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Marassi, il traghetto e il... marconista

L'uomo che fermò la nave
per vedere Genoa-Palermo


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derby, genoa, Marassi, palermo, Sport
Mi pare si chiamasse Salvatore, in ogni caso è un bel nome e se lo tiene. Era una di quelle figure mitologiche che si incontrano, quando uno ha la fortuna di raccontare le storie del pallone. L'approccio tra Salvatore (Totò) e il sottoscritto era stato propiziato da quel genio benigno del tifo rosanero e della farmacoepa che risponde al nome di Domenico Simonetti. Il giorno in cui Carlo Verdone entrerà nella farmacia Simonetti in via Roma trarrà spunto dalle facce e dagli eventi per girare il suo capolavoro. Si è mai vista una farmacia in cui malattie e medicine siano proprio l'ultimo dei pensieri?

Ma Torniamo a Salvatore che, molti anni fa, imbarcato da marinaio su un traghetto, si trovò nel porto di Genova. E nel pomeriggio - era domenica - si sarebbe disputata giusto la partita di calcio Genoa-Palermo. Totò, sfegatato tifoso rosanero, azzardò quattro calcoli, con sommo dispiacere scoprì che mai, considerati gli orari della nave, avrebbe potuto concedersi la beata visione della sua squadra in trasferta. Il temerario ultrà dei mari non si perse d'animo e rotta. Andò dal comandante, spiegò la faccenda, toccò tutte le corde dell'umano cuore, chiese di spostare di qualche ora la ripartenza del battello, i passeggeri avrebbero compreso. Cosa non si fa per l'amato Palermo... Il comandante non si scompose. Rispose asciutto: "Se tarda di un minuto, la sbatto in galera". Totò prese atto, ma non si diede per vinto. Comprò lo stesso due biglietti per la partita. Uno per sé, uno per il marconista, perché - pensò lo scaltro Totò - senza marconista la nave non può partire. Dovranno aspettarmi.

Il marconista era un triestino. Niente gli importava del Palermo e, soprattutto, non voleva finire in galera. Il ricordo, a questo punto, si fa incerto circa i mezzi di persuasione utilizzati da Totò per convincerlo. Sa sa solo che, alla fine, si convinse. Entrambi si recarono perciò a Marassi e assistettero alla sconfitta del Palermo. Quando tornarono alla base, con il traghetto in ritardo ormai di ore e i passeggeri inferociti, notarono la ieratica figura del comandante sulla tolda. Era rosso in viso e urlava terribili contumelie al vento.

I due non finirono mai in galera e nemmeno furono licenziati. Così mi raccontò il farmacista Domenico Simonetti e così mi confermò Totò, o come si chiama. Evidentemente Santa Rosalia - protettrice dei palermitani, specie se tifosi - non permise. Ora, se Santa Rosalia può tanto, non dovrebbe esserle troppo difficile propiziare la vittoria del Palermo contemporaneo a Genova, oggi.

Ringraziamo in anticipo.

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