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Serie A

Il Catania strapazza il Bari
Al Massimino finisce 4-0


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Poker del Catania sul tappeto del “Cibali-Massimino”. Il poker del sabato sera. Chissà da quanto non accadeva, a questo ci penseranno gli statistici. Al massimo in tempi recenti si ricordava qualche tris, ultimo quello rifilato al Parma sempre di sabato, e quasi con le medesime modalità: una squadra aggressiva che fa mancare il respiro all’avversario, imprevedibile perché non ha un giuoco d’attacco lineare con l’attaccante normale messo lì al centro anche perché non ne ha uno vero, divertente e varia nelle soluzioni che quando ci azzeccano affossano il malcapitato di turno prima di raccapezzarsi.
Oggi ad esempio, davanti ad una platea pressoché completa di ventimila spettatori, i pugliesi hanno capitolato di fronte ad azioni manovrate e di respiro, che li hanno sorpresi confusi e battuti.
Migliore in campo, assolutamente imprendibile, imperioso, beffardo, quel Llama con due L Ezequiel Christian che dicono nato in Argentina nel 1986 ma che in realtà proviene dal Perù e dagli altopiani della Cordigliera delle Ande, recapitato a Buenos Aires dal treno funicolare che dai quattromila e passa metri scende giù fino all’Oceano, e viceversa naturalmente sferragliando fin lassù.
Ora guardate quel che ha combinato l’andino al minuto 39: acchiappa la palla in contropiede da un assalto barese, chiama il cambio all’uruguayano Martinez, che gli restituisce un sontuoso tacco, e va via dritto verso la porta di Gillet Jean. A quel punto che farebbe un normale lineare giocatore ? Proseguirebbe in linea retta, no ? E invece che ti fa ? Risale sulla Cordigliera, devia, passa davanti agli esterrefatti difensori pugliesi ed inventa una parabola a rientrare che vola verso l’angolo destro della porta barese. Una segnatura straordinaria che fa esplodere il vecchio “Cibali” modificato “Massimino” e scatenare i tifosi, pure i più compunti, in danze proibite. Da quanto non si vedeva una prodezza del genere ?
Il Bari non è che fosse poca cosa come il poker finale magari farà pensare: si è fatto sorprendere sullo stesso proprio disegno di Ventura Giampiero, qui ben noto e stimato, della intelligenza e dell’allegria. Un bel gioco e schemi chiari a cui mancava stasera il colpo da Ko: più volte Barreto e Castillo hanno tirato, Il 10 si è pure mangiato un rigore al 63’ per un fallo di mano di Capuano giudicato volontario dall’arbitro Peruzzo Sebastiano da Schio, fischiatissimo dai ventimila ed applaudito per scherno dal presidente Pulvirenti che così s’è fatto cacciar fuori. L’ha tirato sul palo ma era destino. Sarebbe stato il 2-1 e chissà, ma le streghe di Cibali, quelle del Lavatoio settecentesco di Piazza Bonadies, in questo giorno 27  avevan puntato i loro emolumenti sui rossazzurri e non potevano sbagliare.
Gira, questa squadra di Mihajlovic, su un’accoppiata di centrocampisti veri e vecchio stampo, dalle giuste movenze ed impostazioni tecnico-tattiche: il geometrico Izco Mariano l’eroe di Torino, ed il toscano Biagianti Marco che pare la copia spiccicata di Lele Oriali-“una vita da mediano”. Il resto lo fanno Llama e cavallo pazzo Martinez, talmente dribblomane che al 90’, a partita vinta sul 3-0 acquisito, s’è messo a giocarsi l’intera retroguardia bianca per regalarsi il quarto punto. Il terzo lo aveva scodellato Kawasaki Morimoto all’81 su lineare lancio dell’architetto Izco. Giapponese che fa quelli difficili e manca quelli facili: doppietta a sua portata, ma lui proprio solo davanti al portiere s’intimidisce e spedisce al Sol Levante.
E’ entrato Kawasaki nella seconda parte al posto del biondino Maxi Lopez codino al vento che oggi una buona non l’ha azzeccata: evanescente, inconcludente, irritante, palla al piede dei brillanti movimenti dei compagni.
E in una giornata di grazia, perfino il rospo Racchiuti si risvegliò principe aprendo le danze appena al 4’ duettando col saggio Izco e infilando un diagonale che inaugurava la mala serata dei galletti. Giocando poi come sa, da vecchia mezz’ala di serie B, s’è meritato il tripudio dell’applauso dei ventimila al momento della sostituzione con Gennaro Del Vecchio, antica conoscenza ed oggetto misterioso.
Nel clima da ovazione finale, gli oh oh e i tuffi sotto le curve, i settanta tifosi baresi nella curva-pollaio degli ospiti, continuavano imperturbabili a sventolare i loro vessilli bianchi e rossi e scandire: “Bari\Bari” come hanno fatto durante tutto l’incontro. Dimostrazione di civiltà.

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