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Catania-Inter 3-1

Clamoroso al Cibali
Anzi, al "Massimino"


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Catania, inter, Sport
“Clamoroso al Cibali”. Anzi, al "Massimino". La voce roca del mitico Sandro Ciotti lassù nei Pascoli del ciel è tornata a far rivivere il colpaccio degli anni sessanta, quello che catapultò “Tutto il calcio minuto per minuto” nella stratosfera dell’opinione pubblica nazionale.
E ieri era sotto la pioggerella marzolina, ventimila stralunati spettatori alla fine si abbracciavano, baciavano, toccavano, stritolavano. Una elegante signora in tailleur color nocciola, mai vista né conosciuta,  mi ha chiazzato di rossetto le guance, emozionata: “Ci voleva”, m’ha sussurrato all’orecchio. E ci voleva sì, anche se da qui al mito ne corre.
“Clamoroso al Cibali” titolo obbligatorio vox populi, reclamato a gran voce verso la tribuna stampa dagli scalmanati “Vip” che abbandonano il loro quotidiano aplomb e si trasformano nei tifosi più scatenati. Ma anche i giornalisti non scherzano. Paonazzo, uno dei più giovani lanciava in aria il computerino come se fosse un pallone e gridava fino all’estremo della voce: “Il cucchiaio, ha fatto il cucchiaio. Quel pazzo ha fatto il cucchiaioooooo!”.
Quel pazzo sarebbe Peppe Mascara, ieri capitano coraggioso ed indomabile, che non solo ha frenato il minaccioso Maicon Douglas, ma ha trascinato la squadra nelle fasi più delicate, incoraggiando pubblico e compagni a non smarrirsi dopo il gol da polli subito al 53’: una difesa completamente aperta che invita Et’o Samuel a passare a Milito Diego che rigrazia e segna. Una sconcertante papera generale che vanificava un primo tempo in cui ai punti avrebbe vinto il Catania.
Ed allora il Peppe da Caltagirone che ti fa ? Ribalta i giochi, prende per mano la squadra e la fa rialzare, rinfrancare, avanzare. Capisce che con quei marcantoni dell’Inter, per giunta in vantaggio, ci vuole ingegno ed inventiva, basta con le geometrie scontate. E ti inventa al 73’uno straordinario capovolgimento di fronte da sinistra a destra, sbalestrando gli internazionali tutti puntati su di lui. Uncina verso l’ordinato Izco che spalanca a destra verso l’irrompente terzino Alvarez Pablo il quale a sue volta  taglia un angolo retto per il biondo Lopez Maxi che spiatteggia al volo in rete anticipando il campione del mondo in carica ancora per poco Materazzi Marco. Pareggio e sospiro di sollievo per quanti si erano già rassegnati ad una mala serata.
Ma il clandestino Mourinho Josè Mario Dos Santos Felix dall’oblò non ci sta e cambia strategicamente da generale che vede bene dall’alto i movimenti delle truppe. Effettivamente la prima mossa gli era andata bene perché l’inserimento di un tale che si fa chiamare Quaresma aveva  un tantino svegliato gli imbambolati e compassati internazionali. Ecco allora la mossa vincente, per il Catania: dentro l’impalpabile Pandev Goran e soprattutto Muntari Sullery. Questi s’era appisolato in panchina e stava pensando ai fatti suoi quando è arrivata la chiamata. Entra e sgambetta immediatamente lo zigzagante Martinez, autentico spauracchio dei difensori mourinhani. Subito ammonito.
Non gira la lancetta di un minuto che Maxi il biondo viene buttato a terra al limite dell’area. Il Mascara calcia una punizione a girare e lui, sempre lo stesso ghanese che stasera proprio non teneva gana di giocare, per farla finita schiaffeggia il pallone. Doppia ammonizione espulsione e rigore sotto gli ohohoh dei supporter della Curva Nord, quella tosta, i quali assistono al più stupefacente, inatteso, incosciente e beffardo cucchiaio finora visto sui nostri campi. Farà repertorio come quel bersaglio da quaranta metri alla Favorita: gli amici palermitani non me ne vogliano, lo cito solo per statistica.
Minuto 81, due a uno, risultato ribaltato. Il povero Beppe Baresi spacciato per allenatore dell’Inter sconsolato; il ministro ‘Ngnazio La Russa, interista dichiarato, fin allora accanto all’amico sindaco catanese Raffaele Stancanelli, che abbandona alla chetichella. Apriti cielo !
Non solo, ma ricomincia lo show di Martinez Jorge l’uruguayo, che i campioni d’Italia non sanno come tenere, trattenere, implorare, accendere ceri. Non riescono proprio a tenerlo. E al minuto 89 recupera una palla persa a sinistra, va verso il calcio d’angolo e gli interisti pensano: da lì dove ti credi di andare ? E lui, Jorge, va, zigzaga, entra in area, si mangia tutti compreso il portiere “messo a sedere” ed incucchiaia la terza segnatura nell’incredulità generale.
Tre a uno finale. Si aprono le danze. Sotto la pioggia migliaia di catanesi strombazzano fino a notte come se il Catania avesse vinto lo scudetto.

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