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Nel mirino di Miccoli c'è Dante Di Maso
Il "calzolaio" che fece sognare Palermo


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(di Salvatore Geraci) - Il record del calcio che fu e il record del calcio televisivo colorato di quattrini e di popolarità; i gol del pallone che pesava un quintale e i gol di quello ultra leggero con le scritte pubblicitarie; i miti delle vecchie bandiere che nelle squadre invecchiavano e i miti di campioni che appartengono a se stessi e a tutti.

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Il record del calcio che fu e il record del calcio televisivo colorato di quattrini e di popolarità; i gol del pallone che pesava un quintale e i gol di quello ultra leggero con le scritte pubblicitarie; i miti delle vecchie bandiere che nelle squadre invecchiavano e i miti di campioni che appartengono a se stessi e a tutti. Gol poveri e gol ricchi, attaccanti impossibile da paragonare, rabbia e potenza uno, classe finissima l’altro. Di Maso e Miccoli, per esempio. Ha sangue pugliese, come il Romario del Salento, il calciatore rosanero che detiene il record dei gol segnati in serie A, insidiato ormai da vicino da quel fenomeno che si chiama Fabrizio. Dante Di Maso lo realizzò tra il 1949 e il 1954 nel pieno splendore di un Palermo tornato da poco tra le grandi con il principe Lanza di Trabia al vertice e Gipo Viani a guidare la squadra. Anni eroici che il Palermo riscoprirà con l’arrivo di Maurizio Zamparini.

La vita - Dante (1924-2005), stroncato dall’alzheimer a 81 anni, era nato a Torino perchè il padre di Casalnuovo Monterotaro e la madre di Torremaggiore, in provincia di Foggia, decisero di emigrare in cerca di fortuna e di un posto stabile in fabbrica. Papà Di Maso era calzolaio, Dante non permise mai a nessuno di mettere mani nelle sue scarpe, aveva imparato quel tanto sufficiente per aggiustarsele da solo. “Tempi difficili –racconta il fratello Ugo- Dante trovò presto lavoro alla Lancia come operaio e cominciò a giocare nella squadra del dopolavoro. Fu lì che il Palermo lo vide. Ma Dante era conteso dal Toro. A casa siamo tutto granata, anche Dante lo era. E sarebbe finito al Toro senza l’intervento di papà che, in punto di morte, fece un personalissimo testamento: Vai dappertutto, tranne che a Torino. Qualche mese dopo il Torino sarebbe stato cancellato dalla tragedia di Superga”.

Gol e donne - Di Maso a Palermo esplode: dieci gol all’esordio nel 49-50, 15 l’anno dopo, poi chiude in sordina con cinque, sette e tre. L’ultimo lo segna proprio a Torino in casa degli odiati gobbi nella stagione degli spareggi e della retrocessione. Appende le scarpe al chiodo, allena nelle minori, poi comincia il suo declino di uomo prima  di mettere la parola fine ad una vita straordinariamente felice e tragica. Anticipando il grande Best, ala come lui, amava ripetere: “Molti soldi li ho spesi per le donne, gli altri li ho sperperati”. “Non è vero che bevesse –è sempre Ugo a parlare- gli piacevano le donne. Ha amato il calcio alla follia, ma il calcio un giorno l’ha tradito. Non so come e perché. Forse gli spareggi per la retrocessione quando scrissero che il Palermo si era venduto le partite, forse qualche altro segreto scandaloso che si è portato nella tomba, forse la tragica morte del Principe. Ad un certo punto Dante non ha più voluto saperne. Non riuscivo neppure a portarlo allo stadio per le partite del Torino. Cominciò a girare da Cuneo a Ventimiglia, mise su una ditta di trasporti. Forse voleva evadere dalla pazzesca morte della figlia Loredana, nata a Palermo, uccisa da rapinatori a soli 39 anni, nella birreria che gestiva. Una bastonata dalla quale non ha mai saputo riprendersi. Un giorno andò a trovare il Palermo che giocava a La Spezia, non lo fecero entrare. Questo fatto lo intristiva. La stessa delusione che provai cinque anni fa quando Dante morì dopo una sofferenza breve per fortuna perché in ospedale, quando mi dicevano: è suo fratello, stentavo a credere che quello scheletrino fosse Dante, il cannoniere per eccellenza della A rosanero. Telefonai alla segreteria del Palermo per comunicare la notizia: mi risposero in maniera fredda che avrebbero riferito, nessuno si è fatto più sentire”.

Le caratteristiche tecniche - Che calciatore era Di Maso? “Un grande professionista –ricorda il figlio Filiberto dal suo ristorante a Torino-, mai vanitoso mai megalomane. Piccolo e veloce, cercava da ogni parte la conclusione a rete. Nel ruolo di ala destra era il migliore assieme a Cervellati (ndr Bologna). Una volta, alla Favorita segnò un gol in rovesciata. Quella foto è la cosa più preziosa che papà mi abbia lasciato. La nostra famiglia abitava in fondo alla via Notarbartolo e in quelle zone, suo fratello Roberto, conobbe la moglie Maria D’Amico, palermitana che oggi vive a Torino anche se lo zio non c’è più. Di quegli anni papà ricordava il suo rapporto con Lanza di Trabia e i premi di partita. Quando si battevano tre grandi con i soldi del Principe potevamo comprare un appartamento”. “ Dante? –sorride Ninetto De Grandi- Il sottoscritto, Vycpalek e Bronèe i big. Dante era un ragazzo affettuoso come pochi, pulito, sincero ma ignorante da un punto di vista calcistico. Si impadroniva del pallone e voleva fare tutto lui. In tre anni mi avrà tornato indietro un solo passaggio. Però aveva scatto, velocità e coraggio. Dove c’era il pallone c’era lui. Ci credeva sempre. Mi chiamavano Fiordaliso, per l’eleganza, e Principino, perchè amico di Lanza di Trabia, Dante solo testa dura. E’ morto? Non lo sapevo. L’ultima volta lo rividi a Palermo, invecchiato, logoro, irriconoscibile. Mi dispiace…”. E gli dispiace forse che un folletto geniale del calcio miliardario cancelli uno dei pochi record del passato rimasti. E’ la vita.

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