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La morale della favola

Tretiritregol


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cesare bovo, enrico nunnari, javier pastore, juventus, maurizio zamparini, olimpico, palermo, roma, Sport
Ogni tanto - purtroppo - al calcio queste partite servono (ed anche al Palermo). Quali? Quelle dove domini quasi tutta la partita e gli altri si portano a casa i tre punti. Che piaccia o no, si chiama cinismo. Non so voi, ma chi scrive le righe di questo modesto articolo, pagherebbe oro in lingotti per andare a Torino, subire l'arrembata bianconera e uscirsene con tretiritregol, così tuttoattaccato. E' un po' come quando si giudica un gran portiere: se cominci a fare una serie di miracoli in fila, ti scaldi e rendi bene. Ma se sei chiamato dopo 90' di noia alla paratissima, è facile farsi trovare impreparati. E' così sono certe squadre: capaci di soffrire e non vedere la porta per un'eternità, stando rinchiuse nell'orticello della propria metà campo, ma la volta che mettono il naso fuori ad annusare l'erba dell'area avversaria, pem e ti fanno gol. Certo, quattro sono un po' tante di pappine, ma se doveva passare un concetto, che passi bene una volta tanto (e che passi con una "non" diretta concorrente).
Assimilato ciò, poco importa se c'era una spinta su Cassani, se Bovo si sia emozionato davanti il primo amore, se Miccoli abbia indossato le scarpette "quadrate", se Totti abbia continuato a giocare indisturbato "vociando" all'arbitro e se Pastore (nella foto)  sia stato sgambettato fuori area. Importa solo uscire dall'Olimpico con un sorriso. Il sorriso di chi ha capito che giocare da Palermo non significa solo fare champagne. Ma fare a volte solo passito e tretiritregol. Alla salute dell'Europa.

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