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Bilancio sul mercato rosanero

Sabatini, reo o innocente?


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Walter Sabatini è un uomo intelligente e di buone letture. Se non fosse diventato direttore sportivo, avrebbe compiuto altre imprese degne di nome, magari come narratore. Un passato da calciatore tutto talento e incompiutezza e una passionaccia arrabbiata per il pallone lo hanno condotto prima alla corte di Lotito, poi nel cuore del regno zampariniano. Mia nonna avrebbe detto: "Mischinu, chi fici di male?".
Ogni tanto si incazza, come è normale per la categoria, quando entra in fibrillazione.Ma si incazza sempre meno di Rino Foschi, che era l'indiscusso campione del mondo del cazziatone telefonico al cronista. Sabatini è un finto rude. Quando mi raccontò della morte di Renato Curi, suo compagno di squadra,  vibrava di intensa commozione. C'era anche quel po' di scena sapiente che tutti noi mettiamo nel descrivere le emozioni che ci hanno morsicato il cuore. Ma c'era anche pietà per il compagno sfortunato e l'eco di una lacrima trattenuta per tanti, troppi anni.

Walter Sabatini, secondo molto popolo rosanero, è sul banco degli imputati per una campagna di riparazione non trionfale. Lui, a Calciomercato.it, si è difeso così: "Abbiamo fatto quello che ci serviva. E' ovvio che il nostro mercato va considerato per la funzionalità che rappresenta nel momento in cui lo facciamo. E' anche evidentemente che non possiamo esibirlo come un mercato di primissimo livello, infatti tutti i giornali e i siti, compreso il vostro, lo bocciano. Questo lo capisco, anche perché non abbiamo assecondato le fantasie popolari". Ecco, un'altra qualità del direttore sportivo rosanero è la capacità di parlare chiaro, senza blandire. Quesito: lo assolviamo o lo condanniamo? Questa corte monocratica rappresentata dal sottoscritto lo assolve, pur rispettando gli altri pareri. Zampa regna sovrano e tiene i cordoni della borsa. E' lui che stabilisce l'impronta del mercato. Secondo quelle linee guida, nessuno probabilmente avrebbe fatto di più. Ma io assolverei Sabatini, sempre e comunque, e forse sono di parte. E sono di parte perché, secondo me, Sabatini è uno che conosce il suo lavoro. E poi ha umanità, caratteristica non richiesta dalla sue parti.

Ricordo benissimo il colore straziato dei suoi occhi, quando mi narrò del povero Renato Curi, morto su un prato di calcio a ventiquattro anni. Era la domenica di Perugia-Juve. Era il giorno del pallone, del riposo e del Signore.

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