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Serie A, gli etnei fanno 0-0 con l'Atalanta

Catania senza idee
Brutto pari al Massimino


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Atalanta, calcio, campionato, Catania, serie a, Sport
E’ questo il modo di celebrare San Valentino? O di scatenarsi nelle bolge del Carnevale? Macchè, i rossazzurri già paghi dei festeggiamenti di domenica scorsa a Roma, hanno preferito anticipare la Quaresima di qualche giorno. E son rimasti oggi a digiuno di gioco, di idee e soprattutto di segnature. Non solo, ma i ventimila del “Cibali-Massimino”, accorsi in gran numero per i biglietti ridotti a dieci euro nelle curve, noncuranti di una nottata intera di cateratte dal cielo, hanno tirato il fiato in gola quando al 92’ il numero 17 atalantino Guarente Tiberio è incespicato in area su contatto di Biagianti e l’arbitro internazionale Strafalcioni anziché la simulazione ha assegnato un fallo a due da brividi, poi risoltosi in un ploff. Infine tutti a dire “è un punto che muove la classifica”, ma la verità è che si è trattato di un brutto pareggio dove nessuno meritava di vincere, anche se gli atalantini (Atalanta? Ma che città sarà mai? Dice che è in Lombardia ma non risulta)  si sono sforzati e concentrati per centrare il bottino pieno, segnando in alcune fasi una certa supremazia, ciccando un palo con una scarpata di Amoruso Nicola e dondolandosi nei pavoneggiamenti dell’altezzoso Doni.
Certo, l’esangue compagine atzoriana avrebbe fatto di tutto per perderla, la partita, mentre l’insieme mihailovicciano è compatto, comanda il gioco ad ondate, par che stia per segnare da un momento e anzi sembrava fatta al 55’: Kawasaki Morimoto oggi scarburato, messo a solo davanti al portiere da un taglio del geometrico Izco, ha confuso il Sol Ponente col Sol Levante ed abbagliato ha tirato in Curva fra gli ohohoh degli stupefatti ultras della Nord. Altre occasioni si susseguivano con l’immissione dello zigzagante Martinez al posto del confuso giapponese: rasoiate, fenditure, sforbiciate  e mischie colossali nell’area di Atalanta, una pressione continua nella seconda frazione sospinte da un caloroso pubblico, ma non bastava.
Stavolta Sinisa infatti non ci ha azzeccato, capita. Il biondo Maxi Lopez, che in settimana ha presentato la bella moglie ai giornalisti, che si è detta “felize di astare aqui a Cathania”, ha i piedi buoni e la testa di velluto ma non una sola volta ha potuto triangolare o duettare con chissacchì. Lotta e corre, il biondino col codino, si sbatte, becca perfino il suo primo cartellino giallo italiano. Però ha bisogno di compagnia, mica può passare il tempo laggiù da solo a smorzare i lanci lunghi, no? Né obbiettivamente potrebbe dialogare con l’insulso Racchiuti l’ex giocatore di serie B incaricato di illuminare e guidare la manovra al posto di Lama con due L che dicono squalificato e che si è andato a ritemprare nel Perù. Ne avesse azzeccata una ma una: manco un passaggetto laterale, ha indovinato il Racchio, pur inserito in un quadrilatero Capuano-Mascara-lui e Lopez dove sarebbe bastata una sola trama lineare per arrivare al gol, mentre gli atalantini di Atalanta mostravano limiti e scompensi.
In un terreno per metà impantanato e l’altro a dosso d’asino,  dove saltellavan come grilli solo Peppe Mascara da un lato e Valdes Viva Zapata dall’altro versante, col sole che pareva aspettasse il fischio d’inizio per far capolino, il Catania sprecava una buona occasione per distanziare i rivali e salirsene un po’ più su in classifica: è mezzo vuoto il bicchiere di questo pomeriggio come con l’Udinese fu mezzo pieno. Alzan infin le braccia al cielo quelli di Atalanta: per loro è mezzo pieno ed andranno a brindare nella loro misteriosa città lombarda, forse nascosta dalla nebbia. Per il Catania quaresima e digiuno.

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