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Serie A

Catania sprecone e spendaccione
Col Siena finisce 2-2


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calcio, campionato, catani, siena, Sport
Ci mancava poco che i ventimila del “Cibali-Massimino” non linciassero Morimoto Takayiuki, Kawasaky scarburato che questo pomeriggio ha destato tanti di quegli ohhh di disapprovazione che lo stesso Mihailovic ha dovuto  farlo uscir prima del tempo per evitargli un concerto di fischi da umiliazione. Con un altro attaccante normale al fianco di un sontuoso Maxi Lopez da categoria  super, sarebbe bastato appoggiar la palla in rete o risponderpe alle sollecitazioni del biondino che si trascinava appresso mezza difesa senese ma guardandosi attorno trovata il deserto, o peggio il nipponico che messo nelle migliori condizioni davanti a Curci Gianluca, s’intimidiva, impappinava e immolava al Sol Levante le più vantaggiose delle occasioni.
Solo questo può giustificare un pareggio che sta strettissimo al Catania come un vestito striminzito di qualche anno fa, tirato fuori dall’armadio per sbaglio ma da ricacciare in fretta e furia nel gomitolo delle vecchie cose di pessimo gusto.
Certo, dall’esterno si legge il risultato e d i due gol segnati. Ma dall’interno si legge vittoria mancata ed inno allo spreco. Quanti se n’è mangiati il giapponese ? Due o tre sicuramente, mica bazzecole. E si piangono le assenze di Martinez e Mascara. Ora se l’uruguayo si è stirato a seguito della strepitosa vela con cui affossò definitivamente il Palermo, il capitano uomo simbolo del Catania sconta troppe assenze per squalifica. Ahi, Mascarino che combini.
Certo, ha sbagliato pure lui, il Maxi, che si è fatto parare un rigore da Curci per eccesso di sicurezza, dandogli il pallone praticamente addosso. Correva il minuto 59, si era sul due a uno: qual miglior occasione per chiudere i conti? Invece anche il biondino sbaglia, capita. Ma s’è riscattato facendo ammattire per 93 minuti i malcapitati difensori bianconeri.
Suo bigliettino di presentazione al decimo. Il palleggiante Biagianti in acrobazia gli serve una volèè che l’argentino controlla saltellante e senza pensarci su infila di esterno destro alla destra dell’incredulo portiere toscano che invece supponeva, come i suoi compagni, che l’argentino tirasse banalmente in diagonale, Segnatura numero 8 per il colpaccio invernale di Lo Monaco. Sarebbe capocannoniere.
Non che il Siena del lungocrinuto Malesani Alberto stesse a guardare, ma l’evidente fluidità della manovra catanese, nonostante il sacrificio del verticalista Izco a destra, li metteva normalmente in difficoltà. Da scintille il duello fra Alvarez Pablo ed il pericoloso Maccarrone Massimo, di alta classe i raggiri del pelato toscano, di scuola ed estro le intuizioni di uno dei tanti argentini rossazzurri, mica uno che ti sta incollato alle costole col pericolo che ti salti sempre. Una volta sola ha funzionato la diagonale proveniente da Rosi Aleandro ed è stato il pareggio di testa in apertura di difesa.
Manco il tempo di mettere la palla al centro che l’ex brutto anatroccolo Racchiuti caracollava in mezzo ai marcantoni toscani, ciabattava su Lopez che serviva il triangolo perfetto a Biagianti Marco toscano di Firenze: strepitoso diagonale e vantaggio ristabilito.
Catania col vento in poppa insomma, fra rigore e gol mangiati. Ma chi sbaglia paga e lo captava il preoccupatissimo Sinisa che inutilmente gesticolava “vai con quello, chiudi là”: cresceva la valanga di errori di disimpegno degli stanchi difensori non sempre appoggiati da un quadrilatero di centrocampo dove stavolta Izco , uno dei protagonisti della rinascita rossazzurra, si muoveva come un pesce fuor d’acqua. Così da un corner regalato giungeva il pareggio di Vergassola Simone, che dicono sia il fratello di quello che canta “Non me la danno mai!”, il quale sintetizzava in rete da fuori area il frutto di una gigantesca mischia dai risvolti osceni. “A me la danno, a me la danno !”, canterà Simone all’invidioso Dario.
E sul finire Malesani si sbracciava con arbitro, guardalinee, quarto uomo e  Grande Fratello per una patatraccata in area del pelato Maccarrone, ma sul rivolgimento di fronte che una volta si chiamava contropiede, per l’ennesima volta Maxi inventa per Takayuti che getta al vento la vittoria fra gli oh oh oh e gli improperi dei ventimila.
Chissà cosa racconteranno al lontano Oriente i giornalisti giapponesi che occupavano gli scranni della tribuna stampa lasciati deserti dagli inviati toscani rimasti a casa per colpa del vulcano islandese: che gli manca il sushi?

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