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Milan battuto 3-1

Il Palermo ne sa
una più del Diavolo


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(R.P.) Ronaldinho chi, il Dentone con i capelli raccolti a coda che ha caracollato come un cavalluccio smarrito per tutto l’agro del “Barbera” concedendo solo un assist-gol a suo compare Clarence?


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(R.P.) Ronaldinho chi, il Dentone con i capelli raccolti a coda che ha caracollato come un cavalluccio smarrito per tutto l’agro del “Barbera” concedendo solo un assist-gol a suo compare Clarence? Huntelaar chi, il centravanti del futuro apparso alla stregua di un esangue fantasma? Il Milan chi, lo squadrone presunto che al “Barbera” avrebbe dovuto accendere le luminarie dei suoi fuoriclasse patentati?
Invece le luci le ha accese il Palermo. Luci al “Barbera”.  Tre fari accecanti negli occhi di Dida e se i rossoneri hanno marcato l’appuntamento con un golletto striminzito, è accaduto su concessione gentile dei rosanero che hanno patito un momento di relax.
Ci ha pensato Fabrizio Miccoli a infiammare tutto un lampadario per chiudere il discorso dopo la rete della speranza meneghina di Seedorf. Controllo in area, palla ad effetto oltre gli incubi di Dida: tre a uno e discorso chiuso. Ma – sia detto per la cronaca e per la verità – il match del “Barbera” non ha mai avuto vera storia. Palermo affamato, ben messo in campo da Rossi e reattivo nei suoi uomini migliori. Milan depresso, rabberciato, con una ciurma di giovanissimi in panchina, Milan sulle gambe.
I rosanero hanno fatto a fette la partita da subito. Nemmeno erano scoccati dieci minuti. Spizzata su angolo, Cesarone Bovo solo soletto sul secondo palo. Facile appoggio oltre il corpo proteso di Dida, mentre la difesa del povero Leonardo intavolava un dibattito dal titolo: di chi era costui? Scarne tracce di reazione avversaria sul taccuino. Giusto un tiro al veleno di Pirlo alzato in angolo da Sirigu, dopo che il medesimo Salvatore aveva bloccato a terra una palla di Huntelaar, sedicente centravanti, e chissà se è stato mai iscritto all’albo della categoria. Altri dieci minuti. Pasticcio in difesa rossonera. Miccoli Lancia Hernandez. Dida non vede, intuisce la rasoiata. Il tuffo è solo di prammatica. Due a zero. A quel punto il Palermo ha dimesso gli occhi della tigre e ha cominciato a giochicchiare, concedendo campo e baldanza ai vecchietti del Diavolo. Principio del secondo tempo, palla filtrante del nerocrinito Dentone, tocco morbido di Seedorf. Gara riaperta? Cinque minuti di panico. Infine ci ha pensato Fabrizinho con lo zucchero appena descritto. Poi, occasioni in serie fino alla fine.
 Il Palermo ha fatto e disfatto, dunque. Ma il Rossi Team, si sa, in casa è un rullo compressore. Avesse la metà del sangue agli occhi lontano dalle mura amiche, sarebbe già in Champions. Rosanero promossi, con note di merito per i suoi campioni. Dall’altra parte si è salvato solo Seedorf: leale e generoso verso la sua bandiera strappata anche nella sconfitta.

TABELLINO
PALERMO
(4-3-1-2) Sirigu; Cassani, Bovo, Kjaer, Balzaretti; Migliaccio (62’ Bertolo), Liverani, Nocerino; Pastore; Miccoli, Hernandez (47’ Cavani) (Benussi, Cavani, Bertolo, Budan, Calderoni, Blasi, Celutska)
MILAN
(4-3-1-2) Dida; Zambrotta (60’ Inzaghi), Oddo, Thiago Silva, Antonini; Gattuso, Pirlo, Jankulowski (78’ De Vito); Seedorf, Roaldinho, Huntelaar

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