.
A Sinisa, in piedi dentro il cerchio del centrocampo, saranno tornate in mente le immagini di quel lunghissimo pomeriggio in cui attese assieme ai centomila dell’Olimpico di Roma il verdetto che assegnò lo scudetto alla sua Lazio.
Infine l’altoparlante graccchia: “Atalanta-Bologna uno a uno !” Ed esplode l’urlo liberatorio, partono i giri di campo, le piroette e gli abbracci: la parola salvezza per quest’anno passa più da Catania. Affari altrui.
Uno a uno anche qui, beninteso. Ma per un Catania che ha magnificamente tenuto il campo ed avrebbe abbondantemente meritato di vincere.
Contro i compassati bianconeri, per cinquanta minuti è tornata la squadra che ha battuto Inter, Fiorentina e Palermo: vivace ed organizzata, manovriera e fantasiosa. Ciò, nonostante le assenze dello zigzagante Martinez e dell’andino Llama con due L, che a questo punto del campionato avrebbero sì fatta la differenza e catapultato il Catania ancora più in alto.
Ma accontentarsi bisogna, e le Streghe di Cibali si son tuffate felici nel vecchio lavatorio di Piazza Bonadies, a levarsi la calura e le residue preoccupazioni.
Strigliati dopo la mala figura di domenica scorsa a Livorno, i rossazzurri hanno impedito agli juventini di pensare, se mai pensano. E con Izco centrocampista trasferito all’ala, il Brutto Anatrocccolo Racchiuti baciato dal Principe azzurro Mihailovic e il pericolo pubblico Mascara, stringevano ai cordoni la retroguardia bianconera. Peccato che lo stesso Racchiuti non credesse ai propri occhi di fronte a cotanti spazi lasciati dai supertitolati avversari: ne avrebbe avute di occasioni per passare alla Storia. Ci va invece Silvestre Matias, che nel Catania è quello che una volta si chiamava “libero”, che raccoglie una respinta di Sua Maestà Buffon su testata del “terzino” Potenza Alessandro che raccoglie una punizione tagliata bassa del Mascarino. Minuto 23 scarso.
Silvestre recidivo che sfiora il raddoppio su medesimo loft del capitano ma da sinistra.
Superiorità manifesta contro i tocchettii juventini dettati dallo stucchevole Diego, dove solo l’astuto Del Piero Alessandro le prova tutte e quasi ci riesce se non fosse per le dita protese di Andujar Mariano che ancora aspetta la chiamata di Maradona per il Sud Africa.
Peccato solo che il Catania sappia e debba giocare solo di propria iniziativa e di quel che si chiama ancora “pressing”. Perché l’unica volta che l’insulso Poulsen viene fatto scendere da solo senza contrasto “tanto non sa fare niente” avranno pensato gli incontristi catanesi, indovina una specie di carambola che Marchisio Claudio, uno che fa intravedere buone cose ma non paragonatelo a “Schizzo” Tardelli per favore, spinge in rete.
Nel frattempo Zaccheroni Alberto aveva tolto Del Piero inviando l’inutile Amauri e rendendo ancor più evanescente l’attacco dei torinesi. E così il Catania ripartiva e si giocava mezzo tempo in attacco.
Scintille dal duello tra Cannavaro Fabio capitano della nazionale campione del mondo (lo siamo ancora, oh ragazzi) e Lopez Maxi in odor di nazionale argentina dopo la strepitosa sforbiciata al volo di Livorno che ha fatto il giro del mondo e finirà sul manuali di calcio. Il Fabio ha smuffiato l’odor di pericolo proveniente dall’argentino biondo che maramaldeggiava il malcapitato Chiellini e gli si dedicava personalmente di persona: talvolta venendo fuori alla grande, ma qualche volta rimediando la figuraccia, specie quando il Maxi in limitar di novantesimo sbarella l’intera difesa juventina e si fa placare solo dal super Buffon che salva il pari e l’onore della Vecchia Signora.

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